Quello sporco centesimo

5 Giu

Oggi ho trovato il coraggio di mettere le mani in tasca: quattro euri e settanta in tutto, più quel maledetto pezzo da un centesimo che mi porto dietro da due mesi: secondo me porta sfiga, devo liberarmene. L’ho avuto in resto da quel pidocchioso del fruttivendolo, un pomeriggio di maggio che m’ero deciso di comprare un po’ di contorno per sera. Mezzo chilo di pomodorino, grammo più grammo meno, da accompagnare al solito tonno dell’hard discount. Una vera schifezza, nel complesso, ma quel tocco di rosso nel piatto mi rende euforico. Quattro euri e settantuno centesimi e un’estate davanti. Il palazzo è deserto dopo la partenza dei Morandi, gli inquilini del primo piano. Nel pomeriggio, rientrando a casa,li ho incrociati nel cortile e ho chiesto loro dove andassero in vacanza. “Ma niente di che, due settimane in campeggio tra Puglia e Calabria”, mi ha risposto il Morandi infilando una tenda nel cofano. Poveracci, quasi mi fanno pena. Come quegli altri del terzo piano, i Rocchi. L’altra mattina li becco all’uscita dell’ascensore, scortati da un paio di trolley possenti: “Quest’anno ci è andata male, la crisi si sente!”. Embè? Dove andate in vacanza? “Parsimonia, mio caro, parsimonia: sfumata l’America, si va in Portogallo. Vacanza low cost!”. Mi viene in mente il mare mentre allineo le monete sul tavolo come fossero le fiches di un giocatore che si appresta a fare l’ultima puntata. Chiudo gli occhi e sono al casinò di Montecarlo, davanti alla roulette: punto tutto sul rosso, senza esitazione. O la va o la spacca. La roulette continua a girare da un pezzo e quando mi sveglio è già il tramonto e le monete sono ancora allineate sul tavolo. Quattro euri e settantuno centesimi, non si scappa. Decido di uscire, c’è caldo, ho bisogno d’aria, di spazi grandi, aperti. Cammino per una buona mezz’ora e alla fine raggiungo la piazza e mi siedo ai bordi della fontana illuminata. Attorno a me nessuno, silenzio. Metto le mani in tasca e cerco il centesimo, il pezzo più piccolo. Chiudo gli occhi, dando le spalle a Fontana di Trevi, e lancio la monetina. Il mio desiderio? E’ sempre lo stesso ma lo formulo chiaramente per non rischiare che non si avveri: voglio un lavoro. Poi riapro gli occhi e Fontana di Trevi non c’è più. In compenso, il mio centesimo brilla come una stella cadente sulla base della fontana. Vado via col cuore alleggerito al pari della mia tasca. Quanti altri desideri posso esprimere con quattro euri e settantacentesimi.

M.

17 Risposte to “Quello sporco centesimo”

  1. ida giugno 5, 2010 a 1:03 pm #

    una grande emozione, rabbia , delusione e voglia di vivere, di riuscire, di superare gli ostacoli di ri-vivere sempre, comunque…e nonostante tutto…mi rivedo moltissimo nelle tue parole…

    la parte che sento a me più vicina è : “Mi viene in mente il mare mentre allineo le monete sul tavolo come fossero le fiches di un giocatore che si appresta a fare l’ultima puntata.”

  2. MissXD giugno 5, 2010 a 1:05 pm #

    Purtroppo così tante persone vivono così e questo sarà il futuro di molti di noi giovani…
    Comunque complimenti all’autore del pezzo, è splendido *.*

  3. Domenico Levi giugno 5, 2010 a 1:18 pm #

    Sì, è bello leggere qualcosa che parli non solo alla testa, ma anche all’anima… quella che ci accomuna nel tirare alla fine del mese, ma che dico? oramai si tira al venerdì di ogni settimana lavorativa… naturalmente per chi un lavoro l’ha ancora.

    Desolante l’immagine del disgraziato che getta il suo centesimo nella fontana di Trevi, anche perché oramai anche per esprimere un desiderio ci vuole almeno un euro (!!).

    Spero di leggere altri bei pezzi come questo. grazie M.

  4. Daniela giugno 5, 2010 a 1:22 pm #

    Meraviglioso hai espresso perfettamente la condizione e lo stato d’animo di molta gente, parli di te, ma racconti anche di me e di centinaia di migliaia di persone. Io? Io sono un’insegnante precaria con contratto al 30 giugno prorogato di 15 giorni per la maturità, ma poi mi aspetta la stessa estate di M.

  5. z01na giugno 5, 2010 a 1:24 pm #

    bellissimo, però non saresti mai stato solo in quella piazza, siamo talmente tanti che forse ci sarebbe stata una festa di piazza, coi bonghi e qualche punk a bestia che fà giocoleria. con tre euro ti compravi il panino con la salciccia e coi rimanenti una birra. quel centesimo lo dovevi mettere in qualche barattolo, oppure in una bottiglia e poi la facevi tutta colorata e la rivendevi a qualche mercatino di cose etniche e artistiche. ci alzavi altri tre euro e un’altra giornata era passata. Affankulo le maldive o il portogallo. Ci sta ostia per il mare. Affankulo sto paese di merda fatto di mafiosi e sfruttatori. Riprendiamoci il diritto di vivere!

  6. Aurora giugno 5, 2010 a 1:29 pm #

    io il lavoro ce l’ho, è il mio, me lo sono sempre fatto da me (lib prof), ma siccome l’ho sempre fatto “in scienza e coscienza” sono ormai anni e anni che mi conto le monete in tasca. E l’altro ieri è stato brutto dover scegliere tra l’antibiotico, le sigarette e un po’ di cibo. Per stasera, ho anche del latte a lunga conservazione, in casa.
    Per fortuna, domani vado a mangiare a casa di mia figlia, che non sa nulla di tutto questo.
    Chissà se la settimana prossima ce la faccio a comperare anche qualcosa di pietanza, ma fino a che avrò pasta e un po’ d’olio non mi preoccupo.

  7. carla giugno 5, 2010 a 1:41 pm #

    bellissimo, rispecchia lo stato d’animo di molti italiani, in questo buio e triste periodo,mi ci ritrovo perfettamente, compirò 52 anni la prossima settimana, sono rimasta vedova 9 anni fa, proprio il giorno del mio compleanno,ritrovarsi da soli di punto in bianco,ricominciare da capo non è semplice,devi sopravvivere con una pensione di reversibilità di 550 euro,ma non sei sola, c’è con te anche tuo figlio.Trovi un lavoro e pensi di riuscire a farcela, ma poi..il contratto non ti viene rinnovato, e tu hai più di 50 anni…e non ti assume nessuno,ma non assumono neppure tuo figlio che ha 28 anni,perchè dicono “non ha esperienza”…cosa ti resta da fare quando non riesci a pagarti l’affitto e le bollette?…
    Al tg1 dicono che 30.000.000 d’italiani sono pronti ad andare in vacanza…..ma al tg1 dicono anche che i terremotati Aquilani”facevano il campeggio quando stavano in tenda….
    Devo buttare anche io quel centesimo che ho trovato per strada,porta sfiga….

  8. Greta giugno 5, 2010 a 2:58 pm #

    Caro M, mi hai commosso. Hai reso con leggerezza e delicatezza il senso di delusione e solitudine che attanaglia tanti di noi in questo momento. Grazie

  9. francesco lo manto giugno 5, 2010 a 2:58 pm #

    bellissimo, ma per vittorio feltri questa gente non esiste…
    veramente emozionante…

  10. lucia giugno 5, 2010 a 3:29 pm #

    grazie, mi hai commosso…

  11. Daniele giugno 5, 2010 a 3:40 pm #

    NO! NO! NO!
    Perdonami ma la tua è una Scelta anzi, una Non Scelta!
    L’unico coraggio che hai trovato è stato di assicurarti che in tasca avessi “il permesso” per la dose quotidiana di autocommiserazione!

    Ho 33 anni e lavoro da quando ne ho 13.
    Ho fatto di tutto e mai “soldi facili”.
    Lotto tutti i giorni per il mio attestato di Laurea.
    Due lavori saltuari e arrotondo mettendo mano ai motori ma quando serve Cerco e Lavoro!
    Vivo a Roma e sicuramente non a mezz’ora di passeggio dalla “Fontana”.
    Pago puntuale il mio affitto, più imponente di un mutuo e più copioso di molti attuali stipendi medi, ad un’ente mafiosa ma benedetta dallo Stato.
    Convivo con un altro ragazzo, si dividono le spese e si fanno mille compromessi.
    Sono uno come tanti e come tanti
    ho chiare le mie motivazioni e so quanto valgo così come conosco i miei “perchè?”, i miei dubbi e la mia rabbia
    ma so per certo che le mie forze arrivano da dentro me e non da una fontana o una roulette.
    Tu hai solo smesso di lottare per iniziare a piangerti addosso!

    • babette giugno 5, 2010 a 4:09 pm #

      Questo è l’unico decente post che ho letto riguardante questo articolo…e se non ci fosse stato avrei scritto io qualcosa di molto simile.Leggendo articolo e post ho trovato solo una gran autocommiserazione tristezza e pessimismo nelle persone che hanno scritto.Ma ragazzi guardatevi attorno,è vero che la vita è dura,spesso ingiusta e ci sono tante schifezze ogni giorno da affrontare ma è altrettanto vero che la vita è una e unica,abbiamo la possibilità di viverla o buttarla nel water,ma per favore affrontiamola!Ve lo scrive una che a 41 anni stà lottando contro la morte ogni giorno con compagni di vita farmaci e varie,vive con una pensione di invalidità da miseria ma che quando la mattina apre la finestra e guarda fuori respira a pieni polmoni la natura che mi stà attorno,apprezza il canto degli uccelli all’alba,se la colazione non è al bar chi se ne frega và bene quello che c’è e a volte anche quello che non c’è ,ragazzi la vita è UNA e se vi guardate intorno non c’è solo buio ma anche la luce che tante persone non vogliono vedere per troppa fatica da fare!!! Un mare di auguri a tutti i pessimisti.Ciaooo

  12. Daniel giugno 5, 2010 a 6:46 pm #

    non mi piace questo scritto: è molto facile parlare così. allineare monetine e scrivere è troppo semplice a qualunque età, non c’è scusante che tenga…

    conosco gente che preferisce piangersi addosso piuttosto che fare lavori pesanti e scomodi.
    conosco gente che a 58 anni è andata a scaricare merci ai mercati generali alle 5 del mattino per mangiare;

    conosco persone con titoli e attributi nel proprio settore che si sono ritrovate senza lavoro… hanno cercato e trovato lavori non fissi, poco retribuiti ed inferiori al ruolo che precedentemente occupavano, ma che almeno li fanno sopravvivere.
    evidentemente, qualcuno anziché cercare soluzioni del genere preferisce esprimere desideri.

  13. laura giugno 5, 2010 a 6:49 pm #

    cari tutti,
    io il lavoro cel’ho…. e anche gli anni (55)ma quel centesimo l’ho portato in tasca tanti e tanti anni: quelli in cui con testardaggine lavoravo a 300.000 lire al mese 12 ore al giorno tutti i giorni nelle stagioni estive negli alberghi, bar o dove capitava.
    Non ho mai fatto una vacanza neanche in campeggio fino a quasi 30 anni. Mi sono laureata tardi e il giorno successivo alla discussione della tesi ero a pulire un negozio. E pensavo a qualche ora ora prima quando il preside della facoltà di Giurisprudenza mi “dichiarava dottore in legge” con 108/110. Tutto questo accadeva negli anni 75/85….
    La rabbia di quegli anni (dove quasi tutti i miei coetanei andavano in ferie e non avevano bisogno di lavorare per studiare) mi ha reso più forte come forte è stata la voglia di riscatto.
    L’ho spuntata ma è stata dura!
    Cari ragazzi non mollete mai anche quando è difficile pensare a cosa mettere in bocca il giorno dopo.
    Tenetevi stretta la dignità, non lasciate che la disperazione prenda il sopravvvento.
    Poi comunque qualcosa succede….
    Laura

  14. Marina giugno 5, 2010 a 8:50 pm #

    Il pezzo che M ha scritto e’ ben scritto, e’ commovente e rispecchia molte situazioni. E’ anche vero pero’ che da quella sensazione di malinconica depressione, rabbia e fors’anche dolore, bisogna poi uscire e non arrendersi mai!
    Questo brutto momento storico e’ il “nodo al pettine” che serviva per farci capire che i valori sono altri, che dobbiamo cambiare tutto e che un nuovo mondo e’ possibile e dietro l’angolo, ma dobbiamo costruirlo noi…
    Che questi politici, tutti, vanno sostituiti e che dobbiamo costruire una vera democrazia dal basso.
    Ognuno e’ importante, ognuno deve fare la sua parte e assumersi la responsabilita’…
    Avremo tempi duri, questo e’ certo, prima del Cambiamento, ma ricordiamoci i nostri padri e i nostri nonni che hanno sempre lottato e hanno vissuto guerre veramente disastrose…
    Forza e coraggio, ce la faremo…

  15. Umberto Caluri giugno 6, 2010 a 7:36 am #

    Quando penso a voi giovani, e ci penso spesso, io (ho 69 anni) che faccio parte di una generazione che, come generazione ha avuto tutto (io no), mi sento in colpa. E articoli come qusto mi rinnovano il sentimento di colpa. Però non ti devi lasciare annegare nel dolore. C’è una storia anche per te, per voi.Scrivila, scrivetela.

  16. Domenico Levi giugno 6, 2010 a 4:17 pm #

    Scrivo di nuovo perché leggendoli uno dietro l’altro i vostri commenti fanno venire i brividi, sono uno spaccato di vita reale in quella realtà virtuale proiettata dall’ottimismo di stato.

    La forza che hanno chi dice – non piangetevi addosso! Sta nella coscienza di non essere soli, ma il vero dramma che viviamo oggi è che la società ti isola, ti cancella se non esprimi gioia, ottimismo. Sacconi accusa di nichilismo quanti cercano di far notare i problemi dei lavoratori precari o, peggio, di chi un lavoro non l’ha trovato.

    Chi ha problemi economici si deve vergognare, questo ci vogliono far credere. Mi piace quell’intervento che invita M a mettere il suo centesimo in una bottiglia e vendere tutto come articolo etnico in qualche mercatino. Santo cielo! Le difficoltà si superano proprio se si condividono, come un affitto troppo alto con un amico.

    M invece si vergogna perché non può permettersi le vacanze come i cittadini di serie A, si chiude e si ritiene un fallito e diventa il primo nemico di se stesso. M è prima di tutto vittima di questa cultura che fa chiedere il prestito alla finanziaria per andare in vacanza, altrimenti non conti niente.

    Che dire ancora? Vi posso dire che mio padre è israelita e si è ridotto sul lastrico per il suo sogno di libertà. Mi dice sempre che lo rifarebbe e mi sprona a fare lo stesso, a me che non ho il coraggio di avercelo un sogno, un desiderio e vivo attaccato a milleduecento euro di stipendio perché ho una fifa da paura di finire come M.

    Dico solo che probabilmente il segreto sta nello stare insieme, condividere, non lasciamoci soli davanti quella fottuta fontana del cazzo.

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