Siamo tutti Rossella Urru – Diffondete, importante

17 Feb

Abbandonata. Dimenticata. Da 117 giorni nelle mani di un gruppo armato che la tiene in ostaggio da qualche parte laggiù, nel sud-est dell’Algeria. E’ lì che Rossella Urru, 29 anni, cooperante italiana, è stata rapita da un commando la notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso. In quelle terre devastate da guerra e miseria, Rossella si occupava di rifornimenti alimentari per il campo profughi Saharawi di Rabuni traboccante di donne e bambini allo stremo.

Le ultime notizie che si hanno di Rossella risalgono a dicembre quando un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya ) ha rivendicato il rapimento. Da allora più nulla. Silenzio. I media e il mondo politico sembrano assolutamente disinteressati. Forse perché non fa audience, forse perché non porta voti.

Unica eccezione il Tg3 che ha inserito un banner che campeggia nella parte alta della sua homepage. “Lo terremo fino alla liberazione di Rossella Urru – scrive Silvio Giulietti della redazione Internet – vi invitiamo a segnalare all’indirizzo mail tg3net@rai.it tutte le iniziative di cui venite a conoscenza utilizzando come oggetto del messaggio la dicitura “Rossella libera”. Le pubblicheremo”

La storia di Rossella è quella dell’Italia migliore, dei tanti italiani che lasciano il nostro Paese e decidono di dedicarsi agli altri in ogni parte del mondo. Senza guadagnarci nulla: per amore, per passione nei confronti dell’altro e lontani da ogni clamore mediatico.

Con questo appello chiediamo ai media di dedicare spazio alla storia di Rossella, di renderla nota all’opinione pubblica. Chiediamo al governo e al mondo politico di attivarsi per la sua liberazione. E la stessa richiesta la rivolgiamo alla Rai, agli autori e ai conduttori di Sanremo 2012 affinché, anche dal palco del Festival, venga rilanciato un messaggio di attenzione e sostegno nei confronti di questa nostra concittadina: Rossella libera.

MassimoMalerba

L’appello di Geppi Cucciari dal palco di Sanremo

Spazio del Tg3 dedicato a Rossella Urru

Altre info sul sequestro di Rossella sul sito di Articolo 21

Storia di Sauro, licenziato in tronco per (inesistenti) “motivi economici”

22 Apr

“Devo riavere il lavoro. Non posso permettermi nè aggiustamenti, nè transazioni, nè compromessi. Devo riavere il lavoro”, ripete Sauro Certini mentre al presidio, organizzato dai suoi colleghi e dal sindacato alla stazione della tramvia di Firenze, continuano ad arrivare decine di persone e tante bandiere di sindacati e associazioni locali che sostengono la sua lotta per riavere il posto.

Sauro ha 36 anni e da un oltre un decennio lavora alle Autolinee Toscane: un lavoro che ama e che consente la sopravvivenza sua e del fratello disoccupato che, dalla scomparsa di entrambi i genitori, vive grazie allo stipendio di Sauro. Qualche giorno fa, però, l’azienda gli recapita una lettera: sei licenziato. Tutto questo senza alcun preavviso e senza alcuna consultazione con i sindacati. A Sauro crolla il mondo addosso: il mutuo da pagare, il fratello disoccupato. Una tragedia. Ma quello che a Sauro e al sindacato che lo sostiene appare davvero inaccettabile, in un’azienda che di fatto fa servizio pubblico, è la motivazione del licenziamento: motivi economici.

“E ‘un esempio di quello che succederà in seguito alla riforma del lavoro a firma Fornero – spiega Alessandro Nannini, rappresentante sindacale – il caso di Sauro deve far riflettere tutti sul significato che ha privatizzare beni comuni come il trasporto pubblico. Nessun confronto, nessuna controparte, nessuna possibilità di ricorso al giudice nè obbligo di reintegro. Solo un bel licenziamento in tronco, coperto da una motivazione del tutto generica come i motivi economici”.

Il sospetto è che dietro i “motivi economici” si nasconda una volontà discriminatoria dell’azienda. Sauro infatti tutto il suo tempo libero lo dedica agli altri, alle battaglie sociali, come quelle a difesa della democrazia e dei beni comuni. Quegli stessi beni comuni di cui il trasporto pubblico dovrebbe far parte e che invece a Firenze, nell’azienda in cui Sauro lavorava, è stato di fatto svenduto ai privati.

Sauro è stato anche tra i promotori del No-B-Day, la manifestazione che si è tenuta il 5 dicembre 2009 a Roma per chiedere le dimissioni di Berlusconi.

Anche noi di Post Viola ci uniamo alla richiesta del sindacato: Sauro va reintegrato subito. Seguiremo attentamente gli sviluppi della vicenda. Solidarietà a Sauro.

Imbavagliato con nastro adesivo dalla Polizia sul volo per Tunisi – Foto shock

18 Apr

Sul volo per Tunisi il fotografo Francesco Sperandeo si imbatte in un cittadino tunisino “riaccompagnato” a casa dalle autorità italiane. L’uomo è legato e con la bocca sigillata da un nastro. Sperandeo prova ad intervenire ma viene ricacciato al suo posto ma fa in tempo a scattare la foto (sotto) e la pubblica sul suo profilo Facebook accompagnandola con una breve didascalia:  “Guardate cosa è accaduto oggi sul volo Roma-Tunisi delle 9,20 Alitalia. Due cittadini tunisini respinti dall’Italia e trattati in modo disumano. Nastro marrone da pacchi attorno al viso per tappare la bocca ai due e fascette in plastica per bloccare i polsi. Questa è la civiltà e la democrazia europea. Ma la cosa più grave è stata che tutto è accaduto nella totale indifferenza dei passeggeri e alla mia accesa richiesta di trattare in modo umano i due mi è stato intimato in modo arrogante di tornare al mio posto perché si trattava di una normale operazione di polizia… Normale??? Sono riuscito comunque a rubate una foto! Fate girare e denunciate!”

 

Licenziate 76 lavoratrici di Autogrill: Benetton ripensaci – Appello, diffondete

16 Apr

Gentile signor Alessandro Benetton,

E’ notizia di questi giorni l’improvviso licenziamento di 76 lavoratrici da parte di Autogrill, società controllata dalla sua famiglia e di cui lei è consigliere di amministrazione. Molte di queste persone, lasciate senza posto di punto in bianco, lavoravano in azienda da più di 20 anni e difficilmente troveranno una nuova collocazione in un mercato già fortemente penalizzante per le donne, a maggior ragione se adulte. Per molte di loro, l’impiego in Autogrill rappresentava l’unica fonte di sostentamento, l’unico modo per garantire una vita quasi dignitosa alla propria famiglia, per far fronte alle spese di affitto, per garantire continuità scolastica ai propri figli.

Senza voler entrare nel merito delle politiche aziendali, che rispondono ovviamente a logiche industriali e di profitto, viene da chiedersi: era proprio necessario, in un momento così drammatico per il Paese, il licenziamento di 76 lavoratrici a fronte di utili imponenti, come testimoniano non solo i vostri bilanci ma anche anche l’entità del compenso – 2,86 milioni di euro, ad esempio, nel 2009 – percepito dall’amministratore delegato, Gianmario Tondato Da Ruos? Non si pone in un momento in cui tutti i cittadini vengono chiamati a fare sacrifici un problema di responsabilità sociale delle imprese? Non sarebbe più giusto accollarsi, ciascuno secondo le proprie possibilità e le proprie responsabilità, i costi di una crisi che tanti drammi sociali sta producendo nel Paese?

Con quest’appello, che crediamo interpreti il sentimento dei cittadini nei confronti di questa vertenza che tanto interesse ha suscitato nel web, vorremmo sollecitarla ad individuare una soluzione che garantisca la sopravvivenza di queste famiglie e il ritorno al lavoro delle vostre 76 dipendenti.

Siamo certi che lei non negherà una risposta.

Il popolo viola – L’Isola dei Cassintegrati

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Per saperne di più: Il gruppo Benetton raddoppia i licenziamenti di Autogrill

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