Ecco la foto shock di Saviano “ammazzato” da Max

23 Giu

L’immagine della copertina realizzata da Max senza interprellare l’autore di Gomorra.

38 Risposte to “Ecco la foto shock di Saviano “ammazzato” da Max”

  1. Anonimo giugno 23, 2010 a 11:16 am #

    veramente di cattivo gusto

  2. paolo rossi giugno 23, 2010 a 11:25 am #

    uno schifo totale…. non ci sono parole

  3. Ales giugno 23, 2010 a 12:12 pm #

    Decisamente orribile. Questo è lucrare sulle sventure altrui, facendo leva sul cattivo gusto della gente. Diciamoci la verità: sarebbe lo scoop che tutti vorrebbero avere. Questa foto dimostra quanto in basso si può cadere in nome del nulla.

  4. Petronilla Cattaneo giugno 23, 2010 a 12:16 pm #

    c’é chi si ‘diverte’ come può, limitati da quanto dispongono in termini di intelligenza, buon gusto, eleganza, sensibilità …….. :(

  5. serena giugno 23, 2010 a 12:17 pm #

    ma si può essere più deficenti di cosi???
    io proporrei di iniziare ad inondare di mail la redazione di max, perchè è ignobile giocare così sulla sorte di una persona, che per aver raccontato una parte sporca e losca di questo paese è costretto da anni a non vivere la sua vita.

    • peggysue giugno 23, 2010 a 12:38 pm #

      condivido in pieno!! inondiamo la mail di max e nessuno se lo compri ci figuriamo cosa farebbero coloro che lo vogliono morto con questa copertina ma chi è il cretino che ha ideato e l’altro cretino che ha approvato una simile nefandezza!?

  6. Ciecc giugno 23, 2010 a 12:20 pm #

    Sì ok ma non penso ke una cosa del genere qualcuno la faccia senza interpellare il soggetto in questione…

  7. peggysue giugno 23, 2010 a 12:40 pm #

    Chi ha ideato e realizzato una simile immagine ha tutto il mio disgusto ad interim sarebbe bello vedere che in questo paese quando uno fa un ca….ta simile abbia la decenza di dimettersi e cambiare lavoro

  8. peggysue giugno 23, 2010 a 12:45 pm #

    l’indirizzo è pubblico quindi lo condivido con voi.Io scriverei direttamente al direttore chiedendo di ritirare dalla distribuzione l’immagine indegna che vorrebbero pubblicare

    Andrea.Rossi@rcs.it

    • laura giugno 23, 2010 a 1:56 pm #

      fatto

  9. GIOVANNA giugno 23, 2010 a 1:04 pm #

    SENZA PAROLE, DAVVERO DISGUSTOSO E VERGOGNOSO!!!!

    • extraduzione giugno 23, 2010 a 1:27 pm #

      L’ho già detto e lo ripeto anche qui: pessimo gusto e nessunissima utilità.

  10. laura giugno 23, 2010 a 1:51 pm #

    E a cosa servirebbe questa pagliacciata? Cos’e’…intimidazione da parte di qualcuno?

  11. laura giugno 23, 2010 a 1:55 pm #

    mandata email ad rcs….fatelo tutti, bloccategli la posta

  12. Antonio giugno 23, 2010 a 2:53 pm #

    ORA ANCHE IN ITALIA CI VUOLE LA PENA DI MORTE

    Tutti potremmo essere potenzialmente bravi cittadini onesti o criminali; per cui occorrono delle forti sanzioni di dissuasione (con possibilità di cavarsela, così come sotto spiegato);
    IN ITALIA PER SCORAGGIARE IL MALAFFARE CI VORREBBE LA PENA DI MORTE PER GLI ASSASSINI CRIMINALI INCALLITI (COSI’ SI RISPARMIEREBBE ANCHE CON LE SPESE CARCERARIE E GIUDIZIARIE); A MENOCHE’ NON SI PENTANO E COLLABORINO CON LA GIUSTIZIA.
    MENTRE INVECE PER I LADRI, I FURBI, GLI EVASORI FISCALI, ETC. CI VORREBBE L’ERGASTOLO, CON FORTI SCONTI DI PENA ED AGEVOLAZIONI PER CHI SI PENTE, RESTITUISCE IL MALTOLTO E COLLABORA CON LA GIUSTIZIA.
    ALTRIMENTI LA CRIMINALITA’ DILAGHERA’ SEMPRE DI PIU’

    • Rosso giugno 23, 2010 a 5:32 pm #

      Ma fottiti.

      • Antonio giugno 23, 2010 a 8:45 pm #

        Bada come parli, non capisci un c…

      • Claudia giugno 24, 2010 a 5:48 am #

        Io propenderei per i lavori forzati, per esempio nella manutenzione delle ferrovie, nei cimiteri, nei bagni pubblici, scavi e pulizia fognatura, manutenzione discariche, eccc. insomma quei lavori faticosi, umili e sporchi che nessun italiano o straniero ama fare, ma che sono importanti e vitali. A cosa serve un morto in più???
        ciao

    • sandro giugno 23, 2010 a 5:39 pm #

      Se ci fosse la pena di morte, rimarremmo senza governo, banchieri, protezione civile eccetera.
      La pena di morte è un obrobrio, non serve a nulla come dimostrano i paesi che l’attuano.
      Sono poche le leggi giuste che ci rimangono qui in Italia.
      E questa è una. Vuoi davvero ammazzare?

      • Antonio giugno 23, 2010 a 8:53 pm #

        La morte fa parte della vita, prima o poi arriverà per tutti o sbaglio?

      • Antonio giugno 24, 2010 a 10:02 pm #

        Ma d’altra parte i soggetti meritevoli della pena di morte avrebbero ampie possibiiità di farla franca, poichè potrebbero semplicemente scegliere di collaborare con la giustizia e favorire l’elim inazione della criminalità organizzata.

    • goffredo cerquetella giugno 24, 2010 a 7:56 pm #

      SONO CON TE D’ACCORDO,PIENAMENTE ! TI IMMAGINI UN TOTO’REINA “RIEDUCATO IN GALERA ! ” ED UNA VOLTA USCITO DIVENTATO “”” UN SANTINO “”” MA MI SEMBRA CHE SANTINI ESCONO INVECE DALLA GALERA COMUNQUE E DUNQUE ORDINI SU ORDINI: AMMAZZA QUESTO O QUELLO E VIA DICENDO. PER LUI E CENTE SIMILE SI ALLA PENA DI MORTE ALTRO CHE 41bis.E NOI PAGHIAMO IL TELEVISORE E CANONE,PASTI,BUONE DORMITE,MAGARI CON QUALCHE DONNINA,ECC
      TUTTO ESENTASSE !!!!!!!

      • Antonio giugno 24, 2010 a 10:01 pm #

        Ma d’altra parte i soggetti meritevoli della pena di morte avrebbero ampie possibiiità di farla franca, poichè potrebbero semplicemente scegliere di collaborare con la giustizia e favorire l’elem inazione della criminalità organizzata.

  13. valentina giugno 23, 2010 a 2:55 pm #

    Ma perchè in questo paese la gente di merda ha in mano i giornali?

  14. claudio giugno 23, 2010 a 2:59 pm #

    Questo è il livello disgustoso dove è arrivata una parte sociale italiana disonesta. Purtroppo manca la reazione adeguata da parte dell’altra parte sociale. Avranno il sopravvento i disonesti?

  15. Gigi da Como giugno 23, 2010 a 3:21 pm #

    Ma cosa dite?! A me sembra abbastanza gradevole e non la trovo per niente di poco gusto. Quello è il suo futuro.

  16. Macklaus giugno 23, 2010 a 3:32 pm #

    Come mai? Max stavolta non aveva abbastanza TROIE da sbattere in copertina? Potevano benissimo mettere foto delle mogli e/o sorelle di coloro che hanno fatto quel servizio e quella foto.

  17. manola monticelli giugno 23, 2010 a 5:42 pm #

    …orrenda e chi inneggia alla genialità dell’idea è ancora più orrendo….perché non c’è nulla di peggio dell’aver perso il senso della misura e…dell’estetica….come categoria morale..!!!!

  18. ed giugno 23, 2010 a 7:12 pm #
    Il “QUARANTENNIO” di SILVIO BERLUSCONI dopo la iniziale strage CASATI-STAMPA, 30 agosto 1970 – 30 agosto 2010 Un immaginario raccontino innocente, di fantapolitica, o forse di politica fantastica? Cosi’ va la leggenda… Tutti le destre infamie nazi-fasciste hanno una sinistra origine criminale, ed una fine populista-sinistrorsa di natura destrorsa. Cosi’ e’ anche con il nostro “eroe” (od eroinomane) di questo “raccontino immaginario”, Silvio “Burlescone”, burlesco, ma non troppo. Cosa diede a SILVIO BERLUSCONI il bieco coraggio di intraprendere l’inarrestabile catena to crimini ed omicidii, violando ogni norma di decenza ed ogni legge sociale? Fu il fatto che SILVIO BERLUSCONI mai ebbe niente da perdere, assolutamente niente. Nato in ”ISOLA” da padre fascista, cresciuto in un convitto di Salesiani fascisti, comincio’ la sua vita in un clima carcerario di indescrivibili infamita’ e di vili bassezze. Anche il minimo cambio, in qualunque direzione, ed a qualunque costo, non poteva che essere positivo per un individuo con un simile pallido e squallido passato. Era una notte buia e tempestosa … e SILVIO BERLUSCONI nacque in “Isola Garibaldi”, squallido e vasto quartiere popolare alla periferia di Milano, al di’ la’ delle rotaie della Stazione Garibaldi, figlio di un procuratore di banca di basso livello, ma di un livello sufficiente da permettere al figlio di annusare l’acrido odore di santita’ dell’ignobile “nobilta’ “ milanese. Tra questa nobilta’, i “marchesi” CASATI-STAMPA di Soncino, con palazzi in via Soncino e ad Arcore, di una ricchezza inestimabile, e con contatti con la “nobilta’ nera” di Roma e con segreti circoli Vaticani e SMOM. I CASATI-STAMPA diventarono l’ossessione innaturale, e l’obiettivo naturale, di SILVIO BERLUSCONI. E non e’ difficile capire la bieca mentalita’ di SILVIO BERLUSCONI se hai occasione di visitare il quartiere “ISOLA” ed il convitto di via Copernico, di tipo martinitt, con divisa obbligatoria e con pernottamento obbligatorio di tipo carcerario, ambedue ambienti trasandati ed emarginati, pieni di urina e di invidia, nei quali SILVIO BERLUSCONI si mosse nei primi venti anni della sua patetica e vergognosa esistenza, e dove apprese a suon di schiaffi i grotteschi principii di base di una sopravvivenza urbana a livello animale (nel sottomondo di Milano, SILVIO BERLUSCONI faceva il cantante in locali notturni di periferia, e sua sorella Maria Francesca Antonietta Berlusconi fu costretta a guadagnarsi il pane col fare la ballerina di varieta’). Da buon vigliacco, SILVIO BERLUSCONI per il servizio militare obbligatorio fece naturalmente l’imboscato, tramite il ricorso a numerosi sotterfugi di natura fraudolenta. SILVIO BERLUSCONI recruto’ alla fine degli anni sessanta uno studente fascista, MARIO MORETTI, che era “amico” di ANNA FALLARINO, la seconda moglie di CAMILLO CASATI-STAMPA. ANNA FALLARINO comincio’ a nutrire un “particolare” interesse per MARIO MORETTI perché una zia di lui faceva la portinaia nel palazzo della famiglia CASATI-STAMPA, in via Soncino. ANNA FALLARINO aveva successivamente pagato i corsi di perito elettronico a Fermo per MARIO MORETTI, ed aveva ospitato MARIO MORETTI proprio in via Soncino quando MARIO MORETTI si trasferi’ a Milano nel 1966. ANNA FALLARINO aveva anche procurato a MARIO MORETTI un posto in fabbrica alla societa’ “SIT-SIEMENS” di Milano. Con baffoni alla Hitler, il sogno di MARIO MORETTI al suo arrivo a Milano era quello di emulare l’anarchico Pietro Cavallero (“Il Piero”) della “BANDA CAVALLERO” del 1967 in Largo Zandonai (glorificato nel film “Banditi a Milano” da Gian Maria Volonte’ nel 1968), e forse la “tuta blu” Ugo Ciappina di via Osoppo (e della “Banda Dovunque”), o persino il fascista ERNESTO BRIVIO, “l’ultima raffica di Salo’ “. Alla “SIT-SIEMENS”, MARIO MORETTI, cattolicissimo, divenne membro della “CISL” democristiana-destrorsa, e questo posto di lavoro lo mise in contatto con la sinistra-destrorsa (o destra-sinistrorsa) anarco-sindicalista della “SIT-SIEMENS”, che in seguito forni’ numerosi elementi alle anarco-fasciste “BRIGATE ROSSE”, tra cui CORRADO ALUNNI, PAOLA BESUSCHIO, Giuliano Isa, Umberto Farioli, Giorgio Semeria, e PIERLUIGI ZUFFADA, tutti membri dei “Gruppi di Studio” alla “SIT-SIEMENS”. A sua volta MARIO MORETTI aveva recrutato per delittuosi progetti il suo smargiasso amicone di Roma, MASSIMO MINORENTI, uno studente fuori-corso di scienze politiche, di tendenze fasciste-playboy-opportuniste, ed anche terrorista fascista, autore degli attentati dinamitardi di Roma del 12 dicembre 1969, la stessa data di “PIAZZA FONTANA”. MARIO MORETTI mise in contatto quel MASSIMO MINORENTI con la propria protettrice ANNA FALLARINO, con la quale MASSIMO MINORENTI si atteggio’ a gigolo’ ed amante, col consenso dello stesso MARIO MORETTI, e garantendo cosi’ libero accesso per ambedue alla sontuosa dimora dei CASATI-STAMPA in Roma, un lussuoso attico su due piani al 9 di via Puccini. Una mortale trappola scatto’ il 30 agosto 1970, quando CAMILLO CASATI-STAMPA, fuori Roma per una battuta di caccia, chiamo’ ANNA FALLARINO, e MASSIMO MINORENTI rispose al telefono, allertando intenzionalmente CAMILLO CASATI-STAMPA del fatto che ANNA FALLARINO era quel giorno con MASSIMO MINORENTI (questo secondo il resoconto ufficiale). Il resoconto ufficiale dei fatti speculo’ infatti, e concluse, che CAMILLO CASATI-STAMPA torno’ a Roma in gran furia, entro’ nell’appartamento, ordino’ ai cinque domestici di ritirarsi nelle loro camere, e poi ando’ nella stanza dove erano ANNA FALLARINO e MASSIMO MINORENTI, e li uccise con un Browning A-5 a ripetizione, calibro 12, tre colpi a ANNA FALLARINO, e due colpi a MASSIMO MINORENTI, e poi infine l’ultimo colpo a se stesso. Tre corpi e sei colpi. Il problema e’ che il Browning 12 (ed anche il 20) e’ un’arma a ripetizione di soli cinque colpi, quattro nel serbatoio fisso sotto la canna, ed uno in canna. (The Browning Automatic 5, most often Auto-5 or simply A-5, is a recoil-operated autoloading shotgun designed by John Browning. It was the first successful autoloading shotgun designed and remained in production until 1998. The name of the shotgun designates that it is an autoloader with a capacity of five shots, four in the magazine and one in the chamber.) http://en.wikipedia.org/wiki/Browning_Auto-5 Si’, e’ in effetti possibile che CAMILLO CASATI-STAMPA, dopo aver esaurito tutti e cinque i colpi disponibili nel Browning, tre su ANNA FALLARINO e due su MASSIMO MINORENTI, abbia deciso di ricaricare il Browning, atto comunque assai difficile quando compiuto in piena doppia-frenesia post-omicida. Il Browning 12 (come il 20), per essere ricaricato, richiede l’attenta rimozione di un dado inserito a pressione-torsione-baionetta sotto la canna, seguita poi dall’accurata introduzione inversa di bossoli di grandi dimensioni nel serbatoio cilindrico dell’arma, sotto la canna: tutto questo assumendo inoltre che il CAMILLO CASATI-STAMPA si portasse addietro in tasca ingombranti e pesanti cartucce calibro 12 come munizioni di riserva. In aggiunta, sotto ogni analisi, l’azione di ricaricare un fucile da caccia automatico avrebbe costituito un gesto assai improbabile per un suicida in-fieri, che avrebbe di preferenza, se mai, usato una pistola per un atto finale di tale determinante importanza (e CAMILLO CASATI-STAMPA di pistole ne aveva molte, e probabilmente anche una Beretta calibro 6,35, come de-rigueur per tutti i “nobili” romani, nella tasca posteriore dei pantaloni). Ma gli indagatori incaricati delle “rilevazioni” avevano gia’ deciso di adottare semplicisticamente la versione ufficiale “doppio-omicidio-piu’-susseguente-suicidio” con totale di sei colpi, ragion per cui il punto critico della ricarica di un fucile di soli cinque colpi non entro’ mai nemmeno in questione (la ricarica avrebbe costituito una condizione necessaria per consolidare la teoria “omicidii-cum-suicidio”). La trappola mortale fu in effetti fatta scattare il 30 agosto 1970, ma i fatti probabilmente avvennero invece come segue. MARIO MORETTI informo’ MASSIMO MINORENTI della data delle previste esecuzioni di CAMILLO CASATI-STAMPA e di ANNA FALLARINO, esecuzioni da compiere nel nome delle “BRIGATE ROSSE” in via di formazione. I CASATI-STAMPA furono con molta probabilita’ “condannati” dalle “BRIGATE ROSSE” come esponenti prominenti di una nobilta’ nera “viziosa e lasciva”, “antirivoluzionaria e clericale”, con esecuzione pianificata per il 30 agosto. MASSIMO MINORENTI mise in azione la trappola, non conscio del fatto che anche lui stesso era stato incluso nella lista delle vittime. ANNA FALLARINO, MASSIMO MINORENTI, e CAMILLO CASATI-STAMPA avevano deciso di incontrarsi il 30 agosto in via Puccini per chiarire alcuni punti al riguardo del loro menage-a-trois. CAMILLO CASATI-STAMPA entro’ nella residenza e richiese al personale di servizio di ritirarsi, dopodiche’ entro’ nella stanza dove si trovavano ANNA FALLARINO e MASSIMO MINORENTI. Li’, MASSIMO MINORENTI col Browning A-5 gli tiro’ un colpo preciso nella faccia, spacciandolo. ANNA FALLARINO era una conscia complice dell’uccisione di CAMILLO CASATI-STAMPA, dato che MASSIMO MINORENTI le aveva fatto credere che l’assassinio sarebbe stato presentato alla polizia come una rapina a mano armata con consequente omicidio eseguito da “ignoti” penetrati nell’appartamento ed impossessatisi dei fucili di casa. Verosimile? In verita’, non troppo, ma sufficientemente verosimile per convincere la semplice mente di ANNA FALLARINO, che mai brillo’ per intelligenza. ANNA FALLARINO contava di diventare, ed in effetti era, l’erede universale di tutta la fortuna dei CASATI-STAMPA, eccetto 100 milioni di lire e le opere d’arte (tra cui un Tiepolo ed un Tintoretto) che dovevano andare ad ANNA MARIA CASATI-STAMPA, figlia di CAMILLO CASATI-STAMPA in un primo matrimonio, annullato dal Vaticano. Quindi, dopo lo sparo a CAMILLO CASATI-STAMPA, ANNA FALLARINO si avvicino’ per congratularsi con MASSIMO MINORENTI, ed a quel punto MASSIMO MINORENTI, invece di abbracciarla teneramente, come lei si apettava, le sparo’ tre colpi a bruciapelo, come previsto dal copione delle “BRIGATE ROSSE” e di SILVIO BERLUSCONI. A questo punto MARIO MORETTI (che MASSIMO MINORENTI aveva in precedenza lasciato entrare nell’appartamento), emerse nella stanza, si congratulo’ con MASSIMO MINORENTI per la precisione mostrata nelle esecuzioni, si incarico’ di scomporre il Browning, e, provvedendo invece a ricaricare il fucile ed a puntare l’arma carica contro lo stesso MASSIMO MINORENTI, lascio’ andare due colpi in rapida successione, eliminando cosi’ uno scomodo testimone di scarsa fiducia, dato che MASSIMO MINORENTI era anche al corrente della colpevolezza di MARIO MORETTI per “PIAZZA FONTANA” e per le tre bombe di Roma, attivate dallo stesso MASSIMO MINORENTI il 12 dicembre 1969. MARIO MORETTI completo’ cosi’ il primo atto storico delle “BRIGATE ROSSE”, il “peccato originale” di SILVIO BERLUSCONI, che avrebbe costituito il primo sanguinante mattone della folgorante carriera criminale del subdolo gangster nazionale SILVIO BERLUSCONI: SILVIO BERLUSCONI, il vero pericolo pubblico numero uno in Italia da oltre quarant’anni a questa parte (2010). In qualunque modo si fossero svolti i fatti, alla fine MARIO MORETTI lascio’ l’appartamento inosservato, ritorno’ a Milano, e rimase misteriosamente insospettato durante il corso di tutte le inchieste che furono condotte, nonostante gli intimi contatti che aveva mantenuto con ANNA FALLARINO attraverso gli anni. Naturalmente la polizia a quel tempo non aveva ancora fatto esperienza della irrazionale ma calcolata brutalita’ psicopatica che MARIO MORETTI fu capace di dimostrare piu’ tardi negli eventi del 1978 a Roma, e che aveva gia’ utilizzato per il massacro di “PIAZZA FONTANA”. In retrospettiva, la logica indica che MARIO MORETTI era ampiamente dotato della ottusa mentalita’ necessaria per pianificare e mettere in atto stragi del tipo “PIAZZA FONTANA”, CASATI-STAMPA, e via Fani, stragi che in effetti pianifico’ e mise in atto in ogni minimo dettaglio. Nel caso CASATI-STAMPA, l’astuzia di MARIO MORETTI fu quella di coinvolgere il vanitoso e stupido MASSIMO MINORENTI (con successiva eliminazione dello stesso), per sviare i sospetti delle autorita’ “inquirenti”: MARIO MORETTI nell’eliminare i CASATI-STAMPA avrebbe potuto agire da solo, avendo accesso alla ANNA FALLARINO in qualunque momento ed in qualunque luogo, ma se avesse agito da solo, tutti i sospetti e gli indizi sarebbe stati rivolti su di lui. (Dopo la strage, il pidocchioso MARIO MORETTI, nonostante fosse sposato – MARIO MORETTI divorzio’ la moglie dal carcere nel 1984 – tento’ di approcciare ANNA MARIA CASATI-STAMPA con fini in apparenza “consolatori” ma in realta’ “predatori”, ottenendo pero’ come sola risposta da ANNA MARIA CASATI-STAMPA un nobile e gentilissimo ma fermissimo “vaffanculo”.) Messi al corrente da MARIO MORETTI dei piani di eliminazione dei CASATI-STAMPA, i due criminali RENATO CURCIO e MARGHERITA CAGOL (soprannominata “Mara”) si affrettarono nello stesso agosto 1970, al convegno di Pecorile (convegno orchestrato per una intera settimana, a Costaferrata di Casina, nel Reggiano, dal super-prete “don” Emilio Manfredi), a trasformare la loro oscura cooperativa libertaria anarco-fascista “COLLETTIVO POLITICO METROPOLITANO” (di cui erano membri sia MARIO MORETTI che CORRADO SIMIONI) nel nucleo storico delle “BRIGATE ROSSE”. RENATO CURCIO mise dunque le “BRIGATE ROSSE” al servizio di SILVIO BERLUSCONI, ed attraverso i beni CASATI-STAMPA appropriati e gestiti da SILVIO BERLUSCONI, RENATO CURCIO assicuro’ il continuo e generoso finanziamento di SILVIO BERLUSCONI alle “BRIGATE ROSSE”. E fu proprio nello stesso agosto del 1970 che le “BRIGATE ROSSE” mostrarono il loro turbido volto alla “SIT-SIEMENS” di Milano, distribuendo volantini in piazzale Zavattari. Il 16 settembre del 1970 le “BRIGATE ROSSE” sequestrarono ed uccisero il giornalista Mauro De Mauro, un ex-Decima-MAS che conosceva bene i piani fascisti delle “BRIGATE ROSSE” e che voleva parlarne nei media, e che sotto falso nome stava indagando sulla strage CASATI-STAMPA: il suo corpo non fu mai trovato, e nessun di quei pseudo-pentiti delle “BRIGATE ROSSE” si penti’ mai di questo reato. Ed il 17 settembre 1970 le “BRIGATE ROSSE” misero in atto, come confesso’ ALBERTO FRANCESCHINI, la loro prima azione violenta milanese, incendiando l’automobile di Giuseppe Leoni, dirigente della “SIT-SIEMENS”, e lasciando per la prima volta la loro traccia distintiva, la stella cerchiata a cinque punte con la base allargata come una lettera “A”, simbolo che emerse come una modificazione della “A” cerchiata, per “A”narchia, degli anarco-sindacalisti-fascisti della “SIT-SIEMENS”. Ed uno degli attentati delle “BRIGATE ROSSE” fu persino marcato da MARIO MORETTI con una stella di Davide, a sei punte, per far cadere falsi sospetti su altri circoli religiosi segreti. Era il 20 ottobre 1970 quando la nascita delle “BRIGATE ROSSE” fu annunciata pubblicamente da RENATO CURCIO nel suo bollettino fascista “Foglio di Lotta”, stampato e diffuso dal circolo di catechismo cattolico-federativo di RENATO CURCIO dal falso nome di “SINISTRA PROLETARIA”, una strampalata nomenclatura adottata ovviamente allo scopo di sviare gli inquirenti sulla pista di sinistra. La figlia di CAMILLO CASATI-STAMPA, ANNA MARIA CASATI-STAMPA, erede universale ma minorenne, fu rappresentata da CESARE PREVITI, un corrottisimo avvocato che divenne inizialmente pro-tutore, e poi tutore-unico, di ANNA MARIA CASATI-STAMPA, succedendo al primo tutore di ANNA MARIA CASATI-STAMPA, GIORGIO BERGAMASCO, che nel 1972 venne nominato “Ministro dei Rapporti con il Parlamento” (sic) nel primo Governo di GIULIO ANDREOTTI, nomina fatta collo solo ed unico scopo di rimuovere GIORGIO BERGAMASCO dalla tutela di ANNA MARIA CASATI-STAMPA. Come CESARE PREVITI, anche GIORGIO BERGAMASCO era un avvocato corrottissimo, ed era inoltre un membro attivo dei “COMITATI DI RESISTENZA DEMOCRATICA”, di natura fascista, che includevano altri super-fascisti come LUIGI CAVALLO, il “conte” Edgardo Sogno (massone, in “Pace e Liberta’ “ con lo stesso LUIGI CAVALLO), Renzo Rocca (del SIFAR, brutalmente “suicidato”, come accadde a CAMILLO CASATI-STAMPA, ed anche a CARLO FELTRINELLI, a GIANGIACOMO FELTRINELLI, a ROBERTO CALVI ed a MICHELE SINDONA), ANTONINO ALLEGRA (dell’Ufficio Politico della Questura, dirimpettaio di MARIO MORETTI in via delle Ande), ROBERTO DOTTI (della “Terrazza Martini”, dove si era fatto “amico” dei CASATI-STAMPA col solo malefico proposito di vendere la loro pelle a SILVIO BERLUSCONI), ed anche quel CORRADO SIMIONI (del superclandestino “SUPERCLAN”, andando in giro con la sua Maserati). E’ utile notare che la sede dei “COMITATI DI RESISTENZA DEMOCRATICA” era in via Gallarate 131, proprio nello stesso edificio dove abitavano i genitori della moglie di MARIO MORETTI, e dove anche il promiscuo MARIO MORETTI visse per un po’ di tempo. Per pura – o impura – coincidenza, CESARE PREVITI era anche l’avvocato di SILVIO BERLUSCONI, ed ANNA MARIA CASATI-STAMPA, seguendo il subdolo consiglio di CESARE PREVITI, vendette la villa San Martino di Arcore, inclusi i quadri ed altre proprieta’ (Velate Milanese, Segrate, Cusago, ecc.) allo stesso SILVIO BERLUSCONI per 500 milioni di lire, pagate da SILVIO BERLUSCONI con azioni-non-quotate-in-borsa della societa’ “EDILNORD” (proprieta’ di SILVIO BERLUSCONI), azioni che erano a quel tempo prive di valore alcuno. Le azioni furono ricomprate anni dopo da SILVIO BERLUSCONI stesso per soli 250 milioni di lire (mentre il valore vero della villa, con arredi e tutto, risulto’ essere dell’ordine di decine di milardi), ed quei beni acquisiti con dolo andarono a far parte della “FININVEST” di SILVIO BERLUSCONI. I CASATI-STAMPA avevano considerevoli fondi investiti nella “BANCA RASINI” dove – sorpresa! – lo stesso padre di SILVIO BERLUSCONI, LUIGI BERLUSCONI, ex-soldato-semplice nell’armata fascista, era procuratore e direttore generale. LUIGI BERLUSCONI aveva passato informazione di questi investimenti al figlio super-piovra-idra-sanguisuga SILVIO BERLUSCONI, allora trentaquattrenne. LUIGI BERLUSCONI aveva inoltre informato SILVIO BERLUSCONI del fatto che la sola ANNA MARIA CASATI-STAMPA era la possibile erede universale dei fondi, qualora i CASATI-STAMPA dovessero morire “accidentalmente”. Il piano SILVIO BERLUSCONI richiedeva quindi l’eliminazione violenta dei CASATI-STAMPA, la nomina di corrottissimi tutori per ANNA MARIA CASATI-STAMPA, il trasferimento illegale dei fondi “BANCA RASINI” da CASATI-STAMPA a SILVIO BERLUSCONI, e la fraudolenta “vendita-senza-pagamento” della villa San Martino in favore di SILVIO BERLUSCONI. Necessitavano, quindi, un piano d’azione, delle teste di legno, e dei sicarii. Nella mente di SILVIO BERLUSCONI emersero logicamente i nomi di CESARE PREVITI, suo proprio avvocato, di carattere notoriamente corrotto, e di MARIO MORETTI, amico di ANNA FALLARINO, e di carattere cattolico e rivoltoso. SILVIO BERLUSCONI sapeva bene dell’esistenza di MARIO MORETTI perche’ LUIGI BERLUSCONI gliene aveva parlato ampliamente: MARIO MORETTI stesso aveva un conto corrente bancario alla “BANCA RASINI”, dato che ANNA FALLARINO aveva per anni trasferito fondi a MARIO MORETTI per finanziare gli studi dello stesso al convitto “Montani” di Fermo. SILVIO BERLUSCONI, neo-fascista e clericale, contatto’ quindi MARIO MORETTI, clericale e neo-fascista, e MARIO MORETTI a sua volta prese contatto (attraverso i fascisti dei “COMITATI DI RESISTENZA DEMOCRATICA”, ROBERTO DOTTI e CORRADO SIMIONI) con il proprio capo fascista al “COLLETTIVO POLITICO METROPOLITANO”, RENATO CURCIO. Da quei contatti e da quei piani emersero le sanguinarie “BRIGATE ROSSE”. Per inciso, una “scaletta programmatica” del “COLLETTIVO POLITICO METROPOLITANO” nell’agosto del 1970 fu stilata proprio su un blocco-notes della “BANCA RASINI”, fornito da SILVIO BERLUSCONI con delle note indicative a RENATO CURCIO e MARIO MORETTI, e che recava in alto le iniziali “BR” della “B”anca “R”asini, iniziali che furono estese nel tragico nome “B”rigata “R”ossa, al singolare. Il nome fu poi mutato, al plurale, in “BRIGATE ROSSE”, anche in banale coincidenza con le violentissime “Brigate Rossonere” di SILVIO BERLUSCONI (“Commandos Clan”, “Fedelissimi”, “Commandos Tigre”, “Fossa dei Leoni”, “Cava del Demonio”, e “Ultras”), gli ultra’ fascisti del Milan, sponsorizzati al suono di milioni proprio da SILVIO BERLUSCONI. Si’, fasciste “BRIGATE ROSSE”, anche in macabra rimembranza delle fasciste “BRIGATE NERE” di Missaglia, di formigoniana memoria. L’erede stessa, ANNA MARIA CASATI-STAMPA, non era in verita’ a conoscenza delle enormi dimensioni degli investimenti CASATI-STAMPA nella “BANCA RASINI”, e di conseguenza LUIGI BERLUSCONI comincio’ in segreto nel 1970 a trasferire gradualmente quei fondi dai conti CASATI-STAMPA a SILVIO BERLUSCONI ed a PAOLO BERLUSCONI (LUIGI BERLUSCONI aveva fornito ambedue con numerosi conti correnti nella “BANCA RASINI”). CESARE PREVITI, nonostante fosse tutore di ANNA MARIA CASATI-STAMPA, era impudicamente favorevole ai trasferimenti dei fondi CASATI-STAMPA a SILVIO BERLUSCONI, sotto la prospettiva, susseguentemente realizzata, di divenire impiegato-lacche’ ad alto livello dello stesso SILVIO BERLUSCONI. Va notato incidentalmente che tra i correntisti della banca figuravano anche i mafiosi Giuseppe Calo’ (“Casa”, ma sempre “Pippo” per SILVIO BERLUSCONI), Salvatore Riina (“Curtu”, ma sempre “Toto’ “ per SILVIO BERLUSCONI, nei loro lunghi incontri concernenti le strategie stragiste, “il Cavaliere e la Belva”, attraverso le quali eliminarono il nemico storico delle “BRIGATE ROSSE” sin da “PIAZZA FONTANA”, il generalissimo Carlo Alberto Dalla Chiesa), Bernardo Provenzano (“Tratturi”, ma sempre “Binnu” per SILVIO BERLUSCONI) e quello stesso VITTORIO MANGANO, il mafioso la cui carta di identita’, modificata come “Vincenzo Maggioni”, fu trovata nel 1972 sul corpo assassinato e mutilato di GIANGIACOMO FELTRINELLI. Quel VITTORIO MANGANO, agli ordini di MARCELLO DELL’UTRI, lavorò come fattore e stalliere per SILVIO BERLUSCONI nella villa di Arcore dal 1973 al 1975. E non fu una coincidenza che nel dicembre del 1974 occorse il primo sequestro della Brianza, il fallito sequestro di un ospite di SILVIO BERLUSCONI alla villa di Arcore, il “principe” Luigi D’Angerio di Sant’Agata degli Angio’, proprio mentre l’ospite era in procinto di lasciare la villa di Arcore occupata illegalmente da SILVIO BERLUSCONI. Il proprietario della “BANCA RASINI”, il “conte” CARLO LUIGI RASINI di Buccinasco, nel 1974, nonostante l’ottima situazione finanziaria della “BANCA RASINI” (che in quell’ultimo anno aveva guadagnato oltre un quarto del suo capitale), quando finalmente si era reso completamente conto dell’orribile dimensione dei numerosi trasferimenti illegali dai conti CASATI-STAMPA ai conti di SILVIO BERLUSCONI e di PAOLO BERLUSCONI, trasferimenti occorsi ripetutamente tra il 1970 ed il 1974, CARLO LUIGI RASINI si decise ad abbandonare la “BANCA RASINI” (nonostante la banca fosse stata fondata nel 1950 dalla sua stessa famiglia), e di lasciare la banca alla famiglia siciliana degli Azzaretto. A quello stesso tempo CARLO LUIGI RASINI si dimise anche dal ruolo di consigliere della “BANCA RASINI”. Inoltre, proprio nel 1970, l’anno della strage CASATI-STAMPA, LUIGI BERLUSCONI aveva ratificato una operazione assai dubbiosa, e destinata ad avere un peso nella storia della “BANCA RASINI”, acquisendo, con gli stessi fondi CASATI-STAMPA, una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figuravano nomi destinati a divenire famosi per infamia, come ROBERTO CALVI, MICHELE SINDONA, LICIO GELLI, e Paul Marcinkus, nomi tutti legati a SILVIO BERLUSCONI ed al Vaticano nella sovversiva loggia massonica cattolico-fascista “PROPAGANDA DUE”. La “BANCA RASINI”, e CARLO LUIGI RASINI in particolare, erano stati i primi finanziatori di SILVIO BERLUSCONI all’inizio della ombrosa carriera imprenditoriale di SILVIO BERLUSCONI. SILVIO BERLUSCONI e PAOLO BERLUSCONI avevano ricevuto prestiti dalla “BANCA RASINI”, cosi’ come numerose societa’ svizzere che possedevano parte della EN, la prima compagnia edile di SILVIO BERLUSCONI, costituita assieme a MARCELLO DELL’UTRI. La “BANCA RASINI” risulta anche nella lista di banche ed istituti di credito che gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire (equivalenti ad oltre 400 milioni di euro – 2010) trasferiti alla “FININVEST” (il gruppo finanziario e televisivo di SILVIO BERLUSCONI) tra il 1978 ed il 1983. La rivista inglese “The Economist” cita ripetutamente la “BANCA RASINI” nel suo noto reportage su SILVIO BERLUSCONI, sottolineando come SILVIO BERLUSCONI abbia effettuato numerose transazioni illecite tramite la “BANCA RASINI”. È stato infatti accertato che SILVIO BERLUSCONI registro’ presso la “BANCA RASINI” ben ventitre’ diverse holdings, titolate come “parrucchiere” ed “estetista”, e fu per fare chiarezza su questi fatti che nel 1998 l’archivio della “BANCA RASINI”, ormai sotto il nome della Banca Popolare di Lodi, fu messo sotto sequestro dalle autorita’. Per comprendere la contorta mentalita’ di CESARE PREVITI e’ utile illustrare che CESARE PREVITI, mentre era tutore di ANNA MARIA CASATI-STAMPA, fece anche finta di proteggere gli interessi dei familiari di ANNA FALLARINO col diventare avvocato anche della famiglia di ANNA FALLARINO. La famiglia di ANNA FALLARINO affermava infatti che ANNA FALLARINO era stata uccisa prima di CAMILLO CASATI-STAMPA, e che quindi tutta l’eredita’ CASATI-STAMPA sarebbe spettata agli eredi di parte ANNA FALLARINO. Tuttavia, l’ “inchiesta” opportunamente concluse che ANNA FALLARINO era stata uccisa prima di CAMILLO CASATI-STAMPA, e che quindi tutti i beni dovevano andare ad ANNA MARIA CASATI-STAMPA, e di conseguenza a SILVIO BERLUSCONI. SILVIO BERLUSCONI era cosi’ sicuro di acquisire i beni CASATI-STAMPA, che giunse fino al punto di insediarsi prontamente nella sontuosa villa di ANNA MARIA CASATI-STAMPA nel 1974, nonostante la proprieta’ fosse ancora intestata a CASATI-STAMPA: infatti, il rogito catastale che in un modo o nell’altro trasferi’ la proprieta’ da ANNA MARIA CASATI-STAMPA alla “IMMOBILIARE IDRA” (sic) (una idra e’ una sorta di piovra, o, peggio, la idra di Lerna) di SILVIO BERLUSCONI (con CESARE PREVITI impiegato nel collegio sindacale della “IMMOBILIARE IDRA”) fu fatto solo nel 1980. Con la stessa fredda calcolatezza con cui i gerarchi nazisti adornavano le loro spose con i gioielli delle famiglie eliminate a Treblinka, cosi’ SILVIO BERLUSCONI adorno’ le sue numerose volgarissime “spose” e debosciate concubine con i blasoni di quei “nobili” che tanto invidiava, e che tanto odiava per non essere lui stesso nato in quei circoli. SILVIO BERLUSCONI come MARIO MORETTI, MARIO MORETTI come SILVIO BERLUSCONI, in un macabro duetto di odio e di invidia. Li accomunavano squallidi passati trascorsi in luridi dormitorii, e morbidi futuri viziati da subdolo arrivismo. Il prestigio pubblico di SILVIO BERLUSCONI, seppur falso e piu’ che superficiale, era ora garantito, attraverso il possesso della lussuosa villa San Martino ad Arcore, ed il capitale necessario di SILVIO BERLUSCONI, seppur rubato all’innocente vittima ANNA MARIA CASATI-STAMPA, era assicurato, coi 7 miliardi di prestiti bancari a basso interesse che SILVIO BERLUSCONI ricevette ponendo come garanzia la stessa villa di Arcore dei CASATI-STAMPA, inclusa la quadreria con quattordici Luini, un Tiepolo, ed un Tintoretto: SILVIO BERLUSCONI, in precedenza di limitati mezzi finanziari, proprio nel 1970 comincio’ la costruzione di “MILANO DUE” a Segrate, su terreni CASATI-STAMPA, con finanziamenti “BANCA RASINI” da fondi CASATI-STAMPA. Ma mancava ancora Roma, e a Roma c’era ancora la roccia ALDO MORO, con i suoi Morotei, e positivamente alleato dal 1976 con il comunista ENRICO BERLINGUER in solidarieta’ nazionale, compromesso storico, convergenze parallele, ed eurocomunismo, il vero futuro dell’Europa. Il nuovo motto di SILVIO BERLUSCONI divenne quindi una patetica eco di “O Roma, o morte!”. Il primo di Novembre del 1975, il media-man PIER PAOLO PASOLINI fu brutalmente assassinato con un tubo di acciaio ad Ostia per aver comunicato al “CORRIERE DELLA SERA” (“I know …” – “Io so …”), due settimane prima di essere ucciso, che lui era in effetti venuto a conoscenza del nome dell’attentatore di “PIAZZA FONTANA”, nel 1969, and di altre bombe a Brescia ed a Bologna, nel 1974. Un amichetto di MARIO MORETTI a Roma, GIUSEPPE PELOSI, soprannominato “Pino” (e anche “La Rana”, dato il suo aspetto), fu arrestato e condannato per l’omicidio di PIER PAOLO PASOLINI, ma GIUSEPPE PELOSI, rilasciato nel 1982, fu successivamente giudicato innocente, ed a tutt’oggi anche questo assassinio rimane non-risolto (2010). GIUSEPPE PELOSI era un familiare di GIOVANNI PELOSI, soprannominato “Gianni”, uno dei numerosi amanti di BARBARA BALZERANI, nome-di-battaglia “Sara”, compagna-amante-concubina di MARIO MORETTI in via Montalcini durante il sequestro di ALDO MORO. Cosi’ nel 1975 ricompare MARIO MORETTI, assassino multiplo, fedelissimo tirapiedi delle “BRIGATE ROSSE” e di SILVIO BERLUSCONI, e MARIO MORETTI si trasferisce a Roma, al numero 89 di via Gradoli, spesato dai beni CASATI-STAMPA di SILVIO BERLUSCONI, per l’ ”Operazione Fritz” contro ALDO MORO, dal titolo de “L’Amico Fritz”, l’opera di Mascagni – MARIO MORETTI non era “appassionato-di-opera”, ma era decisamente “ossessionato-da-opera”, nel suo aberrato ricordo dei CASATI-STAMPA e delle loro lussuose prime alla Scala. Ed e’ cosi’ che, nel 1978, per SILVIO BERLUSCONI, nel nome delle “BRIGATE ROSSE”, e con l’appoggio di GIULIO ANDREOTTI (che divenne Primo Ministro al posto di ALDO MORO), il truce MARIO MORETTI sequestro’, “processo’ “, e dopo 55 giorni uccise a bruciapelo ALDO MORO nel bagagliaio di un’auto, tentando prima con una pistola Walther (che naturalmente, in vero patetico stile “BRIGATE ROSSE”, fece cilecca), e poi finendo ALDO MORO con una raffica di undici colpi da una Skorpion, ed aprendo cosi’ la via politica romana a SILVIO BERLUSCONI. MARIO MORETTI fu successivamente arrestato, processato, e condannato per il delitto ALDO MORO (ma mai per l’assassinio di ANTONIO ANNARUMMA, ne’ per la strage di “PIAZZA FONTANA”, ne’ per il “peccato originale” di SILVIO BERLUSCONI, cioe’ il delitto CASATI-STAMPA, ne’ per la macellazione di GIANGIACOMO FELTRINELLI, ne’ per l’omicidio di PIER PAOLO PASOLINI), sconto’ parte della pena, e fu rilasciato nel 1994. Assai logicamente MARIO MORETTI lavora oggi (2010) proprio per SILVIO BERLUSCONI a “IL GIORNALE”, societa’ di proprieta’ di PAOLO BERLUSCONI, che la ottenne da SILVIO BERLUSCONI nel 1994. MARIO MORETTI, assassino di ALDO MORO, libero? Misteriosamente, si’. Il 23 gennaio 1993 MARIO MORETTI esce per la prima volta dal carcere di OPERA grazie ad un permesso di quattro giorni per frequentare un corso di aggiornamento presso la sede di Lombardia Informatica, alla “REGIONE LOMBARDIA”, sotto ROBERTO FORMIGONI. E appena uscito dal carcere, MARIO MORETTI divenne l’impiegatino-lacche’ di ROBERTO FORMIGONI alla “REGIONE LOMBARDIA”. ROBERTO FORMIGONI, “formidabile-ma-formabile” sagrestano-blasfemo, divenne Presidente della “REGIONE LOMBARDIA” nel 1995, proprio durante il primo Governo di SILVIO BERLUSCONI. ROBERTO FORMIGONI, amichetto di SILVIO BERLUSCONI e fanatico “kapo’ nazista” di “COMUNIONE E LIBERAZIONE”, e’ figlio di quel killer EMILIO FORMIGONI, comandante delle super-fasciste “BRIGATE NERE” di Missaglia, che fu l’autore principale dell’ “ECCIDIO DI VALAPERTA” come “ul puse’ catif” – il piu’ cattivo. Dopo aver commesso l’ “ECCIDIO DI VALAPERTA”, EMILIO FORMIGONI si fece latitante all’estero, e ricomparve anni dopo a Lecco, dove continuò a vivere, facendo carriera come ingegnere dell’ENEL, e mori’, anche lui impunito, il 6 febbraio del 2000, a 98 anni. Fu MARIO MORETTI l’autore della strage CASATI-STAMPA? Sarebbe illogico pensare che MARIO MORETTI se ne sarebbe rimasto tranquillo a Milano, in via delle Ande 15, con la mogliettina Amelia Cochetti, maestra d’asilo, ed il figlioletto Marcello Augusto MASSIMO (si’, tutti nomi imperialissimi, ed anche il nome MASSIMO, in onore del suo grande amico fascista romano MASSIMO MINORENTI, quel membro del “MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO” successivamente liquidato a sangue freddo da MARIO MORETTI stesso), lavorando alla “SIT-SIEMENS”, sia pur appagando il proprio spirito psicopatico con volantini e sequestri e bombe del tipo “PIAZZA FONTANA”, senza pensare ai CASATI-STAMPA ed alle loro immense fortune. L’opportunita’ fornita a MARIO MORETTI da SILVIO BERLUSCONI avrebbe senza dubbio sostenuto l’intenzionalita’. E MARIO MORETTI dimostro’ ripetutamente una fortissima e tragica volonta’ di commettere crimini ottusi ed intemperati. Negli anni 1968-1969 aveva studiato alla “UNIVERSITA’ CATTOLICA” sotto LUIGI GIUSSANI, il fondatore di “COMUNIONE E LIBERAZIONE”, e MARIO MORETTI conservo’ i definitivi tratti di servilismo cattolico e di opportunismo fascista, del tipo “PIAZZA FONTANA”, riscontrabili anche in personalita’ di tipo “COMUNIONE E LIBERAZIONE” come ANTONIO “TONI” NEGRI e come ROBERTO FORMIGONI, quel bieco servilismo e quel maleodorante opportunismo che contraddistinguono a tutt’oggi il medievale mondo oscurantista di “COMUNIONE E LIBERAZIONE”, pieno di abbietti criminali, e di innocenti idioti che ancora credono ciecamente nella sacra verginita’ della Madonna e nella purissima onesta’ di SILVIO BERLUSCONI. Per MARIO MORETTI e per tutti gli altri falliti eroi cattolici che lo circondavano, novelli crociati di una chiesa fascista in dissoluzione, il romeno Codreanu con la sua “Guardia della Coscienza Nazionale” (con Pancu), con la sua “Associazione di Studenti Cristiani” (in Iasi), con la sua “Lega” (“Lega per la Difesa Cristiano-Nazionale”, con Cuza), con la sua “Legione dell’Arcangelo Michele” (il “Movimento Legionario”, che Codreanu si invento’ mentre era in carcere), con i suoi “Fratelli della Croce” (con Stelescu), con la sua “Guardia di Ferro” (con Sima), con il suo “Movimento ‘Tutto per la Patria’ ”, con il suo “Raggruppamento CZC” (con il proprio padre fascista), con il suo “Gruppo di Lavoratori Legionari” (con Clime, e poi con Groza), con il suo “Aiuto Legionario”, con il suo “Squadrone della Morte”, con i suoi ”Decemviri” (volgari sicarii, con i quali elimino’ l’amico Stelescu), e con lo “Stato Nazionale Legionario”, Codreanu, l’arci-nazista Corneliu Zelea Codreanu per MARIO MORETTI rimase sempre il mitico ideale para-militare da seguire e da imitare. Codreanu, come MARIO MORETTI, ANTONIO NEGRI, CARLO FIORONI, e ROBERTO FORMIGONI, idealizzava una forma anti-marxista di anarco-collettivismo, realizzato attraverso corporativismo federativo, con un “necessario” grado di violenta apocalittica distabilizzazione sociale al fine di agevolare l’orgasmica “seconda-venuta-del-cristo”. E’ possibile naturalmente immaginarci anche questi cristiani italiani, MARIO MORETTI, ANTONIO NEGRI, CARLO FIORONI, e ROBERTO FORMIGONI, al galoppo su cavalli bianchi tra Olbia e Frascati, certo… Fu SILVIO BERLUSCONI il mandante degli omicidi MARIO MORETTI? Di pari passo, sarebbe illogico pensare che un carattere vizioso e viscido come SILVIO BERLUSCONI se ne sarebbe rimasto tranquillo a Milano, lavorando in costruzioni, conducendo una vita modesta, con la mogliettina Carla Elvira Lucia Dall’Oglio ed i due figlioletti Maria Elvira “Marina” Berlusconi, e PIER SILVIO BERLUSCONI (“Dudu”), senza pensare, con costante ed irritante prurito, ai CASATI-STAMPA ed alle loro vastissime fortune. Anche qui l’opportunita’ fornita a SILVIO BERLUSCONI da LUIGI BERLUSCONI avrebbe decisamente sostenuto l’intenzionalita’. E SILVIO BERLUSCONI ha ripetutamente dimostrato nella propria vita la sua fortissima e tragica volonta’ di recrutare anime ottuse ed intemperate, non solo per fini goliardici e stravaganti, ma anche per brutalissimi omicidi e mega-stragi. Ed i toni di immoralita’ nella vita di SILVIO BERLUSCONI hanno sempre raggiunto livelli altissimi, come dimostrano le relazioni ufficiali di SILVIO BERLUSCONI con varie ragazze-squillo e con attricette di varieta’, come la “Valeria Lario” (Miriam Bartolini, attrice di terza categoria proprio come Clara Petacci, la “Claretta” del “Ben” – come lei stessa aveva soprannominato BENITO MUSSOLINI), con la quale ebbe una figlia fuori-letto ed in stato di adulterio (Barbara, nata nel 1984), e poi due altri figli dopo aver divorziato nel 1985 la Dall’Oglio (Eleonora, nata nel 1986, e Luigi, nato nel 1988). Il salesiano SILVIO BERLUSCONI sposo’ la concubina “Lario” solo nel 1990, essendovi stato costretto a farlo dai familiari di lei, un vero “matrimonio-alla-lupara” (divorziati nel 2010): nessuna sorpresa che SILVIO BERLUSCONI durante il corso di tutta la sua vita se la fece anche con altre sgualdrine. Anche RENATO CURCIO fu arrestato, processato, e condannato per altre ignobili azioni di banditismo comune effettuate sotto l’ignobile nome delle “BRIGATE ROSSE”. RENATO CURCIO sconto’ parte della pena, fu scarcerato nel 1998, lavora oggi (2010) come scrittore, ed ha pubblicato parecchi libri per varie editoriali controllate da SILVIO BERLUSCONI. Fu RENATO CURCIO mai di sinistra? Mai: RENATO CURCIO comincio’ nella “Giovane Nazione” e nella “Giovane Europa” del nazi belga Jean-Francois Thiriart, divenne membro della ultra-fascista “Europa Civilta’ “ di Trento, e continuo’ poi nella cattolicissima “Universita’ di Trento” di Flaminio Piccoli, finendo dopo nei tentacoli vischiosi e velenosi del nazi italiano SILVIO BERLUSCONI. CESARE PREVITI rimase l’avvocato di SILVIO BERLUSCONI, lavoro’ alla “EDILNORD”, alla “IMMOBILIARE IDRA”, ed alla “FININVEST”, proprieta’ di SILVIO BERLUSCONI, divenne “Ministro della Difesa” (sic) nel primo Governo SILVIO BERLUSCONI nel 1994, e Deputato dal 1996 al 2001 (per il partitastro di SILVIO BERLUSCONI dal ridicolissimo nome fascistoide di “FORZA ITALIA”), prima di sparire in un nauseabondo giro di bustarelle, di processi, di ignominia, e persin di carcere. Come perfetto verme, CESARE PREVITI aveva anche avuto la vergognosa faccia tosta di offrire il proprio braccio alla giovane ANNA MARIA CASATI-STAMPA il giorno dei funerali dei CASATI-STAMPA, giorno che per la timida ANNA MARIA CASATI-STAMPA era veramente tragico, ma che per il vile e brutale trio “CESARE PREVITI-SILVIO BERLUSCONI-MARIO MORETTI” fu un giorno di assoluto trionfo, se visto con la loro distorta ottica di inveterati criminali senza scrupoli. Nel 1979 (quando MARIO MORETTI era ancora in liberta’), CARMINE PECORELLI, giornalista d’assalto, fu ucciso a rivoltellate a Roma. GIULIO ANDREOTTI fu condannato a 24 anni per l’omicidio CARMINE PECORELLI, ma la Corte di Cassazione di SILVIO BERLUSCONI annullo’ la condanna. CARMINE PECORELLI, “Mino”, fu ucciso perche’ aveva trovato le tracce di MARIO MORETTI e SILVIO BERLUSCONI per i delitti CASATI-STAMPA e GIANGIACOMO FELTRINELLI, e gli indizi (susseguentemente provati corretti anche dalle Corti) di MARIO MORETTI e GIULIO ANDREOTTI per l’assassinio ALDO MORO. Il delitto CARMINE PECORELLI non fu mai chiarito, e, per ragioni ignote (o note), MARIO MORETTI non fu mai indagato per aver sparato CARMINE PECORELLI. E dopo CARMINE PECORELLI (che era riuscito a rintracciare le illecite connessioni tra “HYPERION” – codice “TT”, per “Think Tank”- e SILVIO BERLUSCONI, connessioni di cui GIULIO ANDREOTTI era gia’ segretamente al corrente nel 1974), fu il silenzio totale sui casi CASATI-STAMPA e GIANGIACOMO FELTRINELLI, dato che tutti i giornalisti avevano ricevuto un inequivocabile sanguinolento avvertimento firmato “Silvio non perdona”. Quando rimangono inopposte, le orrende forze delle dittature fasciste si manifestano ripetutamente con rinnovata energia, e spesso nelle stesse identiche e terrificanti forme. GIANGIACOMO FELTRINELLI aveva solo dieci anni di eta’ quando suo padre, CARLO FELTRINELLI, fu ucciso nel 1935 dai sordidi fascisti perche’ si era opposto ai tentativi (purtroppo piu’ tardi tragicamente realizzati) di BENITO MUSSOLINI di nationalizzare 39 significanti societa’ industriali che la famiglia FELTRINELLI personalmente possedeva e controllava. Ed il figlio di GIANGIACOMO FELTRINELLI, anche lui chiamato CARLO FELTRINELLI, aveva pure solo dieci anni di eta’ quando suo padre, GIANGIACOMO FELTRINELLI, fu ucciso nel 1972 dai sordidi fascisti perche’ si era opposto ai loschi tentativi (purtroppo piu’ tardi tragicamente realizzati) di SILVIO BERLUSCONI di monopolizzare industria, cultura, e politica in una ripugnante manifestazione di crudo fascismo che ha retrocesso l’Italia agli oscuri periodi del feudalismo medioevale. Nel 1984 (lo stesso anno in cui le “BRIGATE ROSSE” assassinarono Leamon Hunt), ENRICO BERLINGUER, durante un comizio a Padova mori’ all’improvviso, forse assassinato a distanza con un potente e preciso raggio laser alla testa, che gli causo’ una massiva emorragia intracerebrale (questo possibile delitto non fu mai investigato o chiarito). E, dopo ENRICO BERLINGUER, in Italia fu il diluvio del populista-neo-fascista SILVIO BERLUSCONI, dato che tutti gli “ostacoli” politici di sinistra erano stati rimossi. Nel 1986 (lo stesso anno in cui le “BRIGATE ROSSE” assassinarono Lando Conti), OLOF PALME, il Primo Ministro socialdemocratico svedese, fu ucciso a rivoltellate da un sicario all’uscita di un teatro, a Stoccolma. Varii elementi delle “BRIGATE ROSSE”, rifugiati a Stoccolma, si muovevano nei circoli croati dei fascisti Ustasha, ma nessuno di loro fu mai implicato nel delitto (questo delitto, perpetrato sotto il nome codice “Operazione Albero” – dalla “palma” per “Palme”, non fu mai investigato o chiarito). “CIA agent Ibrahim Razin claimed that three days before the OLOF PALME assassination, Philip Guarino, a member of the Republican circle around George H. W. Bush, received a telegram signed by LICIO GELLI and sent by one of his men, Umberto Ortolani (‘Capobastone della Strage di Bologna del 1980’), from ‘one of the southernmost regions of Brazil’. The telegram said: ‘Tell our friend that the Swedish palm will be felled.’ As yet (2010), the OLOF PALME murder has not been solved.” E, dopo OLOF PALME, in Svezia fu il diluvio del populisti-neo-fascisti “Moderati”, dato che tutti gli “ostacoli” politici di sinistra anche la’ erano stati rimossi. Nel 1988 (lo stesso anno in cui le “BRIGATE ROSSE” assassinarono Roberto Ruffilli con la stessa mitraglietta Skorpion usata per la “Strage di Acca Larentia” nel 1978), Marisa Bellisario, socialista, dirigente della “SIT-SIEMENS” (allora “Italtel”), mori’, forse assassinata con una serie di raggi laser al torace, che le causarono molteplici tumori (anche questo possibile delitto non fu mai investigato o chiarito), in un ultimo attacco delle fatiscenti “BRIGATE ROSSE” contro la storica “SIT-SIEMENS”. Infatti fu proprio nel cuore della “SIT-SIEMENS” che le “BRIGATE ROSSE” avevano iniziato, nel lontano 1970, i loro piani di distabilizzazione per favorire il futuro avvento di quel tipo di forze fasciste di SILVIO BERLUSCONI, contraddistinte da squallidi nomi come “FORZA ITALIA” (fondato da SILVIO BERLUSCONI con quel MARCELLO DELL’UTRI che fu messo in liberta’nel 2009 in attesa dell’appello per 9 anni di condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa), “Polo delle Liberta’ “, “Polo del Buon Governo”, “Contratto con gli Italiani”, “Miracolo Continuo”, “Berlusconi Presidente”, “CASA DELLE LIBERTA’ ”, “Spazio Azzurro”, “ Circoli della Liberta’ “ (associati a “COMUNIONE E LIBERAZIONE” dal 1986 a Rimini nei “Meeting-per-l’amicizia-fra-i-popoli”), “Circoli dei Giovani” (presieduti da MARCELLO DELL’UTRI), “POPOLO DELLA LIBERTA’ “ … liberta’ si’, quella di mutilare ed assassinare, ripetutamente ed impunemente. Nel 1994 GIOVANNI SPADOLINI, Presidente del Senato proprio prima del tragico avvento di SILVIO BERLUSCONI al potere (SILVIO BERLUSCONI nel 1994, quando divenne Primo Ministro per la prima volta, nomino’ il proprio servo Scognamiglio come Presidente del Senato al posto di GIOVANNI SPADOLINI), mori’, forse assassinato a mezzo avvelenamento da stronzio, che gli causo’ molteplici tumori all’intestino (nemmeno questo ennesimo delitto fu mai investigato o chiarito). Molti anni addietro, il 3 marzo 1972, quello stesso GIOVANNI SPADOLINI era stato licenziato in tronco dalla sua posizione di Direttore Responsabile del “CORRIERE DELLA SERA” perche’ aveva dichiarato le proprie intenzioni di iniziare, nel nome del “CORRIERE DELLA SERA”, accurate indagini sul sequestro ad opera delle “BRIGATE ROSSE” del dirigente “SIT-SIEMENS” IDALGO MACCHIARINI, che era avvenuto quello stesso giorno, il 3 di marzo 1972. GIOVANNI SPADOLINI intendeva pubblicare sul “CORRIERE DELLA SERA” stesso, contrariamente alla volonta’ dei cattolicissimi Crespi, i dettagliati risultati delle ricerche sulle inquietanti attivita’ delle “BRIGATE ROSSE”, e sul possibile coinvolgimento di SILVIO BERLUSCONI nelle sospettose vicende. GIOVANNI SPADOLINI aveva indubbiamente ragione, e solo due settimane piu’ tardi le “BRIGATE ROSSE” misero in atto il sequestro e l’assassinio di GIANGIACOMO FELTRINELLI, atto che forse inizialmente era stato pensato da CARLO FIORONI e MARIO MORETTI come un sequestro a scopo di riscatto, simile al loro modus-operandi, nel 1975 in “POTERE OPERAIO”, o “PotOp”, con CARLO SARONIO, sempre nel 1975 nelle brutali “BRIGATE ROSSE” con Vittorio Vallarino Gancia (ad opera di RENATO CURCIO), e nel 1977 con Piero Costa (ad opera di MARGHERITA CAGOL). Cosi’ GIOVANNI SPADOLINI fu scacciato dal “CORRIERE DELLA SERA”. E quando Piero Ottone nel 1972 divenne Direttore Responsabile del “CORRIERE DELLA SERA”, sostituendo GIOVANNI SPADOLINI, INDRO MONTANELLI lascio’ il “CORRIERE DELLA SERA”, e fondo’ “Il Giornale Nuovo”. Susseguentemente le “BRIGATE ROSSE”, nel 1977, decisero di colpire alle gambe INDRO MONTANELLI con tre pallottole. Anni prima, INDRO MONTANELLI era stato condannato a morte dai nazi-fascisti, nel 1944, ed era stato rinchiuso nel carcere di “SAN VITTORE” a Milano, ma era stato poi graziato per intervento dell’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Ildefonso Schuster: cosi’ in realta’ le nazi-fasciste “BRIGATE ROSSE” gambizzarono INDRO MONTANELLI nel passato nome dei nazi-fascisti. E delle “BRIGATE ROSSE”, e di SILVIO BERLUSCONI, INDRO MONTANELLI in seguito scrisse: “Il ‘berlusconismo’ è veramente la volgarità, la bassezza, la feccia che risale il pozzo”. Al riguardo della connessione fra i gruppi editoriali di SILVIO BERLUSCONI e la scuola di lingue “HYPERION” di Parigi (gia’ “Agora’ “, e successivament “Kiron”), che aveva visto MARIO MORETTI come uno dei fondatori (assieme al “SUPERCLAN”, composto da CORRADO SIMIONI di Radio Free Europe, DUCCIO BERIO del SID, e Vanni Mulinaris del “COLLETTIVO POLITICO METROPOLITANO” di RENATO CURCIO) (tutti elementi cattolici, presenti al vergognoso convegno feudale-religioso di “monsignor” Luigi Maverna e SALVATORE VECA all’Hotel Stella Maris di Chiavari nel novembre del 1969, convegno evidentemente assurdo, con sotto-toni radicali, ma organizzato pubblicamente dai fascisti in combutta con la DIGOS allo scopo di falsamente orientare la colpa per gli imminenti attentati, come “PIAZZA FONTANA”, sulla sinistra e dal convegno di Chiavari emerse l’infame “Libretto Giallo”, giallo, come gli stessi colori del Vaticano), una simile connessione non e’ ancora stata stabilita (2010), ma e’ logica. Si sa comunque che l’ “HYPERION” nell’autunno del 1977, cioe’ prima del sequestro ALDO MORO, aveva aperto due sedi satelliti a Roma, in via Nicotera 26 e in viale Angelico 38 (nella quale si insedio’ CORRADO SIMIONI), ed una a Milano, in via Albani 33, sedi che furono tutte chiuse in gran fretta nel giugno del 1978, proprio poco dopo la tragica fine di ALDO MORO. ANNA MARIA CASATI-STAMPA si sposo’ con un altro “nobile”, Pierdonato Dona’ dalle Rose, ed andarono insieme a vivere in Brasile, dove gestiscono un canile vicino a Brasilia. CORRADO ALUNNI, fondatore nel 1976 della crudelissima “Prima Linea” (responsabile di piu’ di venti omicidii), condannato sia per il delitto ALDO MORO, sia per aver ucciso nel 1980 una guardia carceraria durante l’evasione da “SAN VITTORE” eseguita in combutta col bandito comune RENATO VALLANZASCA, e’ oggi (2010) in liberta’, lavora in informatica, si e’ sposato con Marinella Zoni (anche lei delle BRIGATE ROSSE), ed insieme hanno un bambino. E recentemente anche RENATO VALLANZASCA, “Rene’ ”, e’ stato rilasciato dal carcere di OPERA, ha lanciato un blog commerciale, e si e’ sposato con Antonella d’Agostino, il suo banditesco amore d’infanzia. Cosi’, i criminali, tutti felici, e le vittime, tutte morte. Circa la connessione tra MARIO MORETTI e l’assassinio, nel marzo del 1972, di GIANGIACOMO FELTRINELLI, che MARIO MORETTI fece apparire come un accidente, o persino come un suicidio, una simile connessione non e’ ancora stata stabilita dalle autorita’ (2010), ma e’ ovviamente logica. Le autorita’ “inquirenti” fecero finta di accettare – e susseguentemente, in effetti assai sorprendentemente, accettarono – la versione teatrale messa su da MARIO MORETTI, “tralicci-e-dinamite”, e la messinscena fu composta al traliccio Terna, gia’ AEM, numero 71, proprio a Segrate, su terreni adiacenti alle proprieta’ “MILANO DUE” di SILVIO BERLUSCONI, e la cosa fu messa a dormire, col sonno, anche in questo caso, degli ingiusti. Mentre GIANGIACOMO FELTRINELLI, gia’ vero eroico partigiano anti-fascista nella guerra di liberazione, era un vero ideologo di sinistra, operando anche attraverso i “GRUPPI D’AZIONE PARTIGIANA”, quel MARIO MORETTI e gli altri nelle “BRIGATE ROSSE” erano “sinistri estremisti” che operavano agli ordini egotistici e megalomani di SILVIO BERLUSCONI, che vedeva l’editoriale di GIANGIACOMO FELTRINELLI come un “noioso ostacolo” alla totale avanzata SILVIO BERLUSCONI nell’area dei media. SILVIO BERLUSCONI temeva GIANGIACOMO FELTRINELLI, e MARIO MORETTI temeva i “GRUPPI D’AZIONE PARTIGIANA”. Per inciso, nessun attentatore avrebbe mai tentato di abbattere quel traliccio “71”, un traliccio con una base enorme, di oltre 20 metri (tuttora in piedi – 2010 – vicino a via Atene, presso la Strada Provinciale 103, a Segrate, a soli due chilometri ad est dei terreni di “MILANO DUE” di SILVIO BERLUSCONI), traliccio che anche con una intera tonnellata di tritolo non sarebbe andato giu’: l’idea che GIANGIACOMO FELTRINELLI avesse pensato di dinamitare quel traliccio e’ completamente e manifestamente assurda. GIANGIACOMO FELTRINELLI era stato sequestrato da MARIO MORETTI, forse per esigere un riscatto dalla famiglia di GIANGIACOMO FELTRINELLI (GIANGIACOMO FELTRINELLI, “marchese” di Gargnano – dove la sua villa Feltrinelli era stata requisita da BENITO MUSSOLINI durante la Seconda Guerra Mondiale – era di era di una ricchezza inestimabile, dopo le pubblicazione del “Dottor Zivago” e del “Gattopardo”, di una ricchezza comparabile solo a quella dei CASATI-STAMPA – ed anche il padre di GIANGIACOMO FELTRINELLI, CARLO FELTRINELLI, suppostamente suicidatosi nel 1935 ma probabilmente assassinato dai fascisti, era alla sua morte una delle persone piu’ ricche d’Italia – gia’ lo zio Giacomo Feltrinelli era stato dichiarato dalla stampa “l’uomo piu’ ricco di Milano”), e la ultima “prigione” di GIANGIACOMO FELTRINELLI durante il sequestro era ovviamente ubicata nei cantieri di Segrate di “MILANO DUE”, allora in via di costruzione per conto della “EDILNORD” di SILVIO BERLUSCONI. Quando GIANGIACOMO FELTRINELLI fu ucciso, intenzionalmente o accidentalmente, da MARIO MORETTI, il cadavere fu gettato con dell’esplosivo sotto il traliccio, per fare apparire la morte come un fallito attentato, causato da GIANGIACOMO FELTRINELLI stesso. La famiglia di GIANGIACOMO FELTRINELLI (ed anche la compagnia editoriale “FELTRINELLI”) furono pronti a denunciare immediatamente l’evento come un sequestro-con-omicidio, ed anche il “CORRIERE DELLA SERA” inizialmente presento’ il fattaccio come un rapimento-con-assassinio. Anche Camilla Cederna e Eugenio Scalfari scrissero “GIANGIACOMO FELTRINELLI è stato assassinato”, ed ENRICO BERLINGUER defini’ l’assassinio e successiva copertura come “Una spaventosa messa in scena”. Serve notare che in precedenza anche altri fascisti, tra cui MARTINO SICILIANO, di “ORDINE NUOVO” (MARTINO SICILIANO era intestatario di un conto “FININVEST” di SILVIO BERLUSCONI in Svizzera, e riceveva pagamenti da Gaetano Pecorella, avvocato di SILVIO BERLUSCONI), avevano nel 1971 piani avanzati per sequestrare GIANGIACOMO FELTRINELLI da uno chalet in Austria (adiacente al castello del fascista Marco Foscari, in Carinzia, castello al quale MARTINO SICILIANO aveva libero accesso), chalet dove GIANGIACOMO FELTRINELLI aveva vissuto dal 1969, come latitante ricercato, con la quarta moglie, Sibilla Melega. E delle “BRIGATE ROSSE”, anche MARGHERITA CAGOL fu brevemente fermata ed interrogata per il delitto GIANGIACOMO FELTRINELLI, ma per misteriose ragioni MARGHERITA CAGOL ottenne un rilascio temporario, ed immediatamente dopo il rilascio MARGHERITA CAGOL colse l’occasione per scegliere la latitanza permanente, destinata ad un tragico e per lei prevedibile tramonto di distruzione e di morte. Il vincolo MARTINO SICILIANO – GIANGIACOMO FELTRINELLI indica che elementi fascisti connessi con MARTINO SICILIANO ed “ORDINE NUOVO”, e che piu’ tardi fecero parte delle “BRIGATE ROSSE”, come MARIO MORETTI, e che parteciparono in “POTERE OPERAIO”, come CARLO FIORONI (che piu’ tardi ricevette l’informazione necessaria per il sequestro di GIANGIACOMO FELTRINELLI proprio da MARTINO SICILIANO tramite un certo “Gunter” – amico del gangster RENATO VALLANZASCA – e tramite SALVATORE VECA, che aveva contatti all’interno dell’editoriale di GIANGIACOMO FELTRINELLI), furono tra gli autori della strage di “PIAZZA FONTANA” e delle bombe di Roma, tutti eventi coordinati per il 12 dicembre 1969. Le “BRIGATE ROSSE” (secondo le carte trovate nel covo “caldo” delle “BRIGATE ROSSE” di Robbiano di Mediglia nel 1974), in una loro “indagine” su “PIAZZA FONTANA”, “condannarono” GIUSEPPE PINELLI (“Pino”) per avere procurato gli esplosivi usati in “PIAZZA FONTANA”: ovviamente quei membri delle “BRIGATE ROSSE” sapevano esttamente chi aveva direttamente commesso il fatto (loro stessi), e chi aveva partecipato alla nefandezza, cioe’ quegli anarco-sindacalisti del gruppo a cui apparteneva anche GIUSEPPE PINELLI, il “CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA”, geograficamente e ideologicamente non lontano dai circoli anarco-sindacalisti della “SIT-SIEMENS”, maligno cuore storico delle “BRIGATE ROSSE” e campo-giochi-fascisti di quel criminale emergente che era MARIO MORETTI, che in quegli anni faceva la spola tra l’esame “Dottrina e Morale Cattolica” alla “UNIVERSITA’ CATTOLICA”, e la “FIM-CISL” cattolica alla “SIT-SIEMENS”. Fu con molta probabilita’ MARIO MORETTI stesso che, durante una dimostrazione “CISL” di fronte al “TEATRO LIRICO” di Milano, il 19 Novembre 1969, colpi’ ed uccise con un tubo di acciaio il poliziotto ANTONIO ANNARUMMA, un atto di pura vendetta perche’ una vettura della polizia aveva investito due lavoratori “CISL”, amici di of MARIO MORETTI. Come fu il caso per SILVIO BERLUSCONI, la cui vita assunse una dimensione criminale causata dalla circostanza che il proprio padre, LUIGI BERLUSCONI, aveva accesso ai dati bancarii dei CASATI-STAMPA, cosi’ per MARIO MORETTI l’evento ANTONIO ANNARUMMA fu una circostanza che muto’ tremendamente il corso degli eventi e che completo’ la trasformazione di MARIO MORETTI nel mostro che in effetti divenne. MARIO MORETTI, da buon fascista cattolico, aveva avuto una profonda fede nei sistemi fanfaniani basati su subdola ipocrisia politica, ma quando gli agenti colpirono i suoi due amici sindacalisti al “TEATRO LIRICO”, qualcosa all’interno di MARIO MORETTI si spezzo’. MARIO MORETTI si era appena sposato, il 29 settembre del 1969, con la sua maestrina di scuola in una comune anarchica di piazza Stuparich (proprio adiacente alla “SIT-SIEMENS”), e, pur sognando per se stesso atti di immaginario folgorante assurdo eroismo, prevedeva in effetti una vita di secondo piano. Vedendo sui giornali l’enorme impatto, seppur negativo, che ebbe l’assassinio di ANTONIO ANNARUMMA, un folle salto di qualita’ proietto’ MARIO MORETTI sul primo piano della cronaca nera, e MARIO MORETTI comprese nella sua mente fertilizzata da megalomania che, anche da solo, con atti di estrema violenza poteva impressionare la societa’ in una maniera massiccia ed improvvisa, straordinaria ed imprevedibile. Fu inoltre la circostanza dei contatti con SILVIO BERLUSCONI per il massacro CASATI-STAMPA che pose MARIO MORETTI su una traiettoria meno casuale e piu’ scelleratamente programmatica. L’assassinio di ANTONIO ANNARUMMA rimane a tutt’oggi non-risolto (2010). MARIO MORETTI era in effetti il misterioso “uomo-del-taxi”, che il tassista cattocomunistanarchico CORNELIO ROLANDI aveva depositato in “PIAZZA FONTANA” la sera del 12 dicembre 1969. CORNELIO ROLANDI svio’ l’attenzione degli investigatori col puntare immediatamente l’indice, invece che su MARIO MORETTI, su altri personaggi che conosceva, come PIETRO VALPREDA (gia’ membro del “CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA”, ed amico di GIUSEPPE PINELLI). La banca originariamente intesa per l’attentato, invece della Banca Nazionale dell’Agricoltura, era in effetti la “BANCA RASINI”, la banca dei CASATI-STAMPA (ma piazza Mercanti non permetteva un facile accesso ai taxi), e la bomba inesplosa disinnescata quello stesso giorno di dicembre in piazza della Scala (alla Banca Commerciale Italiana) era originariamente stata destinata da MARIO MORETTI al Teatro alla Scala, ma i piani del MARIO MORETTI erano stati divelti all’ultimo momento da un’invasione di turisti svizzeri. La Scala aveva appena aperto la stagione 1969-1970 proprio cinque giorni prima, il 7 dicembre 1969, presentando Ernani con Domingo, Ghiaurov, e Abbado, serata che i CASATI-STAMPA attesero, come di consueto per il loro rito borghese alla prima della Scala, lasciando il loro puzzolente servo MARIO MORETTI ribollente di invidia e pieno di micidiali piani di “vendetta, tremenda vendetta”. E “oh se quel guerrier io fossi…” rintronava nel sottofondo della torbida mente di MARIO MORETTI. L’ardente invidia ed il profondissimo odio del MARIO MORETTI per i CASATI-STAMPA, invidia e odio che solo pochi mesi dopo trovarono la loro manifestazione totale nella strage MARIO MORETTI dei CASATI-STAMPA, avevano trovato la loro cruda espressione in questi attentati terroristici contro il monde-dore’ dei CASATI-STAMPA, un mondo di banche e di teatri: il modesto perito elettronico, cattolico e confuso, appena uscito dal convitto, appena entrato nella “UNIVERSITA’ CATTOLICA” e nel grand-monde di Milano, aveva appreso i rudimenti dell’elettronica di inneschi di bombe dagli anarchici della “SIT-SIEMENS” e del “CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA”, e li aveva messi prontamente in atto. E l’artificiere delle tre bombe esplose a Roma nello stesso giorno di “PIAZZA FONTANA” (il 12 dicembre 1969 in via Veneto, in piazza Venezia, ed all’Altare della Patria) fu quello stesso monello balilla MASSIMO MINORENTI, giovinastro avanguardista, dirigente di un circolo di gioventu’ fascista a Roma, con fama di picchiatore-nazi, gia’ amante della volgarissima Lola Falana, quel MASSIMO MINORENTI che MARIO MORETTI aveva messo in contatto con ANNA FALLARINO per i loro dissoluti piaceri romani al solo scopo di assassinarli tutti in massa, MASSIMO MINORENTI che MARIO MORETTI elimino’ senza esitazione alcuna. A tutt’oggi (2010) gli inquirenti hanno tralasciato la pista MARIO MORETTI -MASSIMO MINORENTI per gli attentati del 12 dicembre 1969, tuttora non risolti. E MARTINO SICILIANO, agendo attorno alla Scala quella sera di dicembre, con l’opportuno operatico nome di battaglia “Falstaff” (parte del gruppo fascista “La Fenice” di Giancarlo Rognoni – quel Rognoni che in effetti riusci’ anni dopo ad incendiare il Teatro La Fenice, nel 1996, con Enrico Carella e Massimiliano Marchetti), MARTINO SICILIANO ci mise il suo lurido zampino, assieme a CARLO FIORONI ed a VALERIO MORUCCI (amico di CARLO FIORONI, ed in “POTERE OPERAIO” con CARLO FIORONI dal 1968 al 1973). MARTINO SICILIANO persino ammise da “pentito” che lui stesso aveva ben pianificato, oltre al sequestro GIANGIACOMO FELTRINELLI per CARLO FIORONI, anche le bombe di Trieste e Gorizia dell’autunno 1969, come test per gli inneschi delle bombe di Milano e di Roma del 12 dicembre 1969, coordinate ed ispezionate anche da “zio Otto”, come ammise piu’ tardi “zio Otto” stesso, Carlo Digilio, “pentito” nel 1993. L’astuzia di MARIO MORETTI per la strage di “PIAZZA FONTANA” fu quella di recrutare il vile tassista CORNELIO ROLANDI per farsi trasportare con la pesante valigia-bomba in “PIAZZA FONTANA”, col micidiale patto che stabiliva che CORNELIO ROLANDI avrebbe implicato l’anarchico ballerino PIETRO VALPREDA, e che MARIO MORETTI avrebbe fatto filtrare ad ANTONINO ALLEGRA il nome di GIUSEPPE PINELLI, esperto in esplosivi. La questura ricevette ordine di seguire pedissequamente la pista “CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA”, che naturalmente condusse le autorita’ nel puro vuoto, lasciando MARIO MORETTI libero di pianificare il successivo crimine per conto di SILVIO BERLUSCONI, l’orribile strage CASATI-STAMPA nella bollente estate romana del 1970. In somma, l’eliminazione del “noioso ostacolo” GIANGIACOMO FELTRINELLI apri’ la via alle successive espansioni SILVIO BERLUSCONI nel mondo dell’informazione – o misinformazione – mondo che oggi (2010) in Italia e’ esclusivamente e tragicamente controllato dalle camicie nere di SILVIO BERLUSCONI. Inoltre, SILVIO BERLUSCONI ed i suoi sanguinarii gangster inscenarono negli anni settanta una lunga campagna di intimidazione e di terrore contro la famiglia MONDADORI, costringendo tutti i figli MONDADORI ad andarsene a vivere a Londra e ad abbandonare l’editoria e le reti televisive italiane, permettendo cosi’ ai fascisti di SILVIO BERLUSCONI di guadagnarne a poco a poco il controllo, anche con la puteolente collaborazione del corrotto giudice Vittorio Metta, che fu successivamente arrestato, processato, e condannato per l’affaire MONDADORI. Come conseguenza, la “FININVEST” di SILVIO BERLUSCONI divenne proprietaria di tutte le attivita’ MONDADORI, monopolizzando cosi’ tutta l’informazione in Italia, una triste eco di “Libro-e-Moschetto” del “VENTENNIO”. Vi e’ tuttavia un nuovo spiraglio di luce sul caso MONDADORI, dato che l’immunita’ concessa in precedenza a SILVIO BERLUSCONI per il caso MONDADORI fu sospesa nel 2009.
    • Patrizia Dessy luglio 1, 2010 a 7:39 am #

      Ottimo! Posso copiarlo? La paternità resta tua, è ovvio!

  19. Marco giugno 23, 2010 a 8:01 pm #

    Terribile! Il direttore si dimetta!!

  20. daniela giugno 23, 2010 a 10:23 pm #

    il diretore di max è un presuntuoso imbecille maschilista ,chi trova divertente la foto affermando che capita a tutti è un dmente senza un briciolo di senso critico ,ci avessero messo la sua di foto??

  21. LadyLindy giugno 24, 2010 a 7:13 am #

    si sono giustificati dicendo che volevano “riportare l’attenzione sulle sue vicende dopo tutti gli attacchi subiti”, ma a me sembra solo speculare sulla vita altrui

  22. gigi da como giugno 24, 2010 a 5:05 pm #

    Interessante…ma il tema di italiano era il 22 giugno…a metà mi sono frantumato lo scroto…cercate di fare commenti brevi e intelligenti la prossima volta..ho lo scroto arrossato ora x colpa del tuo tema prolisso e noioso…porca eva zingara

  23. Camilla giugno 24, 2010 a 8:27 pm #

    Ma c’è qualche demente che legge simili riviste ?

    SAVIANO SEI LA LUCE CHE ILLUMINA LE NOTTI INSONNI IN CUI PENSO CHE IL SOLE NON SORGERA’ PIU’. GRAZIE E ANCORA GRAZIE !

    • Patrizia Dessy luglio 1, 2010 a 7:49 am #

      Max è una stronzata patinata per gente che vorrebbe una vita patinata, ma non ce la fa. Così acquista 200 pagine di pubblicità inframmezzate da qualche riga di scemenze, il calendario dell’ultima tettuta mediaset, “giugno:la prova costume” e se con i culi non si scandalizza più nessuno, “mettiamoci un finto cadavere. Di quel tizio che ha scritto…non importa, su max mica si fa cultura…quello che potrebbe diventare cadavere davvero. Portiamoci avanti con il lavoro, dai!”
      C’è gente che lo compra, e non è nemmeno regalato!

  24. mauro giugno 25, 2010 a 7:17 pm #

    ‘mbè? è una bomba mentale…è la libertà artistica d’espressione…tutto questo indignarsi mi sembra faccia il gioco di chi lo vorrebbe realmente morto…ho letto solo questo: frasi di indignazioni…mi sarei soffermato un po’ di più sul contenuto del pezzo collegato ma non compro Max e qui non è riportato…se si stesse presentando la notizia della sospensione della scorta allo scrittore allora sarebbe più che sensato associarlo ad un’immagine così drammatica, per esempio e a mio avviso…credo che nessuno, a parte i mafiosi, possa desiderare per lui la fine del Che!

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  1. Tweets that mention Ecco la foto shock di Saviano “ammazzato” da Max « Il Post Viola -- Topsy.com - giugno 23, 2010

    […] This post was mentioned on Twitter by giulia carino, Il Popolo Viola. Il Popolo Viola said: Ecco la foto shock di Saviano all'obitorio: https://violapost.wordpress.com/2010/06/23/ecco-la-foto-shock-di-saviano-ammazzato-da-max-2/ […]

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