Una mattina mi sono alzato per andare al lavoro e sono morto

28 Mag

Caro Popolo Viola,

ieri mattina mi sono alzato, ho infilato di corsa le scarpe da lavoro, ho fatto una colazione veloce e sono passato a salutare i miei due bimbi, Simone e Carlotta, rispettivamente di 7 e 9 anni. Un altro giorno in cantiere, il lavoro è duro, la paga di 1400 euro però mi è sufficiente per le vicissitudini mensili. Mia moglie dice che è tutta colpa di Eva, mangiò la mela e condannò l’umanità a dolori e sofferenze.

Prendo l’autobus che passa a circa cinquecento metri da casa, alle 6.30 e lo stesso al ritorno verso le 16.30. Vado a lavoro e so che tornerò con la consapevolezza di aver fatto il necessario per la mia famiglia, tornerò a casa felice e fiero.

Ricordo la mattina di ieri un po’ confuso. Ricordo bene il viso colmo di sonno delle mie due gioie, quello di mia moglie e la coda frenetica del mio cane. In cantiere ho salutato i miei colleghi, mi sono rimboccato le maniche e via a sgobbare.

I miei ricordi si fermano in un preciso momento; eravamo in tre, abbiamo assicurato una lunga corda intorno ad una tonnellata di tondini di ferro. Il braccio della gru su un paesaggio di nuvole si avvicinava. Il moschettone dondolava nel cielo; Carmine ridendo lo afferrò in modo buffo, come se quella fosse una liana dalla quale potesse per un attimo librarsi in volo. Il moschettone e la corda furono agganciati, io ridevo ancora per il gesto ridicolo di Carmine. Io ero l’unico che rideva. La gru tirò il carico; si sollevò rapidamente. Mi accorsi tardi che qualcosa era andato storto, solo quando vidi i miei colleghi che accorrevano verso il mio corpo che ahimè ormai aveva lasciato libera la sua anima.

Si caro Augias! Una mattina mi sono alzato per andare a lavoro e sono morto. I funerali sono forse stati più tristi della morte stessa. Un gruppetto di persone che dice addio ad un padre, uomo di 36 anni, morto per 1400 euro al mese. Morto per essere andato a lavoro.

Ma tutto ciò non mi preoccupa, va bene così, è andata e non si torna indietro.

Quassù ho incontrato dei ragazzi che sono morti anche loro svolgendo il loro lavoro, consapevoli però, a differenza mia, del rischio intrinseco, rischio economicamente ripagato. Erano felici a differenza mia, erano in terra morti come eroi, avevano avuto addirittura il funerale di stato con tanto di parata e di spari nel cielo.

Allora dov’è la differenza? La mia inconsapevolezza e la mia povertà, nello svolgere un lavoro che mi ha condotto alla morte, dovrebbero darmi il diritto se non addirittura la precedenza al tricolore sulla bara, il diritto di vedere mia moglie ed i miei figli ringraziati dalle massime autorità di quello stato che lascia inerme i suoi lavoratori morire sotto una tonnellata di ferro.

La differenza in realtà io la conosco, quassù l’ipocrisia non esiste, è la politica; la morte di un lavoratore non scuote gli animi, ma la morte di un soldato si, dà e toglie voti, bisogna gestirla nel modo migliore.

Giorgio

10 Risposte to “Una mattina mi sono alzato per andare al lavoro e sono morto”

  1. Marco B (~M~) maggio 28, 2010 a 4:57 pm #

    No la differenza è piuttosto che, in maniera paradossale, muoiono molti meno soldati che operai. La morte di un lavoratore, per ragioni di gelida statistica, è dunque assai meno eccezionale quindi meno
    degna di menzione, sempre ovviamente per questa logica orrenda.
    Inoltre la mancanza di dispositivi di sicurezza è un nemico troppo impalpabile per indirizzarvi contro efficacemente il proprio odio, i talebani o i terroristi invece funzionano molto meglio da bersaglio da detestare

  2. carla maggio 28, 2010 a 5:10 pm #

    che tristezza,che tristezza che anche dinanzi alla morte ci siano delle “classi di appartenenza”, come se il dolore dei familiari,delle mogli, dei figli, delle madri,non sia lo stesso,è lo stesso dolore ,quello dei familiari del lavoratore morto in patria e quello del soldato morto per la patria,non è così,il soldato è anche lui un lavoratore che sceglie di andar lontano,ma non lo fa “per la patria” lo fa per il lavoro,allora sono uguali, in vita ed in morte sono uguali, due lavoratori che muoiono sul posto di lavoro,solo che uno sarà celebrato come un eroe, l’altro sarà solo un numero in più nella lunga lista dei morti sul lavoro.

  3. Marco maggio 28, 2010 a 5:37 pm #

    Possiamo interrogarci sul senso dei funerali di Stato e sulla differenza tra morti in guerra e morti sul lavoro, che è effettivamente stridente. Però, mi sembra del tutto fuori luogo parlare di soldati “felici” della loro morte, perché morti da eroi. Anche perché sanno tutti che non c’è niente di eroico nel perdere la vita su una mina mentre si è di pattuglia.

  4. Enrica maggio 28, 2010 a 6:59 pm #

    E’ terribile, ma è vero. Gli “Eroi” muoiono “per al patria” prendendo il triplo di quello che prendono i “normali morti” sul lavoro.
    Ma suvvia! solo 2 du 50 ci andranno con un vero ideale da difendere, gli altri lo fanno come mercenari, un lavoro come un’altro,perchè non cen’è.

    Chi va fuori con un fucile rischia di morire, e lo sa, ma ci va.
    Chi va a lavoro senza un fucile rischia di morire,e lo sa, ma ci va.
    Le uniche cose che li differenziano sono: un fucile e il salario.

    Avoja a sbrodolare lodi di eroismo. Molti scelgono solo il lavoro piu remunerativo, tanto, sia in italia che fuori, sul lavoro si muore, sia con fucile che senza.

  5. tonia maggio 28, 2010 a 7:46 pm #

    La differenza consiste nel fatto che l’Eroe Operaio sa di procurarsi da mangiare senza dover sopprimere altri esseri umani. Sostanziale!

  6. Antonio Calzo maggio 29, 2010 a 12:22 pm #

    IN ITALIA PER SCORAGGIARE IL MALAFFARE CI VORREBBE LA PENA DI MORTE PER GLI ASSASSINI CRIMINALI INCALLITI (COSI’ SI RISPARMIEREBBE ANCHE CON LE SPESE CARCERARIE E GIODIZIARIE); A MENOCHE’ NON SI PENTANO E COLLABORINO CON LA GIUSTIZIA; MENTRE INVECE PER I LADRI, I FURBI E GLI EVASORI FISCALI CI VOOREBBE L’ERGASTOLO, CON FORTI SCONTI DI PENA ED AGEVOLAZIONI PER CHI SI PENTE, RESTITUISCE IL MALTOLTO E COLLABORA CON LA GIUSTIZIA.

    • lia masi maggio 31, 2010 a 8:41 am #

      no,la pena di morte no!

  7. Sergio Arienzo maggio 30, 2010 a 7:01 am #

    Ricordate il “mai più” di napolitano in occasione delle tante morti sul lavoro? E’ stato fatto qualcosa? NULLA. Purtroppo quella che manca è la solidarietà tra lavoratori. Se ad ogni morte sul lavoro seguisse uno stop generale immediato di tutti i lavoratori qualcosa si farebbe.

  8. Anna Rita maggio 30, 2010 a 10:35 am #

    Non condivido quello che dice Sergio, per un semplice motivo, per come vanno le cose in Italia non è così semplice fermare il lavoro e far finta di niente, almeno parlo per i privati, perchè il datore di lavoro l’unica cosa che ti sa dire è che c’è la fila di persone che vogliono lavorare. Per cui se non ti sta bene, te ne puoi anche andare o ti mettono nelle condizioni di andartene.
    Purtroppo è successo e sono sicura che succederà sempre!!

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  1. Una mattina mi sono alzato per andare al lavoro e sono morto « - giugno 4, 2010

    […] Giorgio da il Post Viola […]

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