Piazza di Montecitorio, 26 gennaio ore 14. Questa la cornice scelta dal Comitato “Giornalisti senza tutele: altro che casta” per inviare un forte messaggio contro lo sfruttamento del lavoro precario al Governo Monti. E per dire no a tutte le mafie. Quelle che hanno costretto il collega Giovanni Tizian, autore di Gotica, libro sull’infiltrazione della ‘ndrangheta al nord, ad essere sotto scorta dallo scorso dicembre.
Per un giorno, la sua scorta saranno i suoi colleghi cronisti. Gli stessi che ogni giorno vedono mortificati talento e professionalità per 4 euro al pezzo. Il comitato, costituito dal coordinamento dei precari romani di “Errori di stampa” e dai free lance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana, vuole rivendicare con forza l’attenzione, da parte del governo, sui tempi del precariato giornalistico, ormai ai limiti della decenza.
Non ci può essere libertà d’informazione senza la garanzia della dignità lavorativa e personale di chi ogni mattina si alza e a fronte di durissimi sacrifici, manda avanti la macchina dell’informazione italiana. 24mila sono i precari in Italia, a fronte dei 19 assunti. Un esercito che produce più della metà dell’informazione, ma che non ha nessun diritto. Non si sono ferie, non c’è malattia e maternità per i “lavoratori a pezzo”. Per questo il comitato ha indetto il sit-in di giovedì: per chiedere al Governo che venga approvata la legge sull’equo-compenso e per proporre al nuovo sottosegretario all’editoria di portare avanti l’iniziativa legislativa con la quale si volevano destinare i fondi all’editoria solo alle aziende che non sfruttano il lavoro precario. Per un giorno le luci dell’informazione saranno accese sui precari. Sulle loro lotte e sulla passione che li fa andare avanti nonostante tutto. Nonostante la mafia e il caporalato degli editori.
V.C.








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