Strage di Piazza della Loggia, il danno e la beffa: le spese processuali le pagano i parenti delle vittime

14 Apr

Come se non bastasse l’assoluzione del  tribunale di Brescia nei confronti di Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e il generale dei carabinieri Francesco Delfino  e nei confronti del quinto imputato del processo di primo grado, Pino Rauti, anch’egli assolto, non era stato presentato ricorso da parte della Procura, ma solamente da due parti civili e quindi uno dei ricorsi è stato dichiarato inammissibile con la conseguente disposizione del pagamento delle spese processuali a carico delle parti civili. Vale a dire che saranno i parenti delle vittime a pagare le spese processuali . Possiamo dire che è stata scritta l’ennesima pagina nera della giustizia italiana. Al danno di una strage di stato impunita con i mandati assolti e il latitante Delfo Zorzi ancora garantito in Giappone si aggiunge la beffa delle spese processuali. I parenti delle vittime costretti ad una umiliazione e un senso di giustizia che non c’è. Questo è un appello che rivolgo alle istituzioni democratiche e agli uomini e le donne che cercano verità sulle stragi. Sosteniamo noi i parenti delle vittime sella strage di Piazza della Loggia e chiediamo la revisione di questo processo farsa. La questione deve essere posta all’attenzione della Presidenza della Repubblica poiché il presidente Napolitano ha l’obbligo morale di intervenire sulla vicenda.

Giuliano Girlando

Annunci

A che servono oggi i partiti? Parliamone

14 Apr

Con questo post apriamo un dibattito pubblico sul ruolo dei partiti oggi nella società italiana e su come cambia la partecipazione politica dei cittadini con l’avvento di ciò che l’autore definisce “le nuove agorà”: il web, i movimenti. I post riflettono le opinioni degli autori, in questo caso di Michele Giorgianni, una lunga militanza nel partito democratico e dunque non sospettabile di foga antipolitica.

La Costituzione Italiana riconosce esplicitamente il ruolo dei partiti politici quando scrive, all’art. 49, che «tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale».

Da questa disposizione discendono alcuni principi: la formazione dei partiti è libera. L’unico limite a tale libertà è la riorganizzazione del partito fascista. La repubblica si fonda sul pluralismo dei partiti. L’uso del plurale (“partiti”) nella Costituzione implica che sarebbe inammissibile un regime a partito unico. Ai partiti è riconosciuta la funzione di determinare la politica nazionale, in concorrenza tra di loro. I partiti devono rispettare il metodo democratico.

In buona sostanza, i partiti, come centro di aggregazione politico-democratica, sono – per la nostra Costituzione – il fulcro della vita politica italiana. Ma è davvero così?
I partiti hanno nel tempo perso la loro storica funzione; da ultimo, la legge elettorale per le elezioni della Camera e del Senato ha sottratto la preferenza agli italiani togliendo il rapporto diretto che intercorreva tra cittadino elettore e partito di riferimento.

I partiti – a seguito della riforma elettorale e forse non solo – sono oggi grandi comitati elettorali ricchi di denari e poveri di consenso. In campo, pieni di idee, iniziative, programmi nei momenti elettorali fanno presto a diventare strumenti inutili, vecchi e costosi una volta esperite le elezioni.

Mi spiego: finita la campagna elettorale, i partiti non servono più a nulla; i segretari e i dirigenti di partito sono persone in cerca di qualche collocazione nei vari sottoboschi della politica. Le iniziative e le manifestazioni, quando avvengono, sono timidi e defatiganti tentativi di giustificare la propria esistenza.

La vita politica italiana, nel suo sistema istituzionale, non si discosta ormai da quella del mondo anglosassone, dove i partiti sono istituzionalmente comitati elettorali. La politica la fanno gli eletti: il capo del partito di maggioranza è il presidente del Consiglio; il capo del partito di opposizione è il capogruppo dell’opposizione parlamentare.

In Italia, invece, la spesa pubblica mantiene ben due ceti politici: quello degli eletti, che prendono uno stipendio, delle indennità, godono di una serie di benefit come pubblici funzionari; e quello dei segretari di partito e dei gruppi dirigenti: una pletora di persone che, a vario titolo, beneficiano del finanziamento pubblico

Nel primo caso, la funzione del ceto politico degli eletti nelle istituzioni è chiara, poiché è prevista dalla legge; ma a che serve il ceto politico dei non eletti? Che compiti ha? A chi risponde? Perché gli italiani dovrebbero foraggiarlo se poi le decisioni si prendono correttamente nelle sedi parlamentari?

Una volta, i partiti erano luoghi di elaborazione, confronto, dialettica, didattica; si imparava il “mestiere” del far politica che poi si trasportava nelle sedi deputate.
Alle classi dirigenti dei partiti toccava scegliere i candidati. Oggi a scegliere i candidati ci pensa una piccola cerchia di persone. E allora a che servono i partiti?

Non sarebbe il caso di prendere atto della loro inutilità o meglio della loro (esclusiva) funzione elettorale? Metterli su, come in America, prima del voto e scioglierli a urne chiuse. Si eviterebbe, ad esempio, che esistessero ancora oggi finanziamenti a partiti ormai scomparsi come Alleanza Nazionale e la Margherita.

Gli italiani mantengono il Pdl ma le decisioni le prende Berlusconi insieme a qualche consigliere. E allora a che serve mantenere il Pdl? O il Pd? O tutti i partiti personali come Italia dei Valori, Udc, Sel di Vendola. E che dire dei partiti di massa come la Lega dove una cricca di persone prende le decisioni e utilizza i finanziamenti per i propri bisogni privati.

Bisogna prendere atto che oggi la politica italiana ha altre agorà (a partire dal web e dai movimenti) e che i partiti – quando sono aperti – sono luoghi dove si gioca a carte e poco altro. Purtroppo.

Michele Giorgianni

E’ ufficiale: pensano che siamo idioti – Foto

12 Apr

Una proposta di riforma del finanziamento pubblico ai partiti prevedeva di legarlo alla assegnazione volontaria da parte dei cittadini del 5 per mille dell’irpef. Invece hanno optato per un Giurì che controllerà i bilanci ed eventualmente comminerà sanzioni, ma nessun taglio.

I partiti continueranno a percepire molto più di quello che spendono (vedi esempio nella foto sotto) e continueranno a inondare di denaro (nostro) i loro apparati. Tutto automatico, insomma. Potranno continuare a fare i loro inceneritori, riproporre il nucleare, ridurre i tempi di prescrizione per i colletti bianchi, aumentarsi gli stipendi, mantenere i privilegi. Nessun obbligo (se non due cavolate) e soprattutto nessun potere di verifica (politica) da parte dei cittadini. E’ ufficiale: pensano che siamo idioti.

Franz Mannino

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: