Voti, boss e poveri cristi, così la mafia elegge il presidente – Nostra inchiesta

5 Nov

All’edicola di piazza Mazzini, stamattina, due anziani commentano la notizia del giorno, l’inchiesta dei pm catanesi su mafia e politica che vede indagati -per concorso esterno- il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, suo fratello, Angelo, e altri esponenti del movimento autonomista e, più in generale, della destra catanese: “E dove sarebbe la novità? Lo sanno tutti che Lombardo è un mafioso”. Lo sanno tutti, anche quelli che l’hanno eletto con percentuali bulgare, anzi no siciliane, alle elezioni regionali del 2008: sette siciliani su dieci, un plebiscito che ricorda il famoso 61 a 0 con cui la Sicilia incoronò Berlusconi regalandogli la guida del Paese. E lo sa, forse, pure il Pd che non si è tirato indietro quando, nel bel mezzo dell’ultima guerra fratricida che ha lacerato e lacera la destra siciliana, ha offerto il proprio appoggio al nuovo governo Lombardo. Adesso i pm catanesi ricostruiscono, seppur tardivamante, lo scenario delle elezioni regionali del 2008 e l’esito, per nulla scontato, è questo: Lombardo eletto con l’aiuto della mafia. L’aiuto, cioè i soldi delle estorsioni, i soldi del boss Vincenzo Aiello che, appena due mesi dopo le elezioni, a giugno del 2008, così commentava la nomina di due magistrati, Massimo Russo e Giovanni Ilarda, nella nuova giusta regionale : “Gli ho dato i soldi nostri, del Pigno, per la campagna elettorale”. E poi, ancora, il sostegno militante dei Santapaola e degli Ercolano che i fratelli Lombardo incontravano di notte, nelle campagne catanesi o nelle sale giochi del centro, per chiedere voti e promettere soldi, finanziamenti pubblici, posti di lavoro per i galoppini.

“Sono impegnata con lo zio Pippo” mi dice una donna (la chiamerò Sara) nei giorni della campagna elettorale del 2008. “E lo zio Pippo dice di votare i fratelli”. I fratelli sono i Lombardo e lo zio Pippo è lo spazzino della zona del Distretto Militare, uno squadrioto, un santapaoliano che, però, per quella donna è “un santo, aiuta tutti”. Gli incontri tra l’entourage dello zio Pippo e Angelo Lombardo avvengono di sera in una sala giochi -blindata e videosorvegliata- di via Giordano Bruno. Sui vetri opachi, all’ingresso della sala giochi, campeggiano i manifesti col volto di Lombardo e quando provi ad avvicinarti c’è sempre un ‘caruso’ che ti chiede: “Chi cerchi?”. Ci provano anche due giornaliste di La7 su mia segnalazione ma niente, inavvicinabile: “Chi cercate?”. Il figlio di Sara, invitato ad una riunione serale in sala giochi, racconta che Angelo Lombardo arriva e fa il discorso, poi dà istruzioni ai galoppini (“scaricate i volantini”) e infine si apparta con lo zio Pippo. Il figlio di Sara riesce a parlare con Angelo Lombardo, ha bisogno di aiuto, di un lavoro: “Dammi il tuo numero, ti farò contattare dalla segreteria”.

Angelo Lombardo, fratello di Raffaele

“E’ finito tutto, mi dispiace”, dice un prete di periferia ai poveri cristi accorsi per recuperare qualche pacco di pasta. Le scorte del banco alimentare, nei giorni della campagna elettorale, non passano dalla parrocchia ma dal patronato. “Andate a Monte Po, parlate con Mirenda”. Maurizio Mirenda è un altro santo dell’Mpa (il consigliere comunale più votato a Catania nelle liste di Lombardo), uno che aiuta tutti ed è dai suoi patronati nei degradati quartieri di Monte Po e Librino che devi passare per prendere il pacco degli alimenti: pasta, zucchero, tonno, pelati, carne in scatola, biscotti per i picciriddi e volantini. In un’inchiesta di Exit, su mia segnalazione, un operatore riesce a riprende la scena di un anziano che esce dal patronato di Monte Pò con la busta della spesa. Una settimana prima delle elezioni, scrivo un articolo per un giornale antimafioso della zona, L’Isola Possibile, dedicato ai patronati. Il consigliere mi chiama, vuole incontrare  me e il direttore del giornale, Marco Benanti: “Non fatelo uscire, vi pago le spese della stampa”. Rimaniano scioccati: come faceva Mirenda a conoscere i contenuti del giornale ancora prima che uscisse in edicola? “Il tipografo mi ha detto che sta uscendo un articolo con la mia faccia” ci dice sbrigativamente Mirenda. E noi: “Non possiamo, il giornale è in stampa e comunque non possiamo autocensurarci”. Il giorno dell’uscita in edicola facciamo il solito giro per monitorare le vendite. Giornale esaurito ovunque: “E’ passato stamattina un ragazzo e ha comprato tutte le copie”.

Il mensile catanese L'Isola Possibile

E fu così che le copie del giornale con la faccia e con la storia di Mirenda  assunsero la forma di un piccolo rogo, acceso dai carusi, nelle sciare di Lineri. Ma anche la storia di Mario Tipo che ha il patronato nella poverissima periferia di Nesima. Mario Tipo, lombardiano di ferro, consigliere di municipalità è un altro santo che aiuta tutti. Ma proprio tutti. Anche suo cugino, Giovanni Fontanino alias Formaggino, un latitante del clan Santapaola, condannato per omicidio, cui Mario Tipo ha offerto rifugio in una delle stanze del suo patronato.

Un giorno mi chiamarono i carabinieri di piazza Verga. Volevano notizie sulle inchieste giornalistiche fatte in quei giorni, volevano sapere di Mirenda, di Tipo, del galoppino col volto oscurato durante l’intervista dei giornalisti di Exit che rivela candidamente quanto costi un voto dalle parti di San Cristoforo, come ottenere quei 50 euro o quei buoni benzina in cambio di un colpo di matita nell’urna.  Da quelle denunce partì un’inchiesta. Oggi quell’inchiesta, assieme ad altre, è a pagina 25 di Repubblica, sulla bocca dei due anziani che chiacchierano davanti all’edicola di piazza Mazzini: “Lombardo eletto con l’aiuto di Cosa Nostra”. E dove sarebbe la novità, lo sanno tutti che è un mafioso.

Il boss catanese Nitto Santapaola

 

M.M.

9 Risposte to “Voti, boss e poveri cristi, così la mafia elegge il presidente – Nostra inchiesta”

  1. Carlo Sangalli novembre 5, 2010 a 1:40 pm #

    Hanno ragione quegli anziani all’edicola: dove sta la notizia.
    Forse, se incominciassimo a veder arrestare anche qualche politico per mafia (collusione, fiancheggiamento, condivisione, quel che si vuole) potremmo iniziare a parlare di “Notizia”.

  2. Elisa Etro novembre 5, 2010 a 2:26 pm #

    Alle prossime elezioni, se si vuole cambiare qualcosa, occorre presidiare tutti i seggi,a partire dalla Sicilia controllandoli a vista, non solo da parte delle forze dell’ordine, ma anche dai rappresentanti di lista o semplicemente dai cittadini , laddove non ci sono i rappresentanti di lista. Si può fare; ce lo stanno dimostrando quelli che stanno facendo il controllo dei rifiuti a Terzigno.METTENDOSI INSIEME, SI PUO’ FARE.
    Abbiamo visto che fine ha fatto la democrazia non vigilata in Italia.Inutile che ci si lamenti della BB ,se poi non si agisce in modo da riprendersi la sovranità popolare , consegnata alla criminalità organizzata,che oggi è arrivata a governare tutto il Paese.
    Ognuno deve farsi responsabile della parte di territorio in cui vive , perchè è lì che ci si trova in prima linea e fronteggiare chi vuole distruggere i principi democratici.

    • Alessandro novembre 6, 2010 a 5:27 pm #

      Sono d’accordo al 100%! Questo è il passo successivo al riscontro e alla denuncia di illeciti di questo tipo, ovvero riprendersi il territorio. Basta leggere le notizie, lanciare anatemi sui social network e/o lamentarsi, quello va bene, è andato bene fino ad ora. Adesso bisogna fare le cose che hai descritto, partendo dal presupposto e prendendone consapevolezza, che noi siamo il popolo e siamo tanti, loro pochi, veramente pochi.
      Grazie.

  3. L'Etrusco di Vetulonia novembre 5, 2010 a 8:55 pm #

    Tutto il mondo è paese! Aveva ragione “Il Gattopardo” si fà la rivoluzione per non cambiare niente. E’ dai tempi dei dominatori spagnoli che c’è la MAFIA, l’anno istituita loro per controllare il territorio e la popolazione.

  4. gianni novembre 5, 2010 a 9:55 pm #

    ci sarà mai una rinascita a Catania, dal momento che la mancanza di lavoro alimenta il clientelismo , a tutti i livelli dalle classi più povere sino a quelle che dovrebbero essere le cosiddette classi colte ? Il potere a Catania si basa essenzialmente sulla mancanza di lavoro ,sul monopolio dell’informazione , sul parassitismo diffuso degli estortori e sul’uso distorto e criminale dei soldi dello stato.

  5. valtamr novembre 6, 2010 a 4:31 pm #

    E questo dimostra che servirebbero davvero gli osservatori ONU alle elezioni, come si suggeriva in precedenza, tra il serio e il faceto.

  6. liborio martorana novembre 6, 2010 a 10:40 pm #

    Storia vecchia questa di Lombardo ex compagno di partito di Totò Cuffaro detto anche vasa-vasa condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
    Dicevo storia vecchia perchè già all’indomani della elezione di Lombardo già si cominciava a muovere la magistratura per sospetto voto di scambio.
    Raffaele Lombardo veniva eletto governatore della sicilia ed il fratello angelo diventava deputato nazionale.Sui motivi che portano a fare eleggere personaggi come Cuffaro, Lombardo e loro consimili in sicilia e nel meridione in generale, c’è da dire che ciò avviene sol perchè larghi ceti abbietti, dietro promesse che non verranno mai mantenute, oppure anche solo l’elargizine di denari o di beni materiali tipo telefonini, buoni benzina o anche sacchetti di spesa non si esumano dal votare questi personaggi.
    Questo fa si che un popolo quando viene tenuto legato al giogo della miseria materiale, culturale ed intellettuale, sarà sempre un popolo che non avrà mai la libertà di decidere per la propria vita e per il futuro dei propri figli.

  7. Dieguinho novembre 7, 2010 a 9:39 am #

    Forse basterebbe che le forze dell’ordine, un po’ in tutti i seggi, ma in quelli più a rischio in particolare, si impegnassero a) a NON fare entrare nel seggio borse, giacche e telefoni b) a perquisire chi va a votare (a mali estremi, estremi rimedi) c) a pedinare, in borghese e random, un po’ di persone uscite dai seggi.

    Inoltre: 1) ci vorrebbe un doppio timbro, sulle schede, uno dei quali andrebbe apposto appena prima di consegnare la scheda per la votazione, e uno appena dopo, prima che venga imbucata nell’urna. 2) il timbro andrebbe consegnato solo pochi minuti prima dell’inizio delle operazioni di voto.

    A questo punto vorrei proprio vedere, come fanno a riacquisire il governo del paese. Certo: costa, ma sicuramente meno che permettere alla mafia di guidare il paese.

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