Web batte Omsa 1 a 0, ecco la risposta dell’azienda alle proteste – Comunicato integrale

5 Gen

ULTIM’ORA, LA OMSA MINACCIA: “Il boicottaggio sicuramente avrà un peso importante, ma andrà anche a discapito di tutti coloro che lavorano ancora in Italia. La crisi del 2008 ci ha spinto a dover prendere delle decisioni.”

La Omsa costretta a rompere il silenzio e a rispondere al furioso tam tam mediatico che da giorni imperversa sul web con numeri da capogiro: oltre 60.000 adesioni e 560.000 invitati all’avento “Mai più Omsa” promosso dal nostro blog e migliaia di commenti sulla fanpage del gruppo. La risposta è arrivata poche ore fa, su Facebook; un comunicato che riassume, dal punto di vista dell’azienda, i passaggi salienti che avrebbero portato alla decisione di chiudere lo stabilimento di Faenza e traslocare in Serbia: “La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori OMSA -recita la nota- oltre che quella di tutti gli altri dipendenti è tra le priorità del gruppo, che è all’opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme”. Ma sul web non sembra crederci nessuno. Ecco il testo integrale del comunicato:

“In risposta alle vostre considerazioni, abbiamo deciso di essere trasparenti per darvi il nostro punto di vista sulla vicenda. Per permetterci di prendere in considerazione tutti i vostri commenti abbiamo creato uno spazio dedicato per ascoltarvi.

Lo stabilimento OMSA di Faenza ha una lunga storia, che inizia nel 1941 e che incrocia la storia della Gruppo Golden Lady Company nel 1992, quando ne viene acquisito il marchio. Da allora la direzione del gruppo ha sempre garantito ai propri dipendenti un posto di lavoro dignitoso ed un livello di retribuzione sopra la media. Anche dopo il 2001, anno a cui risale la decisione di realizzare in Serbia gli stabilimenti di Valievo prima e di Loznica poi, con l’obiettivo di attivare nuove produzioni nel settore dell’intimo e di dare una risposta competitiva allo sviluppo dei mercati dell’Est.

Allargare la propria organizzazione produttiva verso i paesi dell’Est significava, e significa tuttora, da una parte portare all’interno della propria organizzazione produttiva lavorazioni prima effettuate da aziende terze, dall’altra aumentare le esportazioni verso i Balcani grazie agli accordi di libero scambio tra la Serbia e la Russia, che consentono l’abbattimento dei dazi doganali. L’apertura degli stabilimenti serbi non ha minimamente influito sui livelli di produzione e di occupazione dello stabilimento OMSA di Faenza, anzi ha preservato gli standard di lavoro, senza ripercussioni economiche o sociali.

Nel mese di ottobre 2008 tuttavia si manifestava un’improvvisa crisi finanziaria internazionale, ed il conseguente apprezzamento dell’Euro ha provocato difficoltà nelle esportazioni, con un calo di fatturato complessivo di circa 66.000.000,00 di Euro per l’intero gruppo, i cui effetti si protraggono tuttora. Tale crisi ha indotto la direzione del gruppo italiano ad una riorganizzazione generale del gruppo per non soccombere davanti alla sempre più aggressiva competizione dei paesi a basso costo di produzione. Un riassetto organizzativo che non passa solo attraverso l’ottimizzazione dei costi, ma anche attraverso più razionali sinergie distributive dei prodotti.

Il bilanciamento della produzione tra Serbia e Italia, ha dunque comportato decisioni drastiche, a volte sofferte, come la riduzione della capacità produttiva in Italia (a fronte dei costi di produzione troppo onerosi) e la dismissione degli impianti in Francia, Germania e Spagna, e a volte coraggiose, come la realizzazione presso uno degli stabilimenti della provincia di Mantova di un unico polo logistico-distributivo di servizio a tutte le aziende del gruppo, che promette al consumatore un miglior rapporto qualità/prezzo del prodotto.

Il gruppo precisa che la decisione è stata presa in ottemperanza alle leggi italiane ed al principio di libera impresa, nel pieno rispetto del diritto del lavoro, mediante una trattativa che ha visto coinvolti i principali sindacati, enti locali, Regione Emilia Romagna e … oltre alla direzione dell’azienda, tesa a trovare un’alternativa occupazionale ed incentivi al personale in esubero. La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori OMSA, oltre che quella di tutti gli altri dipendenti è tra le priorità del gruppo, che è all’opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme.

Il Golden Lady Group Spa sa che il prodotto in ultima analisi “lo fa chi lo acquista”, e garantisce il massimo impegno nel mantenimento di un livello di competitività sostenibile sul mercato, consapevole della sfida alla produttività che attende l’intero Sistema Moda italiano.”

Un primo risultato, dunque, è stato già raggiunto: fare uscire l’azienda  allo scoperto, costringerla a rispondere pubblicamente ai cittadini che protestano da giorni sul web e continueranno a  farlo finché non rientreranno i licenziamenti delle 239 lavoratrici dello stabilimento di Faenza. Non fermiamoci adesso.

MassimoMalerba

213 Risposte to “Web batte Omsa 1 a 0, ecco la risposta dell’azienda alle proteste – Comunicato integrale”

  1. Massimo gennaio 5, 2012 a 1:21 pm #

    bla bla bla…
    con la scusa di esportare in russia, hanno aperto uno stabilimento nei balcani.
    Ci sta. Ma se si lasciano a casa 239 dipendenti, credo che sindacati e ministero del lavoro abbiano l’obbligo di farsi sentire. Se non lo fanno è perchè si stanno ancora ripulendo le mani dal pastrocchio fatto con FIAT e quindi non possono parlare col rischio di passare per pirla (che in realtà sono).
    La giustificazione scritta è sicuramente ponderata (come tutto il lavoro che hanno svolto per delocalizzare)… ma comunque OMSA e GOLDEN LADY pagheranno con un calo talmente elevato delle vendite in italia spagna e francia che saranno costretti a chiedere asilo alla serbia o alla russia! E’ successo con Zanussi, Bialetti, etc etc… finalmente però la rete ha un suo utilizzo etico. Vediamo come andrà.

    • paolo gennaio 5, 2012 a 8:41 pm #

      dove è possibile avere un elenco di ditte che fanno veramente il made in italy?L’altro giorno guardando le Geox in negozio guardo sotto la linguetta e leggo “made in china”, “made in india”..beh, ho rinunciato a comprarle preferendo altre buone scarpe (senza fare pubblicità) prodotte in spagna. Credo sarebbe giusto dare preferenza alle marche che continuano a produrre qui in Italia o nella UE e che vanno controccorrente rispetto alla moda della delocalizzazione.

      • giovanni gennaio 5, 2012 a 10:49 pm #

        Oramai Geox sta producendo nei paesi piu’ poveri del pianeta ma naturalmente vende in italia a prezzi che tutti sappiamo.
        Un altro marchio da evitare come la peste anche perche’ a quel prezzo si trovano ottime scarpe fatte in Italia.

      • rita concu gennaio 6, 2012 a 7:56 am #

        anche io ho comprato per mia figlia scarpe Geox e, cosa mai vista, quando le ha tolte aveva i piedi fradici, mai vista una cosa così. Purtroppo solo dopo ho visto la scritta sotto la linguetta made in china… ho inviato una mail immediatamente ma non ho avuto mai risposta… che schifo

      • Claudia gennaio 6, 2012 a 11:44 am #

        Non solo Geox, Benetton, Stefanel, e altri marchi sono TUTTI prodotti o assemblati all’estero. Non lamentiamoci e basta, boicottiamoli. Se devo spendere 100 euro per una maglia fatta in Cina la compro direttamente dai negozi cinesi x 15 questa è stata la mia risposta ad un negoziante che voleva rifilarmi un capo di abbigliamento.

      • maurizio gennaio 6, 2012 a 3:19 pm #

        Purtroppo in Europa le grosse industrie (Benetton, Zara, ecc.) fanno lobbing con successo al fine di impedire l’applicazione, come avviene negli Usa, della targhetta che riporta la nazione di produzione sia del capo, sia del materiale utilizzato per la confezione. A questo si aggiunge il fatto che le ditte possono applicare targhette “made in italy” a fronte di prodotti semilavorati all’estero, e finiti in Italia, e che le definizioni di semilavorato e finito sono a dir poco fumose, permettendo facili furberie.
        Il miglior consiglio dovrebbe essere di chiedere e fidarsi del commerciante ma, conoscendo sia il livello deontologico dei miei colleghi, sia la loro (in)capacità (ormai) di essere informati su ciò che vendono, un tale consiglio può facilmente far ridere.
        Le associazioni dei consumatori a livello comunitario dovrebbero farsi carico di chiedere chiarezza: ne guadagnerebbero i commercianti onesti ed informati.

      • scianic gennaio 6, 2012 a 4:06 pm #

        Ho esperienza di queste scarpe di cui ho comprato due paia 260 euro totali!
        In meno di un anno sono distrutte, poi appene nuove con due gocce d’acqua i miei piedi nuotato allegramente sulle solette bucherellate!
        Direi che la mia è una esperienza irripetibile.
        Concordo, mai il marchio fu piu’ importante della sua onestà.
        W L’Italia che lavora (sodo) !

      • mario spanu gennaio 6, 2012 a 5:47 pm #

        quoto in pieno Paolo io da ora in poi aquisterò solo prodotti effettivamente fabricati in europa, se non sarà possibile allora dovendo comprare prodotti fatti in cina piuttosto che in india o altrove sceglierò firme di quei paesi…..!

      • Sergio gennaio 6, 2012 a 9:45 pm #

        Molto sensato!

      • rosy gennaio 7, 2012 a 12:13 pm #

        hai fatto bene, il boicottaggio è l’unica arma che abbiamo, dobbiamo fare il sacrificio o di rinunciare all’oggetto del desiderio o fare il sacrificio magari scegliendo la qualità alla quantità, meglio un pezzo fatto in Italia che 10 made in china o altro, logico che quelle economie hanno un pil alto, sfruttano i lavoratori come da noi facevano 50 anni fa e per cui i nostri padri hanno buttato sudore e sangue per darci una vita migliore, pensiamo a loro prima di spendere 100 euro per scarpe o borse o jeans che a loro costano 10 e si arricchiscono sfruttando chi lavora.

      • Mauro gennaio 9, 2012 a 3:49 pm #

        Condivido.

    • Mignolo gennaio 6, 2012 a 9:09 am #

      quando le aziende vanno all’estero è perché hanno convenienza, non tanto il costo del lavoro è minore, ma le tasse da pagare sono minori, come dovrebbe essere in un Paese che vuole uscire dalla crisi…Il problema grosso è che non dovremmo boicottare solo la Omsa e tutte le ditte che se ne sono andate dall’Italia ma anche Parlamentari Senatori e tutta la classe politica, perché sapevo che queste ditte ricevono incentivi dall’Italia per andare ad investire all’estero, quindi chi di noi rinuncerebbe? e chi se ne frega degli operai che se non è fra un anno perché verrà loro riconosciuta la mobilità sarà fra due o tre saranno senza nulla per strada, come è successo anche a me e a una trentina di persone che fino a tre anni fà lavorava nell’indotto Zanussi, ed il 30 di dicembre ci hanno convocato tutti in ditta per il 2 gennaio, per darci la formidabile notizia che la nostra ditta non esisteva più, alla barba di chi aveva figli da mantenere, mutuo da pagare, la mensilità di dicembre non l’abbiamo vista, se non dopo mesi, come un’altro posto di lavoro, c’è chi è a casa a tutt’oggi. Ma questo è ammesso dalle leggi italiane e dai legislatori che anche in questo periodo ci hanno dimostrato che non tengono tanto alle sorti nostre, quanto alle loro tasche, non è continuando a toglierci i soldi di tasca che rigira l’economia, non è facendo lavorare gli ultra sessantenni, devono lavorare le persone giovani che hanno più forze e devono costruirsi un futuro, gli anziani devono potersi godere serenamente un meritato riposo, magari facendo i nonni o quello che più piace loro, no un lavoro che deve essere lasciato ai giovani e nemmeno una pensione che non permetta loro di vivere. SECONDO ME IMPORTANTISSIMO una politica che porti a dare la possibilità a noi italiani di fare delle belle famiglie numerose.
      BUON ANNO A TUTTI

      • Giampiero gennaio 6, 2012 a 2:16 pm #

        Concordo su tutto quello che hai detto, soprattutto nella parte che riguarda la classe politica. Io al momento grazie a Monti sono senza stipendio e senza pensione che prenderò tra 5 anni invece che tra 1 anno, perchè secondo loro i 37 anni che ho lavorato sono pochi! Giampiero.

      • ariaora gennaio 6, 2012 a 3:15 pm #

        @Mignolo

        Non ho trovato notizie su questo fatto.
        Avete una pagina faccebuk?

      • Roberto gennaio 6, 2012 a 7:41 pm #

        Parole sante!!! Non sarei riuscito ad esprimermi meglio!!

    • ALESSANDRA MALTONI gennaio 6, 2012 a 9:13 am #

      l’italia e’ una repubblica democratica fondata sul lavoro – non sul profitto

      • rosy gennaio 7, 2012 a 12:26 pm #

        purtroppo questo è il MALE, il profitto è l’unico fine, non pensano nè a chi nè a come si lavora per loro, nè alla sicurezza, tanto meno alla qualità che dai al cliente finale, solo e sempre ai SOLDI, non si può vivere e pensare solo a quello, è tutto l’insieme che fa di te un essere non il tuo conto in banca, meglio felici con poco che infelici correndo dietro alla fame di potere e soldi, io la penso così, l’imprenditore umano è quello che è felice perchè ha la capacità e la bravura di produrre ricchezza da distribuire non da accaparrarsi, quelli che si immedesimano nella vita dei propri dipendenti come qualcuno (ma troppo pochi) ha fatto provando a vivere con 1000 euro al mese, quelli sono UOMINI non quei mangia pane a tradimento che abbiamo a governare culo e camicia con i ricconi che si sollazzano a Cortina o altrove e che si guardano bene dal denunciare o ostacolare incrementando una lotta all’evasione che avrebbero dovuto iniziare MOLTI TEMPO FA, STRONZI.

      • ariaora gennaio 7, 2012 a 1:23 pm #

        @Rosy

        Perché non avviate imprese che non pensano solo al profitto?

    • Marco gennaio 7, 2012 a 11:46 pm #

      i sindacati ed il ministero del lavoro hanno l’obbligo di farsi sentire..? Massimo, MA DOVE VIVI ? Non se ne vien fuori, perchè i sindacati, di sindacato ormai hanno solo il nome, mentre il ministero del lavoro è troppo impegnato a parare il culo alle aziende che lincenziano ed alle banche…
      BISOGNA CHE A FAENZA SI ARRANGINO… SUL WEB, SI TROVANO FACILE LE ISTRUZIONI PER COSTRUIRE LE MOLOTOV……

    • enzo gennaio 8, 2012 a 12:01 pm #

      Sono perfettamente d’accordo, chi delocalizza va’ punito… ma severamente dal mercato, perchè ministero ecc non c’entrano per nulla, mica possono prenderli per la coda e tenerli qui…semmai la loro organizzazione (confindustria) deve intervenire politicamente con massicce campagne pubblicitarie, o magari sconsigliando certi investimenti o cancellando i loro brand dagli elenchi. Avere un impresa in Italia per un imprenditore italiano o straniero che sia dovrebbe essere un vanto (come avviene in Germania) avere….. il pregio di scrivere Made in Italy sui propri prodotti……

      • ariaora gennaio 8, 2012 a 1:10 pm #

        @enzo

        invece viene premiato
        unive.it/nqcontent.cfm?a_id=79408

        TITOLO DEL PROGETTO:

        Internazionalizzazione e finanziamenti agli investimenti all’estero alle PMI del Veneto

        TITOLO DELL’INTERVENTO/ASSEGNO:
        I finanziamenti per gli investimenti alle imprese italiane all’estero

      • Faber12@gmail.com gennaio 8, 2012 a 8:30 pm #

        Ma se dei finanziamenti per l’internaIonalozzazione ti danno al masso 10000 euro , prima di scrivere toccate con mano. Per non far scappare le aziende dall’Italia deve esserci INA tassazione uguale per tutte le aziende d’Europa. Le aziende italiane non riescono a concorrere con le altre aziende europee. Basta pensare in Italia un’azienda paga il 56 % si tasse, in Inghilterra pagano il 21% in Irlanda pagano il 18%, fate voi la matematica non e’ un opinione.

      • ariaora gennaio 8, 2012 a 1:11 pm #

        scusate, sopra il link rotto, eccolo
        http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=79408

    • paoloangelo gennaio 16, 2012 a 1:13 pm #

      Spesso molti lavoratori hanno colto l’occasione epr prendere in mano la situazione e fondare società concorrenti. Conoscete il mestiere, fatevi finanziare i macchinari e mettete in produzione il vostro marchio.
      Meglio morire combattendo che soccombere piangendo….

  2. Silvio gennaio 5, 2012 a 1:28 pm #

    Il gruppo precisa che la decisione è stata presa in ottemperanza alle leggi italiane ed al principio di libera impresa, … bla bla .. BENE ! LORO HANNO USUFRUITO DEL PRINCIPIO DI LIBERA IMPRESA E NOI DEL PRINCIPIO CHE LE TUE CALZE NON LE COMPERO PIU’…. NON FA UNA PIEGA !

    • Laura Penaglia gennaio 5, 2012 a 2:03 pm #

      SONO D’ACCORDO! Pantaloni x la vita e calzini fatti in casa…..o di altre marche

    • mariarosa gennaio 5, 2012 a 6:10 pm #

      scusa…inondata (sono una pignola) :)

    • Beatrice gennaio 5, 2012 a 7:41 pm #

      Esatto. L’unica cosa vera che hanno detto è “Il Golden Lady Group Spa sa che il prodotto in ultima analisi “lo fa chi lo acquista”.
      Bene, noi non lo compriamo più. Lo fanno i serbi? Lo acquisteranno i serbi. Con la paga che gli date, compreranno un paio di calze in tutta la loro vita. Chi la fa l’aspetti.

      • Aida Riccio gennaio 5, 2012 a 10:27 pm #

        sono d’accordo! Ciao Beatrice e salve a tutti!
        Si potrebbe creare uno slogan…. tipo, se non è italiano, nn vesto OMSA! colpire sui profitti, è l’unica legge che conoscono!
        grazie

    • Roberto gennaio 6, 2012 a 7:45 pm #

      Bravo Silvio!!! Non bisognerebbe neanche più farci rincitrullire dalla tv del tuo omonimo e dalla rai!!!

  3. Alberto Manara gennaio 5, 2012 a 1:41 pm #

    Se il Popolo reagisce, se i sindacati agiscono come fanno i sindacati tedeschi, sarà l’inizio di una nuova era, una rivoluzione senz’armi. Pensate solo se i sindacati raccogliessero gli ordini per comprare una aumobile o una moto prodotta in Italia, cosa succederebbe. Ve lo dico io, la fabbrica di quell’auto verrebbe in’ondata di ordini.

    • ariaora gennaio 6, 2012 a 2:28 pm #

      perché non avvii un’attività in proprio?

  4. silvia gennaio 5, 2012 a 1:48 pm #

    ecco allora loro producessero anche su marte poi però per importare il prodotto li debbono tassare 100 volte in più e con il ricavo delle tasse delle fabbriche italiane all’estreo fanno programmi per rincovenrtire il lavoratori licenziati e pagare un sussidio di disoccupazione umano e continuativo. Intanto io le calze loro non le compro più acosto di andare con lecalzedi lana di pecora

    • ariaora gennaio 6, 2012 a 2:30 pm #

      @silvia
      e perché non ti organizzi per produrre calze da vendere?
      in lana di pecora potrebbero avere un buon mercato, magari in quello del lusso, magari all’estero

  5. Maria Grazia Vanzini gennaio 5, 2012 a 1:50 pm #

    Vendete tutte le vostre calze alle donne serbe, io non compro più i vostri marchi da quando è iniziata la vertenza!!!

  6. Susi gennaio 5, 2012 a 1:51 pm #

    OMSA non dire cavolate. Quanto incide sul prezzo delle calze lo “spread” tra lo stipendio dell’operaia italiana e quello dell’operaia serba?
    5 centesimi?
    Aumentate quelle caxxo di calze di 5 centesimi e noi le compriamo lo stesso, razza di pezzenti!!! Il problema è che quei centesimi ve li volete intascare voi, sia mai che l’utile diminuisca di un filo!!

    >:-(

    • Rita Aretino gennaio 5, 2012 a 3:54 pm #

      Non fa una piega… Omsa…rifletti!… Siamo tutte di questo parere!

    • franca bedocchi gennaio 6, 2012 a 11:01 pm #

      SONO D’ACCORDO CON TE!!! LAVORO NEL SETTORE ABB…….DA UNA VITA , NE HO VISTE DI TUTTI I COLORI! I CAPI FATTI IN CINA INDIA ECC… ECC….. ARRIVANO IN ITALIA CON COSTI IRRISORI!!!! VENGONO RICARICATI NON DEL 100% MA BENSI’ ANCHE DEL 1000% CI STAREBBE CHE POTREBBERO FARLI FARE IN ITALIA!!! SOLO CHE SAREBBERO PIU’ BASSI I LORO INTROITI! (( E PARLO DI ALTA MODA GRANDI GRIFFE ))) E’ UNO SCHIFOOOOOO!!!!!

      • Faber12@gmail.com gennaio 7, 2012 a 10:44 am #

        Bisogna far abbassare le tasse dallo stato alle imprese italiane per vedere una crescita, altrimenti tutte le grandi aziende andranno via dall’Italia.

      • ariaora gennaio 7, 2012 a 10:49 am #

        @Faber12@gmail.com

        intanto sarebbe buona cosa interrompere la dipendenza dalle grandi imprese. ci sono anche le piccole imprese, pensa che ce le invidiavano in tutto il mondo.

      • Faber12@gmail.com gennaio 7, 2012 a 11:08 am #

        La gran parte delle piccole aziende hanno gli operai in cassa integrazione, anche a me dispiace tanto per gli operai omsa, ma dobbiamo aprire gli occhi, un impresa in Italia fa fatica a stare in piedi ed as affrontare la concorrenza con altri paesi.

      • ariaora gennaio 7, 2012 a 11:57 am #

        Faber12@gmail.com

        infatti ho parlato al “passato”, dissi “eravamo”, e siccome tu hai parlato di grandi aziende, e siccome da decenni si esaltano le grandi aziende a scapito delle piccole invece disprezzate, ho integrato. Un mercato nelle mani di pochi soggetti può crollare in un istante.

      • rosy gennaio 7, 2012 a 12:36 pm #

        vero anche io ho avuto un’esperienza nella maglieria, prodotta in Romania per griffe italiane molto famose che poi venivano etichettate qui e vendute a prezzi assurdi, e i coglioni che credono di comprare il made in Italy, così facendo è uno sputtanamento per la grande capacità e qualità della nostra manifattura e artigianato che ha fatto grande il nostro paese, punire i paesi che falsificano tutto ciò che ha origine dalla nostra cultura sia manifatturiera che culinaria, ci falsificano pure il prosciutto e la mozzarella sti BASTARDI

  7. Paolo gennaio 5, 2012 a 1:53 pm #

    Si, tutto formalmente ineccepibile, è la storia di trentanni di delocalizzazioni che hanno come scusa principale la penetrazione di altri mercati; la realtà è che si va a produrre laddove il costo è più basso, gli incentivi sugli investimenti sono supportati dallo stato e la defiscalizzazione degli utili è garantite per almeno 10 anni. Quindi, per lei sig. Malerba, tutto regolare e Lei pensa la la vostra posizione commerciale, dominante in Italia vi garantisca comunque un livello di ricavi e di utili abbastanza soddisfacenti; non è così, sig. Malerba, vi siete dimenticati che i lavoratori sono anche i consumatori e senza denaro non si compera e se non si compera le aziende chiudono; ecco, così il ciclo è completo, non è virtuoso ma è così. A noi consumatori decidere se acquistare o meno prodotti che danno pil e lavoro a Serbia pittosto che a Cina o Vietnam

    • violapost gennaio 5, 2012 a 1:57 pm #

      Ciao ascolta Malerba è il nome di chi ha scritto il post (cioè il sottoscritto) e non dell’addetto stampa della Omsa, il comunicato dell’azienda è quello riportato tra virgolette

      • giorgio gennaio 6, 2012 a 8:13 am #

        scusa ma è Nerino Grassi non Malerba……non fa nulla ma questo pirla nabita a Castiglione delle Stiviere in un castelle in località Grole ……

  8. Bacche Rosse gennaio 5, 2012 a 1:53 pm #

    Il fatto è che quello che loro chiamano “calo di fatturato” non sarà un calo vero sul fatturato vero, ovvero l’anno scorso ho fatturato 100 e quest’anno ho fatturato 80, per cui 20 in meno, (il che comunque non significa essere in perdita, significa aver guadagnato meno), bensì, l’anno scorso ho guadagnato 100, quest’anno avevo previsto di guadagnare 150, ma ho guadagnato 110, per cui 40 meno del previsto, anche se 10 più dell’anno scorso e comunque mai e poi mai ci ho perso. Sono degli avidi. Delocalizzano per avidità e la crisi mondiale è stata causata dall’avidità.

    • Marchetti Fausto gennaio 5, 2012 a 4:54 pm #

      Hai centrato perfettamente il problema!…Perfetto…
      Se poi a questo (e con questa scusa) aggiungi il calo dei dividendi agli azionisti (che non saranno certamente contenti di cio’) il quadro e’ perfetto!…
      In pratica…Se io preventivo di fatturare 150…e poi mi fermo a 120…
      non ho’ fatturato 120…ma sono in perdita di 30!

  9. sergio gennaio 5, 2012 a 2:03 pm #

    prima dell’art. 18, ecco di cosa si occupano in realtà le aziende, dopo aver visto l’Audi che in germania continua ad assumere perche reinveste i profitti in qualità e sicurezza, non avendo bisogno di trasferire in alcun paese per poter far cassa, evidentemente anche la Omsa, per poter rimanere sul mercato sceglie la via piu semplice e meno onerosa:rincorrere i paesi con meno diritti e meno costi, visione miope da imprenditori incapaci.

  10. Dada gennaio 5, 2012 a 2:08 pm #

    Ciò che maggiormente mi indigna in questi casi è che lasceranno a casa le operaie italiane per pagare 4 soldi le operaie serbe. E’ la solita spietata guerra dei poveri orchestrata da chi detiene la ricchezza! Io non comprerò più nulla che sia del gruppo Omsa sino a che non saprò, per vie ufficiali e certe, che lo stabilimento di Faenza non è stato chiuso! Per quanto mi riguarda possono piazzare i loro prodotti in Serbia.

  11. Laura Penaglia gennaio 5, 2012 a 2:10 pm #

    Visto che la nostra classe politica è assente, non solo per le ferie natalizie, ma per incapacità e menefreghismo, l’idea di essere tutti noi presenti ed operativi, con manifestazioni e boicottaggi credo proprio che sia rimasto l’ultimo strumento di battaglia in questo sistema che ci vuole tutti schiavi e sudditi affamati

  12. Alessia gennaio 5, 2012 a 2:17 pm #

    Chiacchiere vuote… Intanto noi non le compriamo più, e non compriamo nemmeno pigiami, costumi e tutti i prodotti golden lady! E attenzione a controllare che Non cambino semplicemente nome per fregarci!!!

  13. SCASGLIONI BENEDETTA gennaio 5, 2012 a 2:30 pm #

    NON COMPRIAMO MAI PIU’ I PRODOTTI DELOCALIZZATI LI PAGHIAMO MOLTO DI PIU’ DI QUELLO CHE COSTANO

  14. Michele gennaio 5, 2012 a 2:33 pm #

    D’accordo, stronzi! Ma in Italia non devono vendere più neanche un calzino

  15. silvanosalvadorini (@silvanosalvador) gennaio 5, 2012 a 2:35 pm #

    Quando tutti i dipendenti OMSA di Faenza avranno un’altro lavoro a tempo indeterminato riacquisterò i suoi prodotti!

  16. stefano cavallini gennaio 5, 2012 a 2:35 pm #

    Non ho ancora aderito ma ora lo faccio.
    Sono veramente sepolcri imbiancati!
    Ste

  17. Alessandra1966 gennaio 5, 2012 a 2:35 pm #

    peccato che le intenzioni di chiudere lo stabilimento e di lasciare a casa le operaie risalgono a un bel po’ di tempo fa, già le lavoratrici erano state ospiti da Santoro per denunciare il malfatto. Piuttosto compro le calze dai cinesi e dai nordafricani al mercato, se globalizzazione deve essere almeno che ci guadagnino i più poveri.

  18. baiano gennaio 5, 2012 a 2:35 pm #

    come esiste il libero mercato per le aziende , esiste anche la libera scelta dei consumatori di acquistare i prodotti che rispettano il diritto al lavoro e dei lavoratori .
    il boicottaggio è una forma politica concreta , che si fa al supermercato invece che alle urne , continuiamo a boicottare la OMSA e infliggergli perdite che la portino a cambiare le scelte aziendali come è già avvenuto per la NIKE , e la NESTLE’ .

  19. Agostino gennaio 5, 2012 a 2:40 pm #

    Il mercato lo fa chi compra, dovremmo prendere tutti quanti coscienza di questo nostro grande potere e di conseguenza condizionare le scelte anche in campo economico utilizzando questo strumento più spesso di quanto si faccia ora.

  20. Emanuella gennaio 5, 2012 a 2:44 pm #

    Ho già smesso di comprare le calze OMSA/GOLDEN LADY qualche mese fa dopo aver visto alcune operaie in un programma televisivo. Che le compreranno le donne serbe.

  21. asdasdddaasd gennaio 5, 2012 a 2:44 pm #

    la colpa è si delle imprese che chiudono gli stabilimenti in italia per andare dove i costi di produzione sono più bassi, ma è sopratutto dello stato, che tra burocrazia, tasse elevatissime etc etc soffoca le ditte italiane; è da 20 anni che le ditte italiane “fuggono all’estero, non da ieri…

    • Francesco febbraio 20, 2012 a 9:46 am #

      Questo credo sia il commento più sensato che ho letto! Dico sul serio.
      Sembra che nessuno voglia rendersi conto che il costo del lavoro in Italia ha raggiunto cifre insostenibili, anche se poi tutti lo sanno ma nessuno lo dice… e gettano la croce addosso agli imprenditori; è più facile e comodo: INPS ed INAIL prima di tutto,IPREF (addzionali comunali, regionali, acconti e balzelli vari, tutti i vari protocolli ed obblighi di iscrizoni agli albi di qualità e certifcazioni varie (costosissime), l’ingordigia dei sindacati, la famigerata IRAP fortemente voluta dai governi di centro sinista, e che Berlusconi si è BEN guardato dal toglierla (malgrado le promesse), l’ obbligo di devoluzione del TFR all’ INPS o fondi di categoria (altra cappellata di Prodi).
      Alle fine non mi meraviglia affatto che le aziende scelgano di produrre altrove.

  22. Federico gennaio 5, 2012 a 2:49 pm #

    Non sono un lavoratore OMSA, ma se fossi uno di loro mi sentirei profondamente insultato da una tale risposta,: “Nel mese di ottobre 2008 tuttavia si manifestava un’improvvisa crisi finanziaria internazionale, ed il conseguente apprezzamento dell’Euro ha provocato difficoltà nelle esportazioni, con un calo di fatturato complessivo di circa 66.000.000,00 di Euro per l’intero gruppo, i cui effetti si protraggono tuttora.”

    Il cambio euro dollaro ad Agosto 2008 era vicino al 1,60, oggi viaggiamo sui livelli di 1,30 . Seguendo il loro ragionamento la situazione economica dovrebbe essere di gran lunga più favorevole per la OMSA . Invece chiudono.

    La Germania sta vivendo nella sua storia di paese unificato il minimo di disoccupazione, grazie ad una classe politica ed imprenditori particolarmente intelligenti.

    Diciamolo chiaramente e pubblicamente i problemi di OMSA non sono dovuti alla congiuntura macro-economica, ma evidentemente da una miopia del management.

  23. Enrico gennaio 5, 2012 a 2:49 pm #

    Sono l’unico che pensa che loro sono imprenditori e che il loro scopo primario e’massimizzare gli utili riducendo le perdite e abbattendo gli sprechi? Tutti qui a piangere per le licenziate quando poi se foste stati voi gli imprenditori avreste fatto lo stesso! Massima stima per imprenditori di tale successo ed eleganza, che si sono pure presi la briga di rispondere quando non ne erano affatto obbligati…Ricordatevi che quando accade una situazione del genere la colpa non e’mai della dirigenza dell’impresa bensì dello Stato che ha permesso ciò…

    • Federico gennaio 5, 2012 a 3:29 pm #

      Permettimi una puntualizzazione: massimizzare gli utili implica già ridurre le perdite (la perdita è un utile negativo).

      Abbattere gli sprechi: questo è il problema. Io faccio questo lavoro, riduco gli sprechi di una grandissima azienda manifatturiera ed è interessante scoprire che la produzione in est europa non è più conveniente delle nostre produzioni italiane! Il costo della manodopera ha un impatto talmente basso che spesso viene compensato da maggiori costi di trasporto. Quello che oggi sembra un quick win domani si tramuta in una perdita sicura.

      Il problema è la pochezza strategica di questi imprenditori.
      In Germania il mondo industriale in crisi nera nel 2009 (-4% di PIL) ha solennemente promesso di non licenziare. Oggi crescono al 3%, hanno il minimo storico di disoccupazione e aziende profittevoli (producendo in Germania, che ha un costo orario notevolmente superiore al nostro).

      Penso che il commento non riguardi il fine dell’imprenditore (il profitto), bensì il modo per raggiungerlo (la pochezza strategica del licenziare qualche centinaio di operai, spereando di supplire a 66 milioni di euro di mancato fatturato).

    • francesca gennaio 5, 2012 a 5:00 pm #

      si : il loro lavoro è quello di massimizzare gli utili e quello nostro è di decidere se ci piace quello che sta dietro ad un prodotto. negli USA molte aziende sono state criticate per lo sfruttamento della mano d’opera nei paesi del terzo mondo, e quando le critiche hanno cominciato a danneggiare l’immagine del loro marchio si son fatti in quattro per garantire il minimo trattamento umano ai lavoratori delle aziende terziste. e’ una partita a scacchi ognuno usa il potere che ha, noi consumatori abbiamo il potere e la libertà di scegliere ciò che ci piace. Non esisterà mai un capitalismo equo e solidale, perchè il capitalismo è basato sullo sfruttare il lavoro altrui traendo il massimo profitto. c’è un però: chi non si trova dalla parte dell’imprenditore è un consumatore. e quando 60000 consumatori ti dicono NO, distruggono un brand la cui affermazione e penetrazione sul mercato è costata anni e milioni di euro in marketing. il minimo è cercare di rispondere per limitare appunto , le perdite! non certo per cortesia ed eleganza!

    • monica gennaio 5, 2012 a 5:02 pm #

      Caro Enrico, un’impresa non appartiene solo al suo proprietario ma anche al tessuto sociale in cui è nata, infatti Omsa la sua fortuna l’ha fatta grazie al nostro territorio e non solo agli illuminati gestori. Io sono imprenditrice e non mi trasferirei mai per avidità.
      In ogni caso vedremo quanto ci guadagneranno questi imprenditori di tale successo quando le europee occidentali non gli acquisteranno più la merce.

    • giò gennaio 6, 2012 a 12:39 am #

      tu Enrico devi essere da come difendi quei quattro sciacalli uno di loro! forse voi manager da operetta dimenticate una cosa basilare che se l’azienda è arrivata dov’è ora con un marchio di tutto rispetto lo deve soprattutto a chi ci ha lavorato duramente 8 o 10 ore al giorno nei capannoni e non certamente grazie a quattro scribacchini seduti dietro a una scrivania con stipendi d’oro! per cui sempre più convinta del boiccottaggio!!!!!

    • ricky gennaio 9, 2012 a 4:41 pm #

      Stile ed eleganza? Ma di che parli? L’ufficio marketing è stao costretto a rispondere per mettere una pezza alla figuraccia mediatica.
      E’ un diritto dell’imprenditore cercare di massimizzare i profitti. Anche a costo di impoverire la propria potenziale clientela? (la vogliamo capire che se spariscono i salari spariscono anche i consumi?).
      Colpa dello Stato? In parte. Un imprenditore dovrebbe essere ben più di un raccattatore di profitti? Un industriale dovrebbe avere un minimo di morale? Nelle favole forse. Ecco perchè chi può va a produrre in cina, nel magreb o in sudamerica anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
      Nota bene: non siamo uno Stato di 3 gatti come il belgio o l’olanda. E nemmeno uno stato con grandi risorse.
      Se sparisce la manifattura andiamo tutti a ramengo.
      In ogni caso, liberi di andare a produrre dove vogliono… e noi liberi di comprare dove ci pare. Lavoro nel tessile, quando (raramente) vado a fare shopping me la rido (amaramente) ciò che i grandi e celebrati stilisti producono all’estero e piazzano poi in italia a prezzi stratosferici.

      • ariaora gennaio 9, 2012 a 5:05 pm #

        @ricky

        io ti vedo bene come imprenditore, perché non ti attivi per applicare i tuoi valori in un’impresa indipendente?

  24. Elena Bibolotti gennaio 5, 2012 a 2:52 pm #

    Nessuna delocalizzazione punto.

  25. gianluca gennaio 5, 2012 a 2:55 pm #

    MAI PIU’ OMSA NON SI POSSONO TENERE DUE PIEDI IN UNA SCARPA!!!!! VOI MANDATE A CASA FAMIGLIE ITALIANE PER APRIRE ALTROVE NOI NON ACQUISTEREMA MAI PIU’ MATERIALE OMSA!!!! ADDIO!!!

  26. daniela gennaio 5, 2012 a 3:00 pm #

    Imprenditori di merda……sempre le solite stronzate rispondono,devono risparmiare e sul culo delle operaie vanno.e mo’ che mangiano chi paga le bollette,e i figli i mutui,sono come il governo chiede e mangia.si al lavoro

  27. antonella gennaio 5, 2012 a 3:05 pm #

    Giretto fatto stamane in un centro commerciale italiano leggendo le etichette: Calzedonia, calze fatte in Croazia. Intimissimi, intimo fabbricato in SriLanka. Tezenis, magliette fatte in Turchia. Benetton ha maglioni a 39 euro con il cartellino “fatto a mano”, secondo voi è roba italiana? Facciamo ‘sta cosa della Omsa che è la più urgente, ma noi consumatori dovremmo darci una svegliata….

  28. Luca Medici gennaio 5, 2012 a 3:31 pm #

    Spegate ai dirigenti della OMSA che gli operai tedeschi della WW per esempio guadagnano circa 1.000 euro in più degli operai della FIAT eppure loro vendono e noi no il problema è la fine degli imprenditori itasliani e della loro capacità creativa, vogliono molto investendo poco e niente, dobbiamo monitorare tutte le ditte che portano le aziende fuori dal nostro paese, il boicottaggio è la nostra arma, io questa mattina ho fatto spesa con la mia signora e abbiamo accuratamente evitato prodotti marcati OMSA e SISI,lo abbiamo spiegato ad altre due signore presenti in negozio ed hanno seguito il nostro esempio, loro producono all’estero e all’esterto debbono vendere!

  29. MELLI PATRIZIA gennaio 5, 2012 a 3:51 pm #

    esistono in itaLIA TANTI PICCOLI ARENTE A BASSO COSTO.TIGIANI CHE PRODUCONO COSE MAGNIFICHE MA LA GENTE PREFERISCE ANDARE NEI CENTRI COMMERCIALI A COMPRARE OMSA E ALTRE MARCHE,LE QUALI SONO PRODOTTE IN MAGGIORANZA CHISSÀ DOVE E SICURAMBIAMO ATTEGIAMENTO,ENTE A BASSO COSTO,SE SIAMO RIDOTTI COSI È ANCHE COLPA NOSTRA, CAMBIAMO ATTEGIAMENTO,ABBIAMO UN GRANDE POTERE DI CAMBIARE LE COSE COMPRIAMO LE NOSTRE MERCI DA CHI LE PRODUCE IN MODO CORRETTO E RISPETTANDO LE LEGGI TOGLIAMO PROFITTI A TUTTE QUESTE MULTINAZIONALI

  30. stefania bologna gennaio 5, 2012 a 3:56 pm #

    Mai piu fiducia ad uno stato che lascia che gli imprenditori italiani delocalizzino all’estero e mettono a casa operai italiani, mai piu fiducia ad uno stato che lascia che multinazionali estere vengano in Italia comprino il marchio di grosse aziende, vedi Bruno Magli e non fanno nessun tipo di investimenti e distruggono la produzione interna decentrandola tra l’estero e i vari satelliti italiani che spremono come limoni e mettono a casa 100 famiglie vedi sempre Bruno MAGLI che il 31 dicembre ha chiuso la fabbrica di Bologna e adesso cassaintegrazione mobilita’…precarieta’, senza piu soldi per qualsiasi marchio per cui basta comprare questi marchi che li vendano all’estero…..

  31. ana gennaio 5, 2012 a 3:58 pm #

    scusate….la fonte?
    tra le altre cose, dal testo sembra che la Russia sia nei Balcani…che tristezza vedere come la vita di tante persone dipenda da gente così ignorante!

    • violapost gennaio 5, 2012 a 4:05 pm #

      Il comunicato è stato diffuso con un commento della Omsa sua sulla fanpage facebook

    • monica gennaio 5, 2012 a 5:06 pm #

      …c’è solo scritto che la Serbia e la Russia hanno accordi commerciali che permettono di evitare i dazi sulle esportazioni tra di loro. Cosa di vecchia data credo.

      • scianic gennaio 6, 2012 a 4:18 pm #

        Scusa la mia di ignornza…ma dove trovi scritto quello che hai detto?

        dal testo integrale:

        ” […] dall’altra aumentare le esportazioni verso i Balcani grazie agli accordi di libero scambio tra la Serbia e la Russia, che consentono l’abbattimento dei dazi doganali. […] ”

        (L’Itagliano sallo !)

  32. Alice gennaio 5, 2012 a 4:04 pm #

    Quando sono stata in Bosnia, a lavorare ad un reportage fotografico, ho avuto occasione di farmi raccontare diverse realtà dalle persone del posto. Esperienze di vita, condizioni generali del Paese. Uno dei ricordi indelebili è il racconto di una ragazza mia coetanea, (più di 25, meno di 30 anni). Lei lavorava in fabbrica per “una nota azienda di calzature italiana”, non mi ha detto il nome, ma ognuno può fare le sue deduzioni, così come io ho fatto la mia.
    Ora, quella ragazza, lavorando a turni di 8 ore, 5 giorni alla settimana, riceveva una paga mensile di 70 euro. Settanta,00 euro. Di fronte ad un costo della vita, non così inferiore al nostro (strano ma vero).
    L’azienda, spostando la sua produzione nei Balcani ha così tolto la dignità alle lavoratrici ed ai lavoratori italiani, rimasti senza lavoro, ma di fatto anche a quelli bosniaci, che per la vicissitudini degli ultimi anni (la guerra ha ancora un peso enorme sulla vita, lo sviluppo e la crescita del Paese) devono accettare condizioni di lavoro improbabili, pur di garantirsi il minimo per la sopravvivenza.
    Sono piuttosto sicura che le politiche aziendali della Omsa porteranno ad situazione molto simile, pertanto mi associo al boicottaggio ed allo sdegno dovuti alle scelte del marchio.

    • ariaora gennaio 7, 2012 a 10:44 am #

      @Alice
      interessante la tua testimonianza. Allora che si può fare, secondo te, per bloccare questo processo?
      Cosa succede alle imprese che non si spostano?

      Hai qualche idea?

  33. nicoletta gennaio 5, 2012 a 4:17 pm #

    a gambe nude!!!!!!!se ci riescono in Inghilterra perchè non farlo anche qui da noi? Per una causa così grande e giusta!!!

  34. salvatore gennaio 5, 2012 a 4:20 pm #

    Il problema può essere risolto facendo autogestire l’azienda di Faenza al personale licenziato. Invece di finanziare la cassa integrazione (che per sua natura è sterile e improduttiva) lo Stato deve garantire con appositi finanziamenti a tassi agevolati (per 5 anni per esempio) la riapertura dello stabilimento. Dandone opportuno risalto attraverso i media, credo che tutti gli italiani sarebbero solidali con la nuova gestione dell’azienda e tutti comprerebbero il loro prodotto. I “padroni” vogliono andare all’estero? Bene. Le loro fabbriche si riaprono e si autogestiscono. Questa è vera rivoluzione.

  35. roselouise1 gennaio 5, 2012 a 4:24 pm #

    Non è un grande sacrificio la solidarietà, è l’unica arma che ci è rimasta per esprimere una vicinanza concreta a queste donne licenziate ingiustamente, non perché fossero improduttive, ma per la logica dell’aumento dei profitti che deriverà dalla delocalizzazione dell’azienda.Non fermiamoci adesso.

  36. E.C. gennaio 5, 2012 a 4:36 pm #

    ‘…… il conseguente apprezzamento dell’Euro ha provocato difficoltà nelle esportazioni, con un calo di fatturato complessivo…..’
    Ed ora che l’euro sta prepitando in valore, che faranno? Riapriranno a Faenza e chiuderanno in Serbia???

  37. paola gennaio 5, 2012 a 4:39 pm #

    scusate ma dove sarebbe il posto dove postare che loro hanno aperto per leggere il nostro parere? Sarebbe il caso di postare tutto li? o è questo il posto?

  38. Giuliana gennaio 5, 2012 a 4:39 pm #

    piuttostom a piedi scalzi

  39. Paola Fedele gennaio 5, 2012 a 4:42 pm #

    Ovviamente loro sono liberi di delocalizzare, NOI SIAMO LIBERI DI SCEGLIERE DI NON COMPRARE PIU I LORO PRODOTTI…….
    CHE VENDANO NELL’EST
    NOI COMPREREMO DAI CINESI CHE ALMENO VENGONO AD APRIRE NEGOZI QUI…. E ALLA FINE MI SA TANTO CHE SARANNO LORO A CRERE POSTI DI LAVORO….. NON SO CON QUALI DIRITTI MA TANTO SIAMO ALLA FRUTTA ANCHE CON LE DITTE ITALIANE…. TANTA GENTE MORTA PER NULLA,,,,,

    • Cla gennaio 5, 2012 a 5:23 pm #

      a mio parere è meglio lasiare perdere i cinesi, bassissima qualità e coloranti tossici, inoltre se non ve ne siete accorti dai prezzi che applicano è OVVIO che non pagano tasse!!! tanto bel Nero che sta alla base dei problemi italiani ( otre al resto ) date, date, soldi ai cinesi…

      • De Grandi Franco gennaio 5, 2012 a 5:29 pm #

        Ma quali colori tossici! Escono tutti dallo stesso capannonne e dalle stessa dittà, solamente se la dittà X tè lo fanno super-pagare, altrimenti se viene venduto al mercato dagli ambulanti ha un altro costo, 10 volte inferiore! E’ cos’ con l’abbigliamento, è così con i giocattoli ed è così con gli elettrodomestici!

  40. marco gennaio 5, 2012 a 4:58 pm #

    Mai più OMSA. Che falliscano pure…..

  41. De Grandi Franco gennaio 5, 2012 a 5:00 pm #

    Nuovo polo logistico? Ma che non dicano boiate, un enorme magazzino gestito da qualche multinazionale di corrieri! Così, non hanno neppure il problema dello stoccaggio della merce! Li, oramai, di italiano, c’è rimasto solo il nome!

  42. bruno francia gennaio 5, 2012 a 5:20 pm #

    AVANTI CON LE PRESSIONI MEDIATICHE FINO ALL’ ANNULLAMENTO DEI LICENZIAMENTI. L’ AZIENDA FACCIA TUTTE LE RISTRUTTURAZIONI CHE VUOLE MA IL LAVORO E’ SACRO E NE TENGA CONTO.

  43. Marcello Marani gennaio 5, 2012 a 5:31 pm #

    A Roma direbbero, con marcato sarcasmo: “Ce senti da ste recchie?!?
    Perchè, quelli dell’OMSA, se credevano
    d’avè acchiappato la vacca pe’ la zinna, e ‘nvece aveveno acchiappato er toro pe’ le palle!!!

  44. Cristiano Mussi gennaio 5, 2012 a 6:00 pm #

    E’ mia opinione che questa litania dell’ ” investire dove costa meno ” e della ” sinergia ” o razionalizzazione industriale che dir si voglia ; ragioni sempre portate a difesa delle politiche gestionali delle aziende e dei loro titolari o amministratori siano talmente note da diventare insopportabilmente noiose . Inoltre gettano un ulteriore luce negativa sull’opinione che i lavoratori e il pubblico in genere si sono fatte . In sostanza quel che si percepisce è : ” Cari signori , andiamo a fare affari altrove , altri beneficeranno (… ) dell’occupazione da noi creata , e personalmente noi continueremo a fare affari dove si guadagna molto di più , per via del minor tenore di vita / costo per lavoratore delle zone in cui faremo impresa . Il mercato è libero questo è chiaro , e le aziende ci possono scorrazzare come vogliono , per lungo e per largo , col sistema : Oggi mille euro al mese a te , domani un po’ meno ad un altro e poi ancora meno a un terzo , e via così , sempre mantenendo livelli qualitativi alti però … si capisce ,— ti pago meno ma ti sfrutto sempre allo stesso modo — . Le aziende non seguono l’etica , è noto , il loro unico scopo è guadagnare , semmai bisognerebbe capire che ruolo ha lo stato e se può osservare questa migrazione in modo inerte o lasciando sempre le patate bollenti a sindacato e associazioni di privati cittadini , laddove mi sembra che il problema sia nella natura dell’economia ormai da anni , non un fatto casuale o accidentale , ma una lunga fila di chiusure , trasferimenti , riduzioni di personale , e negli ultimi tempi addirittura estromissioni delle organizzazioni sindacali che non cedano a un peggioramento inaccettabile delle condizioni contrattuali . La saggezza nel voler spiegare in modo così pacato e gentile ai lavoratori , che tutto dipende dal mercato , ha quel sapore di neutralità e rilassatezza che solo chi non ha da temere per il proprio futuro e portafoglio possiede , probabilmente se i signori Omsa ( come molti altri ) dovessero rimanere a casa senza stipendio avrebbero meno voglia di parlare della razionale sinergia distributiva dei prodotti . Vi auguro di vendere calze ai pinguini , quando di poveri da sfruttare non ce ne saranno più e vi troverete a l polo a dissertare di sinergia .

  45. Rodolfo gennaio 5, 2012 a 6:10 pm #

    Internet è un potente ed efficace mezzo per poter far cambiare alcun storture nella società odierna!

  46. Paolo gennaio 5, 2012 a 7:18 pm #

    Fa veramente piacere leggere queste prese di posizione dei liberi cittadini. il successo di questa iniziativa suggerisce di tentare ulteriormente questa strada per tutte le vertenze in corso ove sia possibile impattare sulle vendite delle società responsabili delle delocalizzazioni, chiamando al boicottaggio consapevole dei loro prodotti. Questa è la potenza del web!! Grazie!!

    Paolo

  47. lorella girotti gennaio 5, 2012 a 7:36 pm #

    Mai più Omsa…solo calze italiane!

  48. Andreina Ghionna gennaio 5, 2012 a 8:05 pm #

    In ottemperanza alle leggi italiane ed al principio di libero pensiero io boicotto.

  49. giomap58 gennaio 5, 2012 a 8:11 pm #

    …..ma Massimo Malerba…? …è il Massimo Malerba…..quello della Malerba di Varese?

    • ricky gennaio 9, 2012 a 4:44 pm #

      immagino sia proprio lui… sarà finito lì dopo che han venduto l’azienda..

  50. Anna gennaio 5, 2012 a 9:04 pm #

    Ho appena scritto alla OMSA sul loro sito il seguente messaggio:
    “Non comprerò più le vostre calze, me le comprerò fatte da aziende serbe in serbia perché costano meno. Grazie!”
    Anna

  51. tina gennaio 5, 2012 a 9:27 pm #

    Capitalismo straccione: Omsa invece di investire in Italia, dove ha realizzato profitti per decenni, invece di incentivare innovazione e ricerca, delocalizza brutalmente. I governi di destra (in Italia e in Europa), che si vi consentono di fare impunemente queste operazioni saranno spazzati via -speriamo presto- di fronte ad una crisi inarrestabile, che non sapranno gestire. A noi, cittadini tartassati, ma anche consumatori, resta in ogni caso mano un’arma: vi negheremo l’acquisto. Andate a vendere le vostre calze in Serbia, dove le producete. E speriamo che possiate venderle ai prezzi della Serbia.

  52. Gallelli Salvatore gennaio 5, 2012 a 9:27 pm #

    Ma se tutti investono all’estero da noi chi investirà. Non mi sembra una scelta giusta!Scegliamo prodotti Italiani! Auguri a tutti i dipendenti OMSA!

  53. sara gennaio 5, 2012 a 9:44 pm #

    Forse se avevate eliminato il 70%dei dirigenti potevate lasciare la produzione in italia le aziende funzionano con i lavoratori non con i dirigenti l’economia di un paese si basa sulla massa che lavora e spende non sui dirigenti

  54. sacla gennaio 5, 2012 a 9:51 pm #

    ci vuole coraggio…..ci vogliono le palle….ad investire in Italia in un momento così difficile, alcuni ce l’hanno e tentano di salvare il sistema Italia, gli altri scappano…. come Golden Lady Group Spa!!!

    • Fabio Nastasi gennaio 6, 2012 a 1:17 am #

      Solo un matto può investire in Italia.. non vedi che stanno chiudendo tutti… le banche ti sputano se chiedi aiuto… tassi per anticipo fatture da strozzini…. in più quello che guadagni il 56% devi darlo allo stato.
      ma secondo te o sei uno psicopatico o vai a investire in un altro paese.

      • sacla gennaio 6, 2012 a 1:20 pm #

        ribadisco il concetto: sono i topi che scappano!

  55. m.pia gennaio 5, 2012 a 9:53 pm #

    Mi associo agli altri messaggi e dico: nn compro più questo marchio di calze! nn contribuisco a far pagare lo stipendio ad altri lavoratori in altri stati!!! quando ritornerà l’azienda sul territorio Italiano riprenderò a comprare le loro calze!!!! un saluto a tutti…….e alla OMSA auguro un vero fallimento!!!! grazie!!!

  56. Adriano Realdini gennaio 5, 2012 a 9:57 pm #

    Il comunicato dell’Azienda è sostanzialmente una presa in giro per i consumatori e per i lavoratori e lavoratrici che perderanno il posto di lavoro: Chi ha scritto non conosce bene. o finge di non conoscere che una gran parte del lavoro, nella produzione delle calze e dei collants, è svolta all’esterno dell’Azienda da sempre. Perchè non dire che ci sono donne che hanno macchine da confezionamento e ricevono le calze ancora bianche da cucire con un contributo ridicolo ed a cottimo? L’apertura di unità produttive per nuovi mercati, se questa è la motivazione, cosa ha a che fare con la produzione che soddisfa i mercati storici? Ora si capisce che i Managers sono ” diversamente capaci ” e che cercano di salvare il loro fondoschiena a scapito dei lavoratori che dal loro lavoro ricavano cifre ridicole rispetto a chi dovrebbe ” guidare ” l’Azienda. C’è una sola espressione che può dare un senso a tutto: VERGOGNATEVI ed abbiate il coraggio e la dignità di lasciare spazio a chi SAPPIA DAVVERO gestire una Azienda che ha fatto denaro in Italia e lo va a spendere delocalizzando: non nuove produzioni per nuovi mercati. Cari Managers….lasciate le poltrone su cui per troppo tempo adagiate la parte meno nobile ma più importante del vostro corpo: l’Azienda E’ IN CRISI PER LA VOSTRA INCAPACITA’!!! Cosa farete quando negli stati in cui spostate la produzione ora e che tra pochi anni vivranno gli stessi problemi che vive oggi l’Italia e l’Europa?
    Un’altro messaggio e-mail o telegramma per mandare lettere di licenziamento?
    VIGLIACCHI…..la vostra posizione oltre ad un dovere Professionale di elevato profilo, ha VALENZE SOCIALI di cui non conoscete i contenuti insiti nella definizione.
    Sraò tra i primi a gioire quando leggerò che ” Managers della Golden Lady (etc..) sono stati sollevati dal loro incarico per manifesta sfiducia della azienda nei loro confronti!!!
    E che l’Azienda potrebbe liberarsi di voi in un batter d’occhio lo sapete benissimo: CARI MANAGERS!!!

  57. alfredo pierucci gennaio 5, 2012 a 10:07 pm #

    see vogliono produrre in Serbia le vendessero la leloro calze che a noi fanno pagare in Euro ! E’ solo una squallida speculazione ; produrre dove la moneta vale poco e vendere dove vale di più !

  58. Martina Martyna gennaio 6, 2012 a 12:14 am #

    una cosa mi sfugge……………… ma dato che hanno sposato la produzione in paesi dove la manodopera costa un terzo di quella italian come mai i prezzi dei loro prodotti sono aumentati invece di diminuire??????????????
    e poi non è tutto basato sui soldi e sul potere!!!!!!!!!
    è un vero schifo!

  59. gianni gennaio 6, 2012 a 12:23 am #

    dobbiam imparare dagli usa..li ti lascian delocalizzare ovunque nel mondo ma poi paghi…dazio..ecco perche le nostre imprese non investono da..obama..solidarieta piena alle operaie..omsa

  60. Fabio Nastasi gennaio 6, 2012 a 1:11 am #

    ragazzi il problema è la tassazione che lo stato fa alle aziende italiane….. ma secondo voi è giusto che un’azienda paghi il 56% di tasse allo stato e i suoi dipendenti altrettanto..
    Fatevi due conti perchè le grosse aziende stanno scappando dlll’Italia.

  61. Massimiliano gennaio 6, 2012 a 5:19 am #

    La cosa preoccupante sta nel fatto che il governo precedente non fece nessuna politica per disincentivare queste ditte a delocalizzare il lavoro all’estero,e questi qui ora se ne approfittano e fanno quello che gli pare senza remore.

    • Vanessa gennaio 6, 2012 a 10:26 am #

      Un governo serio ( di qualunque colore) dovrebbe controllare se ci sono conti in rosso o solo cali di fatturato. Accertata questa seconda ipotesi, a fronte di licenziamenti di comodo e non di necessità, dovrebbe buttar fuori l’azienda dal mercato italiano.
      Purtroppo mi sa che è pura utopia

  62. Federica Ghidini gennaio 6, 2012 a 7:20 am #

    L’unico vero potere del consumatore è premiare o affossareun azienda sia per prodotto che offre sia per le politiche che attua . Questa volta nn dobbiamo mollare e fare capire a questa gente che nn si
    Può lasciare a casa così tanta gente per spostare la produzione in Serbia solo perché i loro dividendi a fine anno sono diminuiti . Restiamo uniti nella lotta e ce la faremo .
    Buona vita

  63. guido grossi gennaio 6, 2012 a 7:26 am #

    il comunicato dell’azienda è onesto e trasparente, per quanto agghiacciante:
    si legge così: “è la competizione, bellezza..”

    se accettiamo un modello socio economico basato su questo tipo di competizione, dove l’unica cosa che pare ineluttabile è il dover abbassare i costi economici – indifferentemente dai costi sociali – le conseguenze sono davvero ineluttabili, matematiche.

    Non a caso la nostra Costituzione richiederebbe la responsabilità sociale dell’impresa. Proprio in quell’articolo 41 che qualcuno, a scanso di equivoci, vorrebbe affrettarsi a far sparire.

    Dobbiamo cambiare modello. Subito, prima che la tragedia verso la quale ci stanno spingendo si trasformi in rabbia ed esploda in una rivoluzione violenta.

    Gli strumenti democratici ci sono tutti. usiamoli per mandare a casa questa classe politica dirigente pericolosa e cinica.

  64. Filippo gennaio 6, 2012 a 7:33 am #

    Giusto lottare ma toglietevi dalla testa di far cambiare idea a questa gente. Se tra un anno le cose ancora non gli tornano chiuderanno ancora e si sposteranno sempre + ad est.. Ormai e’ tardi, bisognava impedire la globalizzazione.. Ora siamo fritti cari miei.. Fritti !!!!

  65. giko25 gennaio 6, 2012 a 8:18 am #

    bellissimo!!!! leggendo i commenti sembra che le cose cominciano a cambiare, lottiamo contro questi lestofanti, imprenditori senza scrupoli che hanno rovinato l’italia con la scusa che danno lavoro. bisogna comprare prodotti senza farsi condizionare dalle marche e leggendo sempre le etichette

  66. ALESSANDRA MALTONI gennaio 6, 2012 a 9:18 am #

    L’ITALIA è UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO E COSTRUITA DAI LAVORATORI – se un’azienda vuol definirsi Italiana deve rispettare l’art. 1 della COSTITUZIONE – viceversa non può dirsi tale!!!!!!!!!!!!!

  67. Franco gennaio 6, 2012 a 9:26 am #

    A me non interessa molto……….che calino i prezzi e son contento, chissefrega se le calze vengon fatte anche a Timbuctu……almeno che lavorino anche li….

    • Vanessa gennaio 6, 2012 a 10:22 am #

      Io penso che i dipendenti e le loro famiglie possano solo che ringraziarla per la solidarietà e pensare a Lei quando dovranno spiegare ai loro figli che dovranno restare a casa perchè licenziati, che non potranno più permetter loro di fare quello che con sacrifici potevano permettere, se avranno difficoltà a mettere un piatto di pasta a tavola.
      Da parte mia, Le auguro di non trovarsi mai in questa situazione e le ricordo che il vento può girare per tutti, anche per Lei che forse è un benestante

      Vanessa

  68. ALESSANDRA MALTONI gennaio 6, 2012 a 9:28 am #

    Proposta: chiedere a tutti i commercianti di esprimere piena solidarietà alle lavoratrici omsa e di non acquistare più (dai loro rappresentanti e fornitori) merce omsa – io e Mia Madre lo abbiamo già fatto restituendo le calze regalateci a Natale, ma la commerciante (di ANCONA) ci è sembrata molto “contrariata”: chi non si dimostra disponibile a promuovere E DIFENDERE il DIRITTO AL LAVORO …………. merita di perdere clienti e merita pubblicità negativa! Colpiamoli nel sistema (l’unico) a loro caro (il mercato)!!

  69. icittadiniprimaditutto gennaio 6, 2012 a 9:49 am #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  70. Vanessa gennaio 6, 2012 a 10:08 am #

    Domanda diretta, anzi direttissima!!!! Vediamo se il SIG. MALERBA mi risponderà:

    Tutto ciò, a fronte di conti aziendali in rosso o solo di un vostro calo di utili?

    Gradita risposta secca e onesta. Grazie

    Vanessa

    • violapost gennaio 6, 2012 a 10:48 am #

      Scusa ma dovresti chiedere alla Omsa, Io ho solo scritto il post che riporta il comunicato

      M.M.

      • Vanessa gennaio 6, 2012 a 10:56 am #

        Scusa!
        io spero che comunque la omsa legga e che qualcuno risponda.
        Buona giornata

  71. kvyge gennaio 6, 2012 a 12:07 pm #

    Omsa e altre aziende che esportano la loro produzione all’estero fanno delle scelte aziendali che sono figlie soprattutto dell’incapacità della classe dirigente italiana, politica e manageriale, di saper competere in una economia ormaii fagocitata dalla globalizzazione.
    In special modo la politica negli ultimi anni ha pensato soltanto a sostenere le battaglie e gli interessi di un unico attore tralasciando quelle che erano le reali priorità del paese.
    Incapaci di programmare e realizzare nuove strategie di mercato per restare protagonisti e continuare, come sempre abbiamo fatto, ad esportare il famoso “Made in Italy”.
    Anche Francia e Germania hanno il problema di dover competere con le conseguenze del mercato globale, ma la prima continua ad acquisire Aziende italiane (Parmalat), e non, mentre i tedeschi hanno incrementato occupazione e Pil in completa controtendenza rispetto a quanto succede nel mondo. L’economia ed il lavoro italiano ormai producono solo precarietà ed incertezza per il futuro, non solo dei giovani, ma anche di coloro che magari si trovano nel bel mezzo di un mutuo ventennale per la casa, da continuare a pagare. Non è il costo del lavoro che rende perdenti le aziende italiane nella competizione
    mondiale, sono i costi accessori della corruzione, dell’evasione fiscale della lievitazione degli stati di avanzamento a causa di mazzette e tangenti di ogni tipo, della legittimazione di metodi imprenditoriali di carattere ndrangheto-mafioso-camorristico. Paghiamo il pizzo tutti i giorni senza accorgecene, avalliamo una classe politica che ci sta sfilando quel poco di benessere che ci eravamo creati credendo nel lavoro e nella piccola impresa, mentre i padroni del vapore sono ormai così incattiviti dall’accumulo di profitto creato con metodi che nulla hanno a che fare con l’onestà e la sana concorrenza che se poco poco si trovano nel bel mezzo delle vacanze di Natale ad essere controllati dalla Finanza, lo ritengono offensivo e lesivo della loro libertà imprenditoriale. Forse perchè non essendo soggetti normalmente a tali controlli, si sono sentinti violati nella loro leggittimità di non pagare le tasse o di non dover dimostrare come si fa a viaggiare in Ferrari con un reddito di 30 mila € lordi all’anno.

  72. concetta centonze gennaio 6, 2012 a 12:41 pm #

    Siete degli ipocriti che non avete nemmeno la forza di ammettere che a voi sta a cuore soltanto la logica del mercato e non i vostri lavoratori. Vorreste al loro posto schiavi o, meglio ancora, robot.

  73. anna gennaio 6, 2012 a 12:56 pm #

    andate a cagare…tutte stronzate…ve le metterete voi quelle calze!

  74. Mauro gennaio 6, 2012 a 1:06 pm #

    Pur capendo la situazione delle lavoratrici e pur essendo un “imprenditore” (lo dico sottovoce perche’ sono un micorimprenditore della calzatura) mi meraviglio un po’ del fatto che tutti pensino ch ele aziende siano un ente di beneficenza. Sono inprese e devono fare piu’ utili possibili. E’ questa la base di un’impresa..non sostenere la gente. So che sembra un discorso freddo, anzi glaciale, ma non cpaisco per esempio perche’ debbano essere dati aiuti alla FIAT come e’ sempre stato. Se c’e’ crisi per me mi devo arrangiare con le mie forze…. se fallisco sono cavoli miei. Se faccio cattivi investimenti sono cavoli miei. E a fronte del rischio che corro…. posso permettermi di avere (avevo) un buon guadagno. IO mi metto sul mercato con le mie idee e i miei prodotti….prendendo delel decisioni di produzione (del tipo guadagno meno ma lo faccio in italia con una qualita’ che so essere buona)…ma e’ una MIA SCELTA. Decidera’ il mercato poi se e’ stata una scelta giusta o meno. C’e’ chi decide di delocalizzare…. non condivido ma e’ anche quelal una scelta imrpenditoriale…rispettabilissima come la mia. Sapete qual’e’ il vero problema? Non la glbalizzazione, non la delocalizzazione ma i consumatori. Se nessun occomepr apiu’ il mio rpodotto allro aocmincio a pensare il perche’. Tutti si lamentano dei cinesi ma poi vadi davanti ad un negozio di scapre qualsiasi (fatte per il 90% in oriente) a prezzi bassissimi e tutti li’ a comperare. Se vi facessero pagare le calze il doppio e ocntinuassero la produzione in italia siete proprio sicure che continuereste a comperarle o non dirottereste le vostre scelte verso qualcosa id piu’ economico? Potete dire di no….ma bast auscire e andare in un qualsiasi negozio per capire ch enon e’ cosi’. Io sono per nessun aiuto di stato alle imprese, o ce la fanno da sole oppure sono cavoli loro… se decidono di produrre all’estero… benissimo, si tassino le importazioni proporzionalmente in modo che alal fin fine il costo finale sia lo stesso. Ma anche voi (noi) consumatori facciate la vostra parte…. o si finisce sempre a fare i conti con il portafogli degli altri e non con il porprio…

    • ariaora gennaio 6, 2012 a 1:58 pm #

      @Mauro
      come produttore qual è il tuo mercato di riferimento?

      • Mauro gennaio 6, 2012 a 6:12 pm #

        spedisco in tutto il mondo, diciamo il 40% mercato italiano e il rimanente nel resto del mondo.

    • ricky gennaio 9, 2012 a 5:09 pm #

      Un’impresa nasce per fare soldi. Non ci piove. A tutti i costi.
      Vogliono produrre a costi da 3° mondo vendendo a prezzi uguali per straguadagnare? Legittimo.
      Però non prendano per il culo con giri di parole e favole ideologiche.
      Perchè si parla di recessione? Se per guadagnare delocalizzo e lascio col culo per terra tante belle famigliole, quanti soldini rimarranno loro a fine del mese per comprare ciò che non è necessario?

      PS Se voglio roba cinese, pretendo un prezzo cinese + il ricarico per la vendita. Diversamente, i miei cari stilisti e propinatori di finto Made In Italy di cui rimane solo il marchio patacca (“Styled in Italy”, “Designed in Italy”… oppure “capo confezionato in Tunisia ma scelta dei tessuti, controllo qualità e supercazzola effettuati in Italia”) se la possono tenere la loro merce… Libero arbitrio.

  75. Giacometti Silvano gennaio 6, 2012 a 1:16 pm #

    QUELLE DELL’AZIENDA SONO SOLO PAROLE PER SALVAGUARDARE LE VENDITE.DEGLI OPERAI/IE NON GLIENE FREGA UN CAZZO,COME FANNO TUTTE LE AZIENDE.”SIAMO COME UNA FAMIGLIA”,”GLI OPERAI SONO COME NOSTRI FIGLI”, “ABBIAMO A CUORE IL LORO FUTURO”…..SONO TUTTE BALLE,IL PROFITTO INNANZI TUTTO.VERGOGNATEVI DIRIGENTI DI “OMSA”.

  76. lelli antonio gennaio 6, 2012 a 1:51 pm #

    a volte sorrido chiedendomi se ci siamo o ci facciamo ( idioti) ma ricordate le polemiche dei palloni dei mondiali fatti a Taiwan o delle scarpe nike o adidas….. prezzo medio in un negozio italiano superiore a 100 euro costo di fabbricazione meno di 10 euro al pezzo……
    Ora io per fare l’ignorante totale mi chiedo e chiedo a voi qual’è e quale dev’essere il plusvalore di un prodotto……..
    come sempre mi chiedo e più ladro chi ruba in banca o chi quella banca la detiene rubando…

  77. TINA ESPOSITO gennaio 6, 2012 a 2:00 pm #

    L’ azienda sotto la sua veduta economica considera solo l’ aspetto globale internazionale bandendo i diritti dei lavoratori. La politica delle imprese multinazionali sono sotto il segno del guadagno personale e non dello sviluppo del paese con il marchio made in Italy. Il costo del lavoro è l’ alibi delle imprese oramai da quasi quarant’ anni quando ancora non si parlava di globalizzazioni, la loro strada è stata tracciata dalla politica individuale e industriale, ha dato loro la facoltà di esposrtare non il prodotto ma le aziende a scapito del made in Italy, il costo del manufatto non è calato ma anzi è cresciuto con l’ avvento dell’ euro. Le stracazzate della politica del lavoro non ci convincono più e non ci mettono nella condizione di comprare ad ogni costo solo perhè secondo loro sottocosto. Le donne sono grandi economiste e se non comprano, la economia di un certo soggetto scorretto se và a farsi fottere. Una domanda mi nasce spontanea, cosa vuol dire che hanno garantiro lo stipendio al di sopra della media delle lavoratrici dal 2001? forse volevano dire che le donne all’ estero le pagano un euro l’ ora? forse senza assicurazione? forse senza contributi?
    Poverini, quanto rimettono a mettere in atto la politica della menzogna.
    INETTI, BUGIARDI, SPERO CHE TUTTO CIO’ CHE FANNO RICADA SU DU LORO E SULLA LORO PROSSIMA GENERAZIONE.
    AUGURI GOLDEN LADY E COMPANY

    • ariaora gennaio 6, 2012 a 2:08 pm #

      @TINA ESPOSITO

      Perché non avvii tu un’attività in proprio made in italy?

  78. cric gennaio 6, 2012 a 2:20 pm #

    sono d’accordo con Mauro….siamo noi consumatori che dobbiamo reagire….cominciamo a controllare tutte le etichette…..e non facciamoci abbindolare dai finti cartellini dei cinesi o delle bancarelle o dai prezzi troppo bassi…anche perchè,come leggevo in un altro post,se noi compriamo al di fuori dei canali tradizionali facciamo del male a noi stessi poichè lì è tutta evasione fiscale che ricade su di noi…..

  79. cric gennaio 6, 2012 a 2:24 pm #

    volevo anche aggiungere che una grave mancanza è quella dello stato italiano che ancora non approva una legge di tutela del made in italy per cui solo cio’ che viene fatto al 100% in Italia si puo’ chiamre MADE IN ITALY…..

  80. nicoletta robello gennaio 6, 2012 a 3:03 pm #

    le aziende operano secondo le leggi del libero mercato e noi, secondo le stesse leggi, decidiamo liberamente di non comprare più i loro prodotti. Il mercato è pieno di alternative. Cordialmente.

    • ariaora gennaio 6, 2012 a 3:07 pm #

      @nicoletta robello

      puoi fare un elenco delle alternative?

  81. mario gennaio 6, 2012 a 3:48 pm #

    Questi sono i risultati della globalizzazione: siamo sommersi dai prodotti delle economie emergenti che lavorano per un pugno di riso senza stato sociale in più le nostre industrie delocalizzano le produzioni.
    Per fare concorrenza a loro dovremmo abbandonare tutte le conquiste sociali che abbiamo ottenuto in tutti questi anni e ridurci in povertà come loro (la legge dei vasi comunicanti).
    Se non blocchiamo le frontiere con dazi adeguati faremo una brutta fine, non date retta a qualche pseudo esperto in economia o a qualcuno interessato o agli imbecilli, non è vero che in questa maniera non esporteremo più perchè la bilancia import-export pende nettamente a favore dell’import e tra poco produrranno tutto ciò che serve loro e lo esporteranno anche a noi.
    L’altra imbecillità è che noi dobbiamo fare le cose dove loro non sono capaci e investire in ricerca come se loro non investissero in tale campo enormemente più di noi e con possibilità economiche imparagonabili.
    Svegliatevi e guardate i pagliai e non fatevi distrarre dalle pagliuzze, siamo invasi dai cinesi e company.

    • ariaora gennaio 6, 2012 a 4:10 pm #

      @mario

      secondo te c’è ancora sufficiente numero di imprese in Italia che si occupano di produzione a partire dalla materia prima grezza?

  82. davide gennaio 6, 2012 a 3:49 pm #

    SE NON ABBASSANO TASSE E IL COSTO DEI DIPENDENTI ALLE AZIENDE , QUI TUTTI GLI IMPRENDITORI SE NE ANDRANNO VIA!!

  83. Giacomo Jack gennaio 6, 2012 a 4:01 pm #

    scelte decise in ottemperanza alle regole e in nome del libero mercato……..bene, ma visto che in nome di queste regole avete deciso di lasciare senza lavoro 200 donne, in questo nome, invito tutto il Popolo Italiano a non comprare più un prodotto marchiato OMSA, che sia il mercato del est la loro alternativa, non solo di produzione, ma sopratutto di mercato, sempre a patto che i dipendenti Serbi abbiano una busta paga tale da potersi permettere di acquistare un prodotto OMSA.

    NO LAVORO NO OMSA!! non siamo solo vacche da mungere!!!

  84. rita roncaglia gennaio 6, 2012 a 4:23 pm #

    Allora cara OMSA, io ricordo mia madre che avrebbe 80 anni che portava le calze con la riga, io ho sempre usato Golden Lady, ma da ora e’ meglio che alle vostre calze troviate un nome serbo o russo, le vendete LA’ le calze !!!! State distruggendo un mito Italiano !!! Uno dei vanti del MADE IN ITALY per dei pochi soldi sporchi che vi verranno da lavoratori che lavorano quasi gratis e venderete al solito prezzo in Italia !!!! VENDERETE MA NON A ME ED A TANTISSIMA ALTRA GENTE !!!!! BUONA FORTUNA !!!!!!!!

    • paola gennaio 6, 2012 a 5:19 pm #

      io compro solo italiano e non mi interessa quanto spendo se non me lo posso permettere non me lo compro e basta. Ma per essere proprio sicura di comprare italiano gli abiti me li faccio fare da una sarta e il tessuto me lo compro solo se c’è stampato lungo la cimosa “made in italy” e per non comprare le calze del gruppo omsa mi sono fatta fare dei pantaloni. e adesso basta io sono molto arrabbiata dimostro il mio senso patriottico così IO SONO ITALIANA MANGIO ITALIANO E MI VESTO ITALIANO UNA VOLTA GUIDAVO ANCHE ITALIANO!!!
      grazie a tutti voi

  85. Marco gennaio 6, 2012 a 4:23 pm #

    Le aziende fanno ciò che è legittimo fare, i consumatori ANCHE

  86. ilbacinodidecantazione gennaio 6, 2012 a 4:26 pm #

    Oh…finalmente! Finalmente qualcuno con un po’ di seguito esorta a boicottare un’azienda che noi personalmente boicottiamo dal 2010, quando grazie ad Annozero e altre fonti di informazione, siamo venuti a conoscenza dei progetti della Omsa e del futuro incerto (per non dire nero) delle sue operaie. Da allora non abbiamo mai più acquistato prodotti di questo marchio e la cosa non costa davvero alcuna fatica vista l’assoluta e tangibile decadenza della qualità dei materiali, sulle fascinose scatolette dei quali già dal 2010 appare la scritta PRODOTTO NEI NOSTRI STABILIMENTI IN SERBIA (piccola ma trovabilissima); vedere come gli ultimi capi da noi acquistati prima di mettere la croce sul marchio indossati e lavati mezza volta si disfino in mano è la prova tangibile del perché queste aziende transitino altrove e misura quanto tengano al tanto strombazzato MADE IN ITALY, alla qualità, che soltanto un personale capace e specializzato può garantire, e al consumatore. Così come Omsa (e come altri commentatori ricordavano sopra) sono tanti altri i marchi che meritano il medesimo trattamento e, ripetiamo, boicottare aziende simili non costa nessuna fatica e aguzza l’ingegno. Speriamo soltanto che siano in di più a svegliarsi per tempo la prossima volta e che almeno l’arma del boicottaggio non venga svilita da mode e strilloni. Un saluto e buon boicottaggio a tutti!

  87. Gustavo gennaio 6, 2012 a 5:25 pm #

    Penchè non proporre un referendum, per togliere la cittadinanza ITALIANA agli imprenditori che trasferiscono le attività all’estero mantengono i magazzini in italia ( tanto si sà che bastano una decina di operai a gestire i magazzini ). Avrei molte cose da augurare a loro e ai loro famigliari, ma la decenza mi frena.Spero solo che le loro famiglie vadino in rovina o che i loro soldi servano per per curarsi da malattie……Gustavo

    • marco gennaio 6, 2012 a 5:52 pm #

      concordo!!

  88. danpizza gennaio 6, 2012 a 6:19 pm #

    “In risposta alle vostre considerazioni, abbiamo deciso di essere trasparenti per darvi il nostro punto di vista sulla vicenda.”

    Perché la trasparenza altrimenti non sarebbe stata necessaria…? Della serie “Visto che ci avete sgamato”.
    Solo questo basterebbe per boicottare per sempre questo marchio. aldilà delle loro scelte imprenditoriali.

  89. Marcello Marani gennaio 6, 2012 a 7:49 pm #

    Intanto stassera ne ha parlato in chiusura Il TG 3, ed anche se OMSA nega, si vede che si cominciano a sentire i cali delle vendite, e non ci resta alto che intensificare l’azione di boicottaggio, rubando lo slogan della Martini
    dicendo con forza: “No fabbrica? No calze OMSA!!!”

  90. pietro gennaio 6, 2012 a 7:53 pm #

    L’EUROPA DEVE FARE REGOLE PER LA RICRESCITA E SVILUPPO SUL LAVORO–
    CON L’AUMENTO DELLE TASSE AMMAZZA LE AZIENDE PORTANDO L’ITALIA IN RECESSIONE-A MIO GIUDIZIO FAREI REGOLE DI SANZIONARE LE AZIENDE CHE NON PRODUCONO IN ITALIA–PER MOTIVI CHE SAPPIAMO TUTTI—
    E DALL’ITALIA SANZIONEREI L’EUROPA QUANDO PERDE CON I COSIDETTI SPREADD MIB ECC CON I COSI’ DETTI GIOCHI IN BORSA!!!!!—–PAGANDO NOI I DEBITI—
    NON SIAMO DELLE BORSE!!!!! MA PERSONE UMANE CON DIGNITA’ LO DICE ANCHE LA COSTITUZIONE ITALIANA—DIGNITA’ SU LAVORO -E SUI DIRITTI UMANI–DIETRO I LICENZIAMENTI C’E’ IL DRAMMA DELLA FAMIGLIA I FIGLI E IL FUTURO DEL DOMANI!!!!
    A MIO INTUITO CREDO CHE VA DISTRIBUITA LA RICCHEZZA MONDIALE—
    EURO NON TRI VOGLIO—BRANO MUSICALE DI —–RINOMONDO

  91. popof1955 gennaio 6, 2012 a 9:02 pm #

    La risposta dell’azienda non è soddisfacente .
    Se malauguratamente in casa mia entra un solo prodotto OMSA o di aziende collegate viene esercitato il diritto di recesso restituendo il prodotto al negozio (i miei familiari sono avvisati).

    • Mauro gennaio 7, 2012 a 12:32 pm #

      il diritto di recesso non c’e’ se comperi qualcosa in negozio. il diritto di recesso c’e’ solo epr le vendite a distanza!

  92. Michela gennaio 6, 2012 a 9:57 pm #

    Io boicotto!!!

  93. Mauro gennaio 6, 2012 a 11:01 pm #

    Qual’è la soluzione? Una bella legge, che preveda una cosa molto semplice, che per un’azienda italiana, per esistere sia obbligatorio avere la maggior parte della produzione globale su suolo italiano, anche in ottemperanza al famoso made in Italy. Se non cis tanno dentro quindi chiudono tutto il gruppo, scommettiamo che tengono aperto, con una legge del genere?, Poi la trattativa l’hanno fatta coi sindacati? Ma cosa li paghiamo da fare allora, per farci cacciare fuori dalle fabbriche senza poter dire niente? Non servono proprio a niente i sindacati! Sono sempre stati e sono i sindacati dei padroni, non degli operai.

  94. Franco gennaio 7, 2012 a 12:15 am #

    ok ragazzi e ragazze adesso creiamo anche il MAI PIU’ BIALETTI visto che non produce più in italia ma in CINA, Romania ecc. e ha lasciato a casa 130 famiglie
    Facciamo Girare la Voce!!!!

    Tymer

  95. Rosario gennaio 7, 2012 a 8:21 am #

    Ladri di PIL, Made in Italy e lavoro! Che le vostre giacenze di magazzino possano “calzarvi” per il resto dei vostri giorni. Delinquenti

  96. zampi gennaio 7, 2012 a 11:51 am #

    Non solo Omsa, ma tantissime altre marche anche famose andrebbero boicottate!

  97. Biagio gennaio 7, 2012 a 1:42 pm #

    Sul web boicottare solo OMSA non basta, qualcuno per favore si adoperi a stilare una lista di prodotti che operano all’estero, da bandire e mettere sotto accusa.
    Aziende come Geox, Benetton, Stefanel, Beghelli e molte altre vanno tutte bandite !
    Bisogna fare una rivoluzione mediante il web e indurre queste aziende a fare un passo indietro e creare loro dei problemi !! QULACUNO PER FAVORE INIZI A PUBBLICARE UNA BLACK LIST POSTANDO IL LINK E INIZIAMO A FARLA GIRARE IN WEB . GRAZIE

  98. Myosotis Le Fate gennaio 7, 2012 a 1:48 pm #

    basta OMSA io boicotto, basta cinesi, benetton e’ da tanto che nn ne compro, e basta anche con le grandi firme, se voglio un capo firmato lo chiedo alla stilista che ha il laboratorio sotto casa, ed e’ MADE IN ITALY al 100% tutti i grandi stilisti, hanno la mano d’opera nei paesi dove pagano per un tozzo di pane, e riportano in italia a prezzi vertiginosi…….BOICOTTIAMO, BOICOTTIAMO, BOICOTTIAMO
    viva il negozio sotto casa

  99. Franco Mantellini gennaio 7, 2012 a 6:39 pm #

    delocalizzi? quando in italia rimangono solo uffici e un magazzino di smistamento non si puo piu parlare di azienda italiana.. voi siete liberi di delocalizzare? e noi siamo liberi di BOICOTTARE!

  100. Antonio gennaio 7, 2012 a 10:56 pm #

    Tutte le azie de che hanno usufruito dallo Stato anche un solo centesimo dovrebbero impegnarsi a non spostare neanche uno spillo dal territorio nazionale!!!

  101. Emanuela Gatti gennaio 8, 2012 a 2:33 pm #

    per la prima volta lorsignori si sono degnati di rispondere. E va bene, un po’ in ritardo, ma meglio tardi che mai. CHIARAMENTE, la sottoscritta continuerà a NON acquistare i loro prodotti finchè non si sarà risolta la questione, e per risolta non intendo una elemosina alle centinaia di donne che hanno sbattuto in strada con un calcio in culo e senza neanche una parola (per avere le loro parole ci sono volute 560 mila consumatrici incazzate sul web). Per soluzione intendo il LAVORO A FAENZA ! Se invece persisteranno a volre fabbricare le loro calze all’estero, facciano pure, e se le vendano, anche, all’estero. Per me i loro marchi non esistono più.

  102. ilGrandeColibrì gennaio 8, 2012 a 2:51 pm #

    E ora c’è anche l’appello a trav, crossdresser, drag queen e a tutto il mondo transgender, lesbo e bisex ad aderire al boicottaggio! Perché… siamo trav, ma oltre alle calze c’è di più!

  103. sonia barchi gennaio 9, 2012 a 8:05 am #

    voi liberi di licenziare..? noi liberi di scegliere! !!!

  104. Walter gennaio 9, 2012 a 10:11 am #

    Fermo restando che la migliore e piu’efficacia arma che i cittadini (che ormai sono solo consumatori) hanno,e’proprio il boicottaggio,volevo fare una piccola precisazione.Fermo restando che non ho mai comprato prodotti Geox o Golden Lady e mai li comprero’,non avete pensato che:
    1)se un’azienda non guadagna abbastanza da tirare avanti,se non prende provvedimenti,FALLISCE?
    2)Se fallisce o va all’estero,che differenza c’e’per i lavoratori che il lavoro lo perdono ugualmente?
    3)Un’azienda in difficolta’,per non fallire,cosa dovrebbe fare?
    Spero che ci sia qualcuno in grado di dare risposte sensate.

    • ariaora gennaio 9, 2012 a 10:35 am #

      @Walter
      il consumo non è l’unica arma che hanno i cittadini c’è anche la produzione. Perché i cittadini non si mettono a produrre in modo indipendenti (non terzisti chiaramente) e qualificando la produzione con le caratteristiche che preferiscono?

      1) vero
      2) se l’azienda va all’estero porta via tutto il know-how
      http://it.wikipedia.org/wiki/Know-how la conoscenza del come si fa la produzione
      3) innanzitutto dovrebbe parlare del problema e non dire le cavolate tipo “gli italiani non vogliono fare questi lavori”.

    • ugaccio gennaio 9, 2012 a 10:59 am #

      MIE RISPOSTE A WALTER:
      1) PURTROPPO SI
      2) PER I LAVORATORI NESSUNA, LO STATO PERDE LE TASSE. COMUNQUE POI PAGANO I RESIDENTI
      3) PRIMA DI ANDARE ALL’ESTERO SI POTREBBE AD ESEMPIO INVESTIRE IN RICERCA, VISTO CHE CI SONO ANCORA AZIENDE LEADER IN TECNOLOGIA TUTTE EUROPEE CHE HANNO SENTITO LA CRISI MA NON IN MANIERA COSI DRAMMATICA.
      UN PROBLEMA E’ CHE PURTROPPO IN ITALIA NON C’E’ LA BUONA ABITUDINE DI REINVESTIRE GLI UTILI IN AZIENDA E CHE, CAUSA L’IMPOSIZIONE FISCALE TROPPO ALTA, LE AZIENDE HANNO TUTTO L’INTERESSE A MOSTRARSI “MALATE” PIUTTOSTO CHE IN UTILE.
      PROPOSTA FINALE: INIZIAMO A BOICOTTARE IL MADE IN CHINA A FAVORE DI PRODOTTI MADE IN UE , VEDRETE CHE QUALCHE AZIENDA EUROPEA AVRA’ PIU’ LAVORO !

      • ariaora gennaio 9, 2012 a 11:03 am #

        @Ugaccio

        2) falso, se l’azienda fallisce le cose che dici accadono lo stesso

        3) perché non apri un’azienda? puoi farlo in forma individuale, societaria o cooperativa?

    • Emanuela Gatti gennaio 9, 2012 a 11:54 am #

      E’ vero, ma il gruppo OMSA era in attivo, e dimolto, quando ha deciso che andando all’estero avrebbe avuto un attivo ancora superiore, e solo PER GUADAGNARE ANCORA DI PIU hanno deciso di dare un calcio nel culo a 350 (TRECENTOCINQUANTA) persone che avevano dedicato la loro vita all’azienda, sbatterle in mezzo alla strada e andarsene.
      Nota bene che il fatto non è recentissimo, sono circa 2 anni che si è passati dalla “crisi xchè non c’è lavoro” (nel senso che lo facevano fare altrove, alla cassa integrazione , alla chiusura. In tutto questo periodo la Omsa non ha MAI discusso niente con nessuno, e le si erano rivolti in tanti !, ritenendo di poter fare il cazzo che vuole.
      Solo ora, che attraverso la mobilitazione del web,sta ricevendo un danno INGENTE sia di immagine che di vendite, solo ora la OMSA si mette a farfugliare spiegazioni.
      Me ne faccio un baffo delle loro tardive spiegazioni campate in aria, io NON COMPRO PIU i prodotti dei loro marchi ! Unica possibilità di recedere : che riaprano Faenza. Altrimenti possono fallire e chiudere le loro fabbrichette portate all’estero. Gli fa schifo produrre in Italia e vogliono produrre all’estero ? E che vendano all’estero !!

      • ariaora gennaio 9, 2012 a 12:08 pm #

        @Emanuela Gatti
        Non lo so, non conosco i loro bilanci. E’ possibile, in genere esiste l’istinto di massimizzare i profitti, anche il dipendente ce l’ha.
        E’ un atteggiamento collettivo, ognuno si muove quando gli spostano la sedia su cui è seduto.

        Per questo mi chiedevo:
        perché chi ha in mente tanti buoni valori non avvia nuove imprese?

      • Emanuela Gatti gennaio 9, 2012 a 12:27 pm #

        I bilanci sono stati commentati pubblicamente più volte, credo tu possa rintracciarli in rete.
        Dici bene: ciascuno cerca di massimizzare i profitti,
        quindi : dimostrando a OMSA che nel chiudere una fabbrica in Italia per spostare quella produzione all’estero ottengono parallelamente di PERDERE IL MERCATO ITALIANO , si ottiene che proprio per massimizzare i profitti le aziende smettano questo giochino.
        Nel mio piccolo io cerco di comprare italiano, di indagare come le cose vengono fatte etc.
        E se lascio un prodotto perchè ho scoperto che è fatto chissadove mi premuroi di scrivere all’azienda spigando perchè li saluto.
        Io sono una singola, ma proprio il caso OMSA ci dimostra il peso che possono E DEVONO avere migliaia e milioni di consumatori coscienti, che proprio in quanto consumatori possono esercitare una pressione, e non fantasticando di aprire ciascuno una fabbrica di calze, una di scarpe, una di auto e anche un allevamento di polli tutto insieme per sostituirsi a quelli che ci sono

      • ariaora gennaio 9, 2012 a 12:41 pm #

        @Emanuela Gatti
        e tu sai quanto pesa il mercato italiano rispetto a quello estero soprattutto in prospettive di medio/lungo periodo?
        Hai idea di quanti sono i consumatori dei paesi emergenti?
        Vendano all’estero?? e lo faranno, non ti preoccupare…

  105. ugaccio gennaio 9, 2012 a 1:23 pm #

    @ ARIAORA
    3) CON I MIEI BUONI PRINCIPI NON APRO UN’AZIENDA PERCHE’ MI BASTA QUELLA CHE HO, E SE HO SCRITTO CERTE COSE E’ PERCHE’ PENSO A COSA MI DICE IL MIO COMMERCIALISTA SE HO UTILI VERSO LA FINE DELL’ANNO ….
    CONDIVIDO IL PENSIERO DI EMANUELA GATTI: TUTTI NOI (DIPENDENTI E IMPRENDITORI) SIAMO CONSUMATORI E IN QUANTO TALI POSSIAMO CONTRIBUIRE DA SUBITO A MIGLIORARE LE COSE AUMENTANDO IL NOSTRO SENSO DI RESPONSABILITA’ NEL FARE GLI ACQUISTI.

    • ariaora gennaio 9, 2012 a 1:45 pm #

      @ugaccio

      3) interessante, si potrebbe approfondire… perché le strade sono tutte chiuse e come si è arrivati a questo punto. Se vuoi rispondere: ti occupi di produzione o servizi? fai tutto il processo?

      Tutti siamo consumatori, ma possiamo anche essere produttori.
      Hai idea di quanti sono i consumatori dei paesi emergenti?
      Il danno causato dalla perdita di vendite in Italia, sicuramente sarà spiacevole, ma qual è il danno minore? ridurre/perdere il mercato italiano (che sta diventando poverissimo e lo diventerà sempre più), o guadagnare quello dei mercati emergenti?

      • Emanuela Gatti gennaio 9, 2012 a 3:26 pm #

        @Ariaora “non ti preoccupare” ?
        Io non mi preoccupo, preoccupati mi sembrano quelli della OMSA,e, se permetti, anche tu.

      • ariaora gennaio 9, 2012 a 3:57 pm #

        @Emanuela Gatti
        Export, si apre il mercato indiano
        http://altoadige.gelocal.it/economia/2011/12/13/news/export-si-apre-il-mercato-indiano-5411588

      • ugaccio gennaio 9, 2012 a 4:04 pm #

        @ ARIAORA
        Apprezzo il tuo ottimismo. Dovresti aprirla tu un’azienda !!
        Il futuro potrà essere roseo, ma le cose devono cambiare subito!
        Meno tasse, meno burocrazia, più credito alle imprese, più ricerca.
        E gli imprendori imparino a vedere i dipendenti come una risorsa e non solo come un costo di bilancio, che come tale è eliminabile in qualsiasi momento !

      • ariaora gennaio 9, 2012 a 4:12 pm #

        @ugaccio

        Non sono affatto ottimista, siccome leggendo argomenti di attualità economica vedo che tutti quelli che possono scappano e guardano all’export (sarebbe poi da capire come ci guardano, se con illusione, o come chi affonda e salva il salvabile senza neanche tante speranze sul lungo periodo).
        Ho solo messo un link di supporto, uno che mi è capitato al volo. Come si può verificare dal link anche le piccole imprese che possono si orientano ai mercati esteri, figuriamoci le grandi!

  106. MM gennaio 9, 2012 a 3:30 pm #

    anche io pultroppo sono un piccolo imprenditore italiano: produciamo biciclette (www.alpinabike.com) ma pultroppo non siamo competitivi e vi spiego il perche’: nostri concorrenti importano componenti dalla Cina per poi assemblarli in paesi NON CEE (es. Tunisia) per poi passarli come “made in Italy”. Questo e’ palesamente concorrenza sleale in quanto non è made in Italy ed inoltre è elusione di dazi. Quale saranno le previsioni: chiudere !!! Ok liberalizzare la proteggiamo le nostre aziende dall’invasione cinese. Oppure rifiutiamo ci comprare made in China (PRC)

    • Emanuela Gatti gennaio 9, 2012 a 4:22 pm #

      Beh, fare chiarezza su cosa significhi “made in Italy” dovrebbe essere possibile, soprattutto ora che abbiamo un governo che si occupa di finanza e non di puttane. Tuttavia credo che, a parte le soluzioni di legge o gli accordi internazionali, che comunque difficilmente si muoveranno in senso protezionistico, la vera soluzione stia nella coscienza dei consumatori del proprio potere.
      Quando ho ben chiaro che cosa significhi la scelta di un prodotto italiano dal punto di vista della qualità,
      quando ho anche presente che la scelta di un prodotto italiano bicicletta vuol dire posti di lavoro in Italia, che hanno una ricaduta sulla MIA attività, che io venda pomodori o ripari televisori è irrilevante: la gente che ha un lavoro è cliente di tutti gli altri,
      allora è chiara la scelta. C’è bisogno di una certificazione SICURA dei prodotti, è evidente.

      • ariaora gennaio 10, 2012 a 7:31 am #

        infatti si stanno cagando dalla paura
        Italiani vucumprà

    • ariaora gennaio 10, 2012 a 8:11 am #

  107. Franco Mantellini gennaio 9, 2012 a 11:13 pm #

    intanto la omsa sfrutta ancora l’effetto– MADE IN ITALY– su un accessorio di moda…se non è prodotto in italia dovrebbero obbligarli a scrivere sulle confezioni dove realmente producono, cosi i consumatori sono liberi di scegliere no?

  108. Walter gennaio 10, 2012 a 12:37 pm #

    Emanuela (ma sei per caso veneta?)ti faccio presente che e’vero che l’azienda era in attivo ma,come comunica l’azienda”..con un calo di fatturato complessivo di circa 66.000.000,00 di Euro per l’intero gruppo, i cui effetti si protraggono tuttora. Tale crisi ha indotto la direzione del gruppo italiano ad una riorganizzazione generale del gruppo per non soccombere davanti alla sempre più aggressiva competizione dei paesi a basso costo di produzione”.Ti dico anche che,a mio avviso,boicottare un’azienda che cerca di salvarsi perche’in difficolta’e’sbagliato mentre e’giusto boicottare i vari prodotti non-italiani tutti,ovunque e comunque.Tornando al mio primo post.,anche se siete d’accordo con i miei quesiti ai punti 1) e 2),le vostre risposte al punto 3)(che poi e’quello che ci interessa direttamente),non sono molto convincenti ne’pertinenti e,pertanto,vi inviterei a trovare una risposta valida per poterla commentare insieme

    • Emanuela Gatti gennaio 10, 2012 a 12:46 pm #

      dunque era in attivo però anche in passivo contemporaneamente ?
      Vabbé, non sono una commercialista e nei meandri delle analisi mi perderei; ma gente di notevole competenza li ha esaminati, traendo le conclusioni di cui sopra, peraltro che c’è la crisi lo sappiamo.
      Non sarà utile boicottare una azienda che è in difficoltà, ma trovo INDISPENSABILE boicottare una azienda che decide ignorando nel modo più arrogante e più totale i propri lavoratori ed il territorio in cui ha operato.
      O parliamo di reciproche responsabilità (e allora ci sediamo e trattiamo) o, se il discorso è “l’azienda è mia e faccio il cazzo che mi pare” la SOLA risposta corretta è : i soldi sono miei e ne faccio il cazzo che mi pare.
      Ovvero: il tuo prodotto non lo compro più.
      Pensa un po’ se OMSA avesse impostato la sua campagna promozionale anzichè sulle solite strafighe inguainate con cui ha riempito il metrò di Milano (io sono milanese) sulla sua fabbrica e le donne di quella fabbrica dicendo “salvate il lavoro italiano, comprate le nostre calze”….. altro risultato, magari, no ?

      • ariaora gennaio 10, 2012 a 1:12 pm #

        Veramente ha detto che hanno avuto una riduzione di fatturato, questo non significa essere in perdita. E ti hanno detto l’importo su cui si ragiona.
        Premetto che non do alcun giudizio di merito, ma se prendi provvedimenti quando sei in perdita è troppo tardi.
        Le imprese ragionano nel medio/lungo periodo, non nel breve periodo!
        Di made in italy e problemi di questo genere si parla da anni, allora dove eravate? seduti a sbraitare contro le imprese e le imprese a dire gli italiani non vogliono fare questo e quello… (tra i due litiganti, il terzo gode)

      • Emanuela Gatti gennaio 10, 2012 a 2:11 pm #

        Sig Ariaora
        io trovo interessanti due cose:
        1) il tono di grande superiorità e condiscendenza dei suoi messaggi :
        lei chiede a tutti perentoriamente se sappiano questo o quello – e se lo sanno cambia subito argomento – sentenzia, finge di leggere le battute come dichiarazioni, eccetera, sempre col tono del genio che parla ai deficienti
        2) perpetuamente invita tutti a “metter su una azienda ” …. e quel “dove eravate? seduti a sbraitare contro le imprese” è proprio un grido dal cuore !

        così a intuizione: lei per caso ci sta intrattenendo per conto della OMSA ?

      • ariaora gennaio 10, 2012 a 1:36 pm #

        Precisazione:

        Le imprese ragionano nel medio/lungo periodo, non nel breve periodo!
        =
        Le GRANDI imprese ragionano nel medio/lungo periodo, non nel breve periodo!

      • ariaora gennaio 10, 2012 a 2:32 pm #

        @Emanuela Gatti
        Mah. Perché secondo te dire quanto segue faccio l’interesse OMSA?
        – da anni si parla del problema e allora dove ervate?seduti a sbraitare contro le imprese
        – e le imprese a dire gli italiani non vogliono fare questo e quello… (tra i due litiganti, il terzo gode)

        Ti ripeto che avere una riduzione di fatturato non equivale ad essere in perdita (è così dal punto di vista contabile, se ti risulta diversamente spiega pure).

        Perché non apri un’azienda etica?

      • ariaora gennaio 10, 2012 a 2:53 pm #

        @Emanuela Gatti

        per toglierti ogni dubbio ti dirò che secondo me non si dovrebbero mai regalare soldi pubblici alle aziende (si creano chiaramente situazioni di concorrenza sleale).

  109. Walter gennaio 10, 2012 a 2:05 pm #

    Emanuela,capisco il risentimento e la voglia,giusta,di fare qualcosa contro quella che sembra un sopruso (e non lo e’),un’ingiustizia (e lo e’ma non voluta direttamente) ma io cerco sempre di essere il piu’obiettivo possibile guardando la situazione da entrambe le posizioni.Alla tua sintesi :“l’azienda è mia e faccio il cazzo che mi pare”, l’azienda ha gia’specificato che :”Il gruppo precisa che la decisione è stata presa in ottemperanza alle leggi italiane ed al principio di libera impresa, nel pieno rispetto del diritto del lavoro, mediante una trattativa che ha visto coinvolti i principali sindacati, enti locali, Regione Emilia Romagna e … oltre alla direzione dell’azienda, tesa a trovare un’alternativa occupazionale ed incentivi al personale in esubero.”Quindi,una trattativa con i dipendenti tramite i loro rappresentanti,c’e’stata.Tenendo presente che sono le idee che si tramutano in soluzioni,ad essere utili,ti chiedo :secondo te,un’azienda in attivo ma con una rilevante perdita di 66mln di euro,dopo aver trattato con i rappresentanti dei dipendenti e gli enti locali,cosa avrebbe dovuto fare?Hai una soluzione diversa sapendo anche che,qualsiasi imprenditore,PRIMA DI DECIDERE DI LASCIARE L’ITALIA,ha gia’vagliato tutte le altre opzioni?

    • Emanuela Gatti gennaio 10, 2012 a 2:29 pm #

      Siamo obiettivi, Che è sempre meglio:
      sulle trattative e sul dialogo che hanno preceduto la chiusura, siamo stati resi edotti anche dai servizi giornalistici in TV.
      Certamente le trattative sono automatiche, di rito, ma in certi casi sembra di vedere la famosa scenetta del film western
      “impiccatelo”
      ” no, non si può impiccare un uomo senza processo”
      “Va bene: facciamogli il processo e dopo lo impicchiamo!”.
      Chiaro ? non si può chiudere una azienda senza trattare. OK , trattiamo e poi chiudiamo.

      E che in seguito l’azienda abbia sempre e fermamente rifiutato di dire alcunchè ai giornalisti che trattavano l’argomento, mi sembra significativo.
      Se avevano delle motivazioni valide, perchè è stato necessario il boicottaggio di 500 mila persone perchè le tirassero fuori ?

      Ma quello che mi interessa di tutta la faccenda è che si stia testando un principio: il web può fare molto per il mercato del lavoro.
      Possiamo sensibilizzare le persone al fatto che scegliere un prodotto italiano difende anche il loro lavoro
      Possiamo far sì che le aziende, quando prendono le loro decisioni, sappiano (e valutino di conseguenza) che insieme ai lavoratori italiani si perdono pure i clienti italiani.
      Poi valutino loro …… io, come consumatrice, posso solo agire attraverso le mie scelte di consumo, e intendo farlo.

  110. Walter gennaio 10, 2012 a 3:39 pm #

    E’questa e’la tua posizione sulla trattativa.Chiarissima.Ma lo era anche prima.Benissimo che i consumatori si facciano sentire anche se questo vale per ogni cosa.Pero’,perche’e’cosi’difficile tirarti fuori una idea,una soluzione,su come risolvere la faccenda?Tu,che avresti fatto?

    p.s.ovviamente la risposta all’ultimo quesito vale per tutti visto che non e’una conversazione a 2..

    • Emanuela Gatti gennaio 10, 2012 a 5:45 pm #

      Premetto che GATT et similia sono fuori dalla mia portata, non di comprensione ma di progettazione ed azione: non sono una impresa né intendo diventarlo, non sarebbe la mia parte dire che cosa deve fare l’impresa ; tuttavia posso averne una idea da cittadina/consumatrice, cioè secondo la mia prospettiva di osservazione del fatto
      .
      per PRIMA del patatrac avevo indicato una possibile bella campagna pubblicitaria “consumatrice italiana, aiuta il lavoro italiano, aiuterai te stessa …”

      ADESSO è più dura, ma proviamo a immaginare la OMSA che (dopo aver cambiato responsabile del settore) annuncia con viva e vibrante partecipazione che è rimasta TANTO colpita dalla partecipazione popolare, che se solo l’avesse immaginato prima che le cittadine italiane sono così sensibili ….. ebbene, è pronta a riaprire un paio di reparti in quel di Faenza se le consumatrici sosterranno questo suo nobile sforzo …… guarda che funzionarebbe, secondo me !
      Loro resterebbero sempre dei figli di puttana, ma dei figli di puttana con uno stabilimento aperto a Faenza, avendo, per così dire rigirato il ricatto: “voi non comperate più le calze Omsa perchè abbiamo chiuso lo stabilimento ? Beh, noi, se ne comprate tante, lo teniamo aperto …. vorremmo tanto….. dateci una mano, anzi, un piede, dato il prodotto.

      Le dico subito che io ci starei a “vedere”, anche 20 collant domani stesso

      • ariaora gennaio 10, 2012 a 6:47 pm #

        @Emanuela Gatti

        Io ti vedo bene come imprenditrice, hai un sacco di buoni valori.
        Perché non apri un’impresa?

  111. giorgio febbraio 24, 2012 a 5:19 pm #

    Facciamoli delocalizzare…non spendiamo per ora!!!! tanto i paesi dell’est sono poveri e rimarrano poveri…e quindi non avranno acquirenti in quei paesi…ma solo gente da sfruttare……Poi qua dove vorrebberò vendere…le regole le dovremmo decidere noi!! D’altronde i soldi sono nostri….e sinceramente qualche calza cosi come è fatta…..ingrassa soprattutto le ragazzine !!!

  112. Neri Bruno marzo 10, 2012 a 12:08 pm #

    Cari Ragazzi, ma lo sapete che gli accordi del WTO (europei) permettono ,non solo alla OMSA di delocalizzare, ma a qualunque ditta cinese di vendere le sue calze in Italia? e allora prendersela con la Omsa (questione morale a parte) NON porta a nessun effetto! Se nessuno compera più calze Omsa(ammesso che sia realizzabile) verranno altre calze,fatte in Cina o in India, anzi già ora entrano in Italia le calze “Calzedonia”, fatte all’estero e vendute in Italia. Forse questo non lo sapete, altrimenti ragionereste in altro modo. Neanche le leggi italiane possono far nulla ,Allora bisogna fare una CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE sulla opinine pubblica affinchè il Governo Italiano si faccia sentire in EUROPA e si rivedano i trattati del WTO (libero commercio internazionale) e che finisca questo LADROCINIO che permette alle multinazionali di produrre in Cina e vendere da noi LUCRANDO sulle differenze di costo del lavoro nel mondo! La Omsa fà i cazzi suoi, é inevitabile, se non vuole chiudere anche lei! Massimo Mucchetti, all’Infedele disse: “Purtroppo oggi al posto dei CRUMIRI, che il “Sciur paron dalle belle braghe bianche,portava in fabbrica quando c’erano gli scioperi,oggi al posto di quei CRUMIRI ci sono(LORO MALGRADO) i lavoratori sebi, cinesi,cc.” Ma voi , bambini(non ragazzi) LO AVETE CAPITO QUESTO? forse no , non ancora, purtroppo lo capirete quando quando saremo in disoccupazione e miseria totale e avremo la rivolta nelle piazze (inevitabile)

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