Mio padre è morto sorridendo – di Manfredi Borsellino

19 Lug

Pubblichiamo uno dei passaggi della testimonianza del figlio del giudice Paolo Borsellino che chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

di Manfredi Borsellino

11 Risposte to “Mio padre è morto sorridendo – di Manfredi Borsellino”

  1. Anna luglio 19, 2010 a 11:29 am #

    Un uomo che ha insegnato tanto a noi giovani. Un eroe. Grazie

  2. LadyLindy luglio 19, 2010 a 12:44 pm #

    questa testimonianza è bellissima. Onore a tutti loro.
    Fuori la mafia dallo stato

  3. Maria Paola luglio 19, 2010 a 1:00 pm #

    Un uomo che merita di essere ricordato, un buon padre per voi, ma anche per tutti noi

  4. mari luglio 19, 2010 a 1:36 pm #

    magnifica pesona che vive nei suoi figli

  5. luciana.carnevale luglio 19, 2010 a 2:11 pm #

    non ho commenti, che cosa si potrebbe dire? è comunque una lezione in più, un motivo per ricordare con maggiore stima e affetto paolo borsellino. ritengo si debba essere fieri di essere vissuti negli anni in cui è vissuto lui

  6. Francesco Casaretti luglio 19, 2010 a 3:03 pm #

    un caro abbraccio a Manfredi e un grazie di cuore per la sua testimonianza

  7. gisella luglio 19, 2010 a 3:29 pm #

    questa è espressione di pura civiltà……un dolore immenso espresso con parole semplici ke stringono il cuore…….manfradi…. la gente onesta sta dalla vostra parte onorando il nome di tuo padre e quello di giovanni falcone

  8. patrizia luglio 20, 2010 a 7:32 am #

    ringrazio Manfredi per questa testimonianza da cui traspare, a distanza di così tanto tempo, quel grande senso di dignità della famiglia Borsellino nell’affrontare il dolore di una perdita così grande.
    Confido che nel mio portafogli conservo gelosamente un articolo sbiadito di giornale in cui sono raffigurati sia Falcone che Borsellino perchè mi insegnino ogni giorno il valore del dovere e della giustizia.
    Non li dimenticherò mai e quando penso alla figura del magistrato io penso solo a loro.
    Patty

  9. Giuseppe Vollono luglio 20, 2010 a 1:15 pm #

    E’ grazie ad uomini come Paolo Borsellino che sono ancora fiero di essere italiano … dobbiamo a lui, a Falcone e agli uomini delle forze dell’ordine che ogni giorno rischiano la loro vita per difenderci dalla mafia, se esiste ancora un briciolo di legalità in Italianistan… loro sì che sono stati e sono eroi!!! Altro che Mangano!!! Grazie Paolo…

    “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene” – (PAOLO BORSELLINO – Palermo, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992)

    “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”. (GIOVANNI FALCONE)

    “La mafia è una montagna di merda”. (PEPPINO IMPASTATO)

  10. didodicidue luglio 20, 2010 a 3:51 pm #

    Grazie per avere postato questo stralcio. Rimarrà, ne sono certa, nei ricordi di molti per sempre.

  11. Franco luglio 20, 2010 a 10:12 pm #

    Dev’essere bello quel libro, con un titolo che mi ricorda una delle tante belle canzoni di Sergio Endrigo che sto canticchiando proprio in questi giorni “Era d’estate, tanto tempo fa. Era d’estate e tu eri con me”.
    L’editore naturalmente è un “minore”.

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