La generazione precaria chiama alla piazza: “Il nostro tempo è adesso”

21 Mar

Una vita da precari, intere generazioni cui è negato il futuro ma anche il presente, una classe politica cinica e sorda. E poi, i giovani che non ci stanno e mettono su un tentativo di riscatto, un appuntamento nazionale, il prossimo 9 aprile, che vedrà scendere in piazza milioni di giovani. Ilaria Lani, una delle promotrici dell’appello “Il nostro tempo è adesso” è stata intervistata da Emanuele Toscano

Perché il nostro tempo è adesso?

Ci hanno abituato ad aspettare, metterci in fila, pazientare, sopportare, ad essere eternamente giovani, il tutto condito dalla retorica sul futuro: “tanto voi siete giovani, avete tempo”. Così ci è stato rubato il nostro tempo quello in cui possiamo sperimentare e valorizzare le nostre migliori competenze ed energie. Il nostro tempo è adesso perché dopo anni in cui siamo stati reclusi in una condizione di sottoimpiego, precarietà, umiliazione, dipendenza, non abbiamo altra scelta: dobbiamo alzare la voce e pretendere un paese diverso capace di liberare le tante potenzialità represse.

2) Come si iscrive questa manifestazione nel quadro più generale delle mobilitazioni che in questi mesi hanno portato e porteranno centinaia di migliaia di italiani in piazza?

La crisi è stata pagata dai soggetti più deboli. Questo è accaduto nel totale disinteresse di un Governo impegnato a tutelare i soliti noti. Le mobilitazioni di questi mesi e quelle in programma hanno portato in piazza la condizione di tante soggettività: studenti, cittadini, lavoratori, donne. Ma soprattutto hanno portato in piazza l’indignazione di chi non è più disposto ad accettare l’umiliazione continua del nostro paese. Credo che le manifestazioni continueranno e cresceranno, considerata anche l’importante tappa dello sciopero generale del 6 maggio. La giornata di mobilitazione del 9 aprile si ascrive in questo contesto, con l’obbiettivo di far irrompere nel dibattito pubblico un’urgenza, troppo spesso raccolta con paternalismo e retorica: i giovani non sono più disposti ad aspettare, pretendono un cambiamento radicale nelle politiche pubbliche e ne vogliono essere protagonisti.

3) Tra i vari commenti alla manifestazione, ne ho letto uno che mi ha colpito molto: “i ventenni in buona salute nati e cresciuti in Italia e che si lamentano della propria condizione esistenziale mi lasciano esterrefatto. Hanno tutte le opportunità possibili, che neppure quelli con solo dieci anni di più potevano solo immaginare, e tutto quelle che sanno dire è che la società è brutta e cattiva perché li lascia ai margini? che vogliono lo stipendio fisso?” Tu come gli risponderesti?

I ventenni conoscono bene cosa accade a chi cerca di entrare nel mondo del lavoro e vuole costruire un autonomo progetto di vita: è negata qualsiasi opportunità, a meno che non si abbia una buona famiglia alle spalle. Questo è un dato oggettivo, abbiamo un’abbondanza di statistiche che lo dimostrano. Infatti non basta avere tanti strumenti in termini di competenze e facilità di comunicazione, è necessario reperire gli spazi per poterli esercitare.
D’altronde il problema non è tanto lo stipendio fisso, né la scarsa propensione al rischio dei giovani, quanto la carenza effettiva di autonomia e opportunità causata da un mercato troppo corporativo e arretrato, da un lavoro che non c’è, dalla svalorizzazione delle competenze, da un modello di welfare che trascura proprio i giovani.

Il sito

Cosa accomuna i ventenni e i trentenni di oggi rispetto alle generazioni dei nostri genitori?

Le nuove generazioni occupano posizioni periferiche nella società, come nel lavoro. La mancanza di opportunità e la condizione di precarietà ne soffocano le potenzialità e competenze.
Questa è una chiara sensazione che i ventenni hanno interiorizzato proprio a partire dal vissuto dei trentenni. Infatti per i trentenni di oggi si tratta di una cruda realtà: sono la prima generazione afflitta dalla precarietà e successivamente falcidiata dagli effetti della crisi. Per questo è importante che queste due generazioni siano insieme protagoniste della mobilitazione del 9 Aprile, per mettere in campo una risposta che parla insieme la lingua del presente e del futuro.

Si parla di giovani, ma siamo sicuri che il problema generazionale riguardi solo loro e non, a catena, tutto il sistema paese?

Riguarda tutti. Infatti nell’appello chiediamo di scendere in piazza a coloro che la precarietà la vivono, a quelli che la considerano ingiusta e a quelli che la pagano ai propri figli.
In sintesi diciamo che i giovani sono la grande risorsa del nostro paese, una risorsa spremuta e sprecata allo stesso tempo. Serve tutta un’altra politica per il nostro paese, che al primo posto sprigioni le competenze e l’autonomia delle giovani generazioni, unica possibilità per innovare e rivitalizzare una società sempre più ingessata.

I cinque motivi per essere in piazza il 9 aprile?

Per prendere spazi e alzare la voce, questo paese è anche nostro e non può essere lasciato nelle mani di chi lo umilia quotidianamente; perché la creatività e le competenze dei giovani sono una risorsa che non può essere soffocata tra privilegi e raccomandazioni; Perché la precarietà della nostra generazione è intollerabile e serve tutta un’altra politica; perché da solo non ti salvi, ed è arrivato il tempo di un’azione collettiva; perché il tempo è proprio questo, adesso.

TUTTI GLI APPUNTAMENTI


14 Risposte to “La generazione precaria chiama alla piazza: “Il nostro tempo è adesso””

  1. Luca Cortese marzo 21, 2011 a 4:49 pm #

    I vecchi che hanno in mano la grana devono capire che senza di noi, che abbiamo energie, desideri, ambizioni ed una vita davanti, tutta da realizzare, il mondo non gira.. servono serie politiche volte ad incentivare su larga scala l’assunzione a tempo indeterminato di giovani tra i 18 ed i 35 anni !!

    • altroquando marzo 21, 2011 a 5:06 pm #

      Ci sono dei vecchi che non hanno la grana, carino e dei giovinetti pieni di grana di papà. A forza di semplificare si diventa ciechi.

      • Luca Cortese marzo 21, 2011 a 5:45 pm #

        Qui tra i due il cieco mi sembri tu: vecchi CHE HANNO IN MANO LA GRANA. Se avessi letto meglio avresti evitato di scrivere questa critica inopportuna.. “carino”.

  2. Lucantonio Pane marzo 21, 2011 a 4:59 pm #

    Ribelliamoci tutti a gran voce!!!!

  3. Giuseppe Ruggeri marzo 21, 2011 a 5:43 pm #

    Siamo giovani e pieni di creatività, e quello che sappiamo creare è una manifestazione?

  4. Daniela marzo 21, 2011 a 5:54 pm #

    Ho 31 anni e un lavoro stabile di una stabilità raggiunta in tempi e modi ragionevoli.
    Non scendo in piazza per me ma sento che farlo è un dovere morale; perchè la mia non dovrebbe essere una situazione di privilegio ma la norma

  5. kok54 marzo 21, 2011 a 6:23 pm #

    …..I cinque motivi per essere in piazza il 9 aprile?

    Per prendere spazi e alzare la voce, questo paese è anche nostro e non può essere lasciato nelle mani di chi lo umilia quotidianamente; perché la creatività e le competenze dei giovani sono una risorsa che non può essere soffocata tra privilegi e raccomandazioni; Perché la precarietà della nostra generazione è intollerabile e serve tutta un’altra politica; perché da solo non ti salvi, ed è arrivato il tempo di un’azione collettiva; perché il tempo è proprio questo, adesso.

    bellissimo sarebbe andare in piazza TUTTI INSIEME senza bandiere di partito , senza caschi , senza sciarpe sul viso e con un fiorellino in mano anche artificiale . Sarebbe una meraviglia se potessimo ( volessimo ) escludere le frange estremiste . TUTTE di destra o di sinistra , se vogliamo riprenderci la rivincita e un ruolo determinane nella vita politica del nostro paese .

  6. romanna marzo 22, 2011 a 11:02 am #

    occorre ripensare ad una nuova formula temporanea(5 anni)
    di “irizzazione controllata nei costi -nell’efficenza-con pene severe per chi delinque-con l’obiettivo di sviluppo industriale che crei lavori sicuri per i giovani.

  7. kok54 marzo 22, 2011 a 1:02 pm #

    Mi dispiace ma io mi ritiro da questo blog .Qui si sta facendo già campagna elettorale da parte dei viola quindi ADIO . Ero di destra e ora sono apartitico . Tutti i partiti mi fanno schifo , vedi il parlamento , i deficienti che vanno e vengono , che cambia i colori e poltrone .. NON CI STO a prenderlo nel … come un o stupido muto . BASTA . Secondo me non ci riuscirete a mettere su un movimento giovanile se non vi staccate dai colori dei partiti . Sarete sempre delle marionette , delle pedine di un scacco dove seduti al tavolo i furbi fanno le mosse cioè vi spostano qua e la dopo le loro esigenze …..

    • crismaggi marzo 22, 2011 a 2:09 pm #

      Ma lo sapete, voi che parlate con tanto disprezzo del “nostro paese” che è l’unico al mondo dove esiste ancora il privilegio del posto fisso? Perché non provate ad andare a lavorare all’estero per conoscere il vero significato della parola “precarietà”. All’estero ci vuolepoco per essere sbattuti fuori senza preavviso, e lì i genitori che non vi danno una mano perché ritengono che una volta cresciuti non sia più un loro problema il mantenimento dei figli.

      • fabrizio marzo 23, 2011 a 7:31 am #

        purtroppo l’italia è un paese bloccato, una volta uscito dal mondo del lavoro difficilmente si viene reinseriti e riqualificati, non si danno seconde o terze opportunità come accade ovunque. se non si lavora a tempo indeterminato non si ha accesso al credito, per non parlare di tutta la parte assistenziale che in italia completamente manca, nonostante si pagi il 50% delle tasse tutti i servizi sono a pagamento dagli asili all’assistenza medica…..italia ed estero non sono cosi facilmente equiparabili. io preferirei uno stato tipo la finlandia in cui pagano tutti le tasse, ha una pressione ficale superiore alla nostra ma i cittadini hanno tutti iservizi gratuiti e funzionanti!!

  8. romanna marzo 22, 2011 a 7:52 pm #

    In Italia o all’estero la precarietà e sempre precarietà,ed il lavoro è un diritto della persona

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    […] Ho intervistato Ilaria Lani, una delle promotrici dell’appello “Il nostro tempo è adesso”. L’intervista la trovate anche qui Perché il nostro tempo è […]

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