A che servono oggi i partiti? Parliamone

14 Apr

Con questo post apriamo un dibattito pubblico sul ruolo dei partiti oggi nella società italiana e su come cambia la partecipazione politica dei cittadini con l’avvento di ciò che l’autore definisce “le nuove agorà”: il web, i movimenti. I post riflettono le opinioni degli autori, in questo caso di Michele Giorgianni, una lunga militanza nel partito democratico e dunque non sospettabile di foga antipolitica.

La Costituzione Italiana riconosce esplicitamente il ruolo dei partiti politici quando scrive, all’art. 49, che «tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale».

Da questa disposizione discendono alcuni principi: la formazione dei partiti è libera. L’unico limite a tale libertà è la riorganizzazione del partito fascista. La repubblica si fonda sul pluralismo dei partiti. L’uso del plurale (“partiti”) nella Costituzione implica che sarebbe inammissibile un regime a partito unico. Ai partiti è riconosciuta la funzione di determinare la politica nazionale, in concorrenza tra di loro. I partiti devono rispettare il metodo democratico.

In buona sostanza, i partiti, come centro di aggregazione politico-democratica, sono – per la nostra Costituzione – il fulcro della vita politica italiana. Ma è davvero così?
I partiti hanno nel tempo perso la loro storica funzione; da ultimo, la legge elettorale per le elezioni della Camera e del Senato ha sottratto la preferenza agli italiani togliendo il rapporto diretto che intercorreva tra cittadino elettore e partito di riferimento.

I partiti – a seguito della riforma elettorale e forse non solo – sono oggi grandi comitati elettorali ricchi di denari e poveri di consenso. In campo, pieni di idee, iniziative, programmi nei momenti elettorali fanno presto a diventare strumenti inutili, vecchi e costosi una volta esperite le elezioni.

Mi spiego: finita la campagna elettorale, i partiti non servono più a nulla; i segretari e i dirigenti di partito sono persone in cerca di qualche collocazione nei vari sottoboschi della politica. Le iniziative e le manifestazioni, quando avvengono, sono timidi e defatiganti tentativi di giustificare la propria esistenza.

La vita politica italiana, nel suo sistema istituzionale, non si discosta ormai da quella del mondo anglosassone, dove i partiti sono istituzionalmente comitati elettorali. La politica la fanno gli eletti: il capo del partito di maggioranza è il presidente del Consiglio; il capo del partito di opposizione è il capogruppo dell’opposizione parlamentare.

In Italia, invece, la spesa pubblica mantiene ben due ceti politici: quello degli eletti, che prendono uno stipendio, delle indennità, godono di una serie di benefit come pubblici funzionari; e quello dei segretari di partito e dei gruppi dirigenti: una pletora di persone che, a vario titolo, beneficiano del finanziamento pubblico

Nel primo caso, la funzione del ceto politico degli eletti nelle istituzioni è chiara, poiché è prevista dalla legge; ma a che serve il ceto politico dei non eletti? Che compiti ha? A chi risponde? Perché gli italiani dovrebbero foraggiarlo se poi le decisioni si prendono correttamente nelle sedi parlamentari?

Una volta, i partiti erano luoghi di elaborazione, confronto, dialettica, didattica; si imparava il “mestiere” del far politica che poi si trasportava nelle sedi deputate.
Alle classi dirigenti dei partiti toccava scegliere i candidati. Oggi a scegliere i candidati ci pensa una piccola cerchia di persone. E allora a che servono i partiti?

Non sarebbe il caso di prendere atto della loro inutilità o meglio della loro (esclusiva) funzione elettorale? Metterli su, come in America, prima del voto e scioglierli a urne chiuse. Si eviterebbe, ad esempio, che esistessero ancora oggi finanziamenti a partiti ormai scomparsi come Alleanza Nazionale e la Margherita.

Gli italiani mantengono il Pdl ma le decisioni le prende Berlusconi insieme a qualche consigliere. E allora a che serve mantenere il Pdl? O il Pd? O tutti i partiti personali come Italia dei Valori, Udc, Sel di Vendola. E che dire dei partiti di massa come la Lega dove una cricca di persone prende le decisioni e utilizza i finanziamenti per i propri bisogni privati.

Bisogna prendere atto che oggi la politica italiana ha altre agorà (a partire dal web e dai movimenti) e che i partiti – quando sono aperti – sono luoghi dove si gioca a carte e poco altro. Purtroppo.

Michele Giorgianni

18 Risposte to “A che servono oggi i partiti? Parliamone”

  1. Sergio Bella aprile 14, 2012 a 9:56 am #

    sono daccordo i partiti sono dei vecchi arnesi ormai inutili, ci sono altri luoghi per permettere la partecipazione dei cittadini

    • Antonio aprile 14, 2012 a 10:35 am #

      Ciao Sergio, se non ci sono i partiti che selezionano la classe dirigente, e un popolo istruito e informato che li sceglie; ci troviamo la Santachè e la Minetti e altro sterco.

  2. Dan aprile 14, 2012 a 9:56 am #

    Che pochezza…

  3. diego aprile 14, 2012 a 10:02 am #

    La funzione dei partiti è ovvia: il dibattito democratico. Ma questo ormai non c’è più. La corruzione si è mangiata il sistema che avevano creato i padri costituzionali, singole scelte di poche persone che nulla avevano a che fare con il bene comune ci hanno portato alla rovina. Oggi siamo totalmente asserviti alla Germania e probabilmente domani lo saremo della Cina. E continuano a rubare: forse da lassù è facile abbandonare la nave quando affonda, prendendosi i 5 euro ad elettore che abbiamo loro elargito.

  4. Nino Di Amario aprile 14, 2012 a 10:12 am #

    Io mi chiedo soltanto: Perche’,se la Costituzione Italiana prevede finanziamenti ai Partiti, a loro volta( i Partiti ), non rispettano ne la costituzione, e nemmeno la concorrenza leale infrangendo o commettendo di falso conti e slealtà verso i cittadini onesti? Secondo la mia modesta opinione, il mondo italiano, per tradizione ultradecennale, vive di facili guadagni cercando di arricchirsi con metodi che conosciamo da molto tempo fregandosene di comportamenti sociali corretti e di moralita’!!! Percio’ i partiti non devono essere aboliti, ma controllati seriamente con veridicita’ da organismo sociale e indipendente dai partiti costringendoli a utilizzare i finanziamenti elusivamente per ragioni elettorali e concorrenza leale fra di loro.

  5. Veronica aprile 14, 2012 a 10:36 am #

    Senza dubbio bisognerebbe riformare il sistema elettorale e dei finanziamenti pubblici ai partiti per potere tornare ad avere una qualche fiducia nel sistema. Sicuramente la situazione attuale e’ insostenibile e necessita di riforme veloci e radicali, in modo che i partiti tornino ad avere il ruolo democratico che la Costituzione gli attribuisce. A mio modesto parere, quindi, i partiti non vanno aboliti ma vanno riformate con urgenza le norme che ne determinano l’elezione (o per meglio dire, la nomina) ed il finanziamento. Cito a questo proposito la proposta di Roberto Saviano, postata su Fb qualche giorno fa: “Quando si parla di abrogare la legge sul rimborso elettorale ai partiti o di ridurne notevolmente l’entità, molti temono che poi solo i ricchi potranno fare politica. Non è così e provo a spiegare perché. La prima cosa da fare potrebbe essere ridurre i 5 euro a elettore attribuiti a ciascun partito come rimborso elettorale. Se i rimborsi sono 5 volte superiori a ciò che i partiti spendono, si potrebbe ridurre a 1 euro a elettore la cifra erogata a ciascun partito. Per rispetto nei riguardi di noi elettori andrebbe poi congelata l’ultima tranche del rimborso elettorale di 100 milioni di euro prevista per luglio. Si potrebbe trasformare il finanziamento pubblico in servizi per le attività politiche dei cittadini che potrebbero diventare gratuiti o a costi ridotti. Dall’autenticazione delle firme, ai servizi postali, alla banda larga, agli spazi televisivi. Tutti servizi essenziali i cui costi sono tracciabili. Le tessere elettorali potrebbero avere costi tali da sostenere davvero i partiti ed eventuali finanziamenti da privati potrebbero essere tracciabili e trasparenti. In questo modo tutti potranno fare politica, non solo chi alle spalle ha grossi finanziatori”.

  6. Robert Michels aprile 14, 2012 a 11:07 am #

    La legge ferrea dell’oligarchia, formulata nel 1911 dal politologo tedesco Robert Michels nel suo libro Sociologia del partito politico, teorizza che tutti i partiti politici si evolvano da una struttura democratica aperta alla base, in una struttura dominata da una oligarchia, ovvero da un numero ristretto di dirigenti. Questo deriva dalla necessità di specializzazione, la quale fa sì che un partito si strutturi in modo burocratico, creando dei capi sempre più svincolati dal controllo dei militanti di base. Con il tempo, chi occupa cariche dirigenti si “imborghesisce”, allontanandosi dalla base e diventando un’élite compatta dotata di spirito di corpo. Nello stesso tempo, il partito tende a moderare i propri obiettivi: l’obiettivo fondamentale diventa la sopravvivenza dell’organizzazione, e non la realizzazione del suo programma.
    Michels, che elabora le sue tesi principalmente grazie all’osservazione del Partito Socialdemocratico Tedesco, fornisce quattro prove a sostegno della sua tesi:
    1. La democrazia non è concepibile senza una qualche organizzazione.
    2. L’organizzazione genera una solida struttura di potere che finisce per dividere qualsiasi partito o sindacato in una minoranza che ha il compito di dirigere e una maggioranza diretta dalla prima.
    3. Lo sviluppo di un’organizzazione produce burocratizzazione e centralizzazione, che creano una leadership stabile, che col tempo si trasforma in una casta chiusa e inamovibile.
    4. L’insorgenza dell’oligarchia deriva anche da fattori psicologici, in particolare la “naturale sete di potere” di chi fa politica e il “bisogno” delle persone di essere comandate.

  7. Irma aprile 14, 2012 a 11:17 am #

    Credo che oggi come oggi servano solo a se stessi per i loro bisogni. Con molta tristezza Non andrò più a votare.

    • trestella aprile 15, 2012 a 5:33 am #

      Evitiamo l’astensionismo…. il numero dei dputati e la cifra del rimborso ai partiti NON è fissata sul numero dei votanti ma sul numro degli aventi diritto. Astenersi, votare bianca o nulla, sono tutte armi spuntate. Votiamo piuttosto il partito 5 stelle o le liste civiche. Io personalmente voterò 5 stelle, mio marito pure. Alle brutte , a mangiare saranno i nuovi…

  8. francesco passarelli aprile 14, 2012 a 11:44 am #

    la confusione nasce dall’equivoco che ciò che noi attualmente chiamiamo partiti in sostanza partiti non sono. “associazione volontaria e strutturata di cittadini che condividono un’ideologia o un programma politico e mirano allo svolgimento di un’attività politico-sociale comune” questa è la definizione di partito tratta da un dizionario, guardiamoci attorno: vediamo partiti? parliamo di cose che non posseggono alcuna ideologia e non svolgono alcuna attività politico – sociale. si eleggono da soli, si autofinanziano con leggi contrarie alla costituzione, gestiscono il potere, e con esso le nostre vite, con un mix fatto d’ignoranza, arroganza e protervia dove il cittadino non deve far altro che mettere una croce su un simbolo senza aver nessuna cognizione di chi si vota (ricordo che la stampa italiana è solo strumentale al potere costituito) d’altro canto, esclusi i numerosi “clientes”, che votano per interesse diretto e personale, l’offerta è assolutamente omogenea al pari di una tastiera di un pianoforte che emette una sola nota, a prescindere da quale tasto si schiaccia. ma una società democratica non può esistere senza i partiti. il popolo viola che è? che esprime? senza costituirsi come partito è solo un dittongo dimezzato e inconcludente come una forchetta nel brodo. non basta indignarsi e avere buoni propositi dettati dall’onestà e dal buonsenso, bisogna pur accettare le regole e concretizzare qualcosa. o no?

  9. ettore aprile 14, 2012 a 1:23 pm #

    In effetti in pochi si sono resi conto di un fenomeno importante: un gruppo di persone, più o meno grande, si può associare in un partito che le rappresenta fattivamente al governo. Così dovrebbe essere, prima le persone, poi i partiti.
    Invece, al contrario, noi abbiamo prima i partiti (alcuni addirittura fondati da una sola persona per esigenze personali), che poi cercano “a posteriori” chi rappresentare adattandosi di volta in volta per l’esigenza di sopravvivere, come se un partito fosse un libero professionista che si offre sul mercato per fare profitto. Mi viene in mente il PD che si ostina a cercare il voto del centro cattolico (ex DC) per convenienza, trascurando quindi allegramente il suo ruolo di partito di sinistra. Mi chiedo, qualche cittadino si sente rappresentato dal veramente dal PD? Come conseguenza però i cittadini di sinistra nell’ultimo governo eletto democraticamente non erano rappresentati in parlamento, e se hanno votato PD non hanno votato il loro partito.
    Anche il PDL non è un partito di rapprensentanza effettiva, chi lo ha votato lo ha fatto più per convenienza che per un programma politico sincerimente inesistente a parte salvare le aziende del capo.

    Per cui, questi partiti sono sicuramente inutili. Se il PD teme di sparire senza i finanziamenti pubblici che si è assegnato contro il nostro volere, vorrà dire qualcosa? D’altro canto, il successo di 5stelle ed IdV credo che esprima fondamentalmente il dissenso, l’essere contro, tipico dei momenti di crisi ed emergenza. E allora cosa?

    Tutto sommato un bipolarismo vero credo sia comunque la soluzione più fisiologica, ma non con questi partiti, non con questo PD che pende verso il centro e questo PdL che non si occupa di politica ma di intercettazioni.
    Penso ad un bipolarismo tipo nordeuropeo, con un partito socialista o socialdemocratico, ed un partito conservatore vero.
    E se capisco quello che sta succedendo a livello di economia globale, al di là delle favole di nonno Mario, un partito socialista vero dovrà rinascere in ogni paese europeo…

  10. Alessandro Zambon aprile 14, 2012 a 2:18 pm #

    I partiti, così come (non) funzionano oggi non servono ad una beneamata mazza. Sono solo sanguisughe di cui possiamo volentieri fare a meno. Ovvio che a ciò devono sostituirsi altri soggetti politici, i movimenti a partire da quelli che nascono dal Web e che poi iniziano a vivere di vita propria grazie al solo sostentamento dei militanti tramite il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi. Abbasso i partiti di oggi, tutti. Viva il M5S che non rinunciato ai rimborsi elettorali.

  11. ai ragione devono andare con una penzione minima tanto i soldi sono sufficenti di quello che anno rubbato in questi anni sulla pelle dei lavoratori e ancora chiedono sacrifici ma io
    li manderi in un isola per meditare

    • fijio der giaguaro aprile 17, 2012 a 5:03 pm #

      Where u from?

  12. luigi aprile 14, 2012 a 5:22 pm #

    il” governo” di un paese, è direttamente proporzionale alla partecipazione del popolo

  13. Benjamin Reilly aprile 14, 2012 a 9:37 pm #

    i partititi son solo uno strumento atto a truffare i cittadini abusando dei ruoli di servizio istituzionale. fatto dimostrato, non solo dalla corruzione, ma soprattutto dai privilegi di cui questi manigoldi beneficiano iniquamente.

  14. paolo massimiliano messina aprile 15, 2012 a 9:29 am #

    Non di un paese senza partiti abiamo bisogno ma di partiti che tornino alla politica.Riesce facile a molti di cadere nella faciloneria di chi vorrebbe a parole ( virtuali= cambiamenti incredibili,salvo poi a parole fare e disfare ogno cosa.La democrazia che abbiamo ereditato ci ha consegnato una Costituzione,su di essa va ricostruita la società;oggi devastata dal ventennio berlusconiano.Dunque direi che è molto pericoloso sparare a zero sui partiti che non servono a nulla,cosa mettiamo al loro posto,ci gestirebbe le esigenze e le istanze,lo stesso Grillo,furbacchione e accorto a fondato un partito che,pare farà il pieno nelle prossime elezioni;ma grillo dovrà confrontarsi con chi!? il popolo viola,il popolo giallo,con chi!? Se dobbiamo dirla tutta ,noto invece l’incapacità di elaborazione di progetti socilai anche complessi che,scaturiti da istanze da lasso,poi vanno gestiti da partiti che se ne fanno carico.Così stiamo involontaiamente scivolando verso delle incognite e verso un destrutturante qualunquismo,molto pericoloso che potrà solo portare alle dittature.La nostra incapacità di creare nuove culture,nuovi soggetti politici,nuove idee,questo è il vero dramma.

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