Documento Truscia e altri

I VIOLA SONO AFRICANI

Un popolo ha invaso l’Italia, il popolo viola, anzi i popoli viola. Come i popoli del nord Africa, che dopo decenni di un potere vecchio e opprimente si sollevano contro i loro tiranni. E’ lo stesso sangue che scorre nelle vene di questi popoli, sono giovani evoluti, aperti a un libero pensare, diversi dalle generazioni che li hanno preceduti. E’ la stessa nuova ideologia: in un mondo diviso tra chi tiene le fila e chi subisce, nasce un nuovo anelito alla dignità individuale, ai diritti irrinunciabili della persona, il bisogno di contare e di partecipare al proprio destino.  E’ lo stesso linguaggio, che scorre nei canali delle nuove forme di comunicazione; potente nella mobilitazione e rapido nel coinvolgimento. E’ la stessa ribellione, semplice, unitaria, concentrata sul medesimo obiettivo, sul vecchio despota che racchiude in sé il peggio del passato. Anche l’Africa ha avuto il suo No-B-Day.

LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE

Quei popoli pagano col sangue la loro ribellione e la ricerca di una forma politica nel difficile aggancio tra le loro antiche culture e una rinnovata identità. Anche noi abbiamo la fortuna e il privilegio di millenni di storia. Siamo la patria della Magna Grecia e di Cicerone, di Giordano Bruno e di Gramsci. E soprattutto abbiamo ereditato da un momento nobile e unitario del Paese una carta di regole condivise che, sebbene molto disattesa nei principi, è stata lo scudo contro cui Berlusconi si è scontrato. La divisione dei poteri ha fatto sì che la giustizia  facesse da argine alla degenerazione antidemocratica del nuovo usurpatore delle istituzioni.

La difesa della Costituzione è il punto fondamentale acquisito e riconosciuto da tutto il mondo viola. Il nostro tiranno è però un nuovo tipo di dittatore, usa come un’arma di massa il controllo dell’informazione, che è la forma di potere più pervasiva. A questa novità le forze politiche che avrebbero dovuto opporsi hanno dimostrato di non essere preparate e non hanno saputo o voluto evitare il danno di civiltà dell’era berlusconiana.

 

UN DOVERE MORALE

Il No-B-Day è stata una scossa proprio per la forze politiche di opposizione, che tutt’oggi vedono nei viola un momento di unità. Ma è soprattutto nel Paese, tra i molti cittadini che ci conoscono che questa attesa e speranza riposta nel nostro movimento ci carica di una responsabilità e costituisce un dovere morale. E’ un dovere morale trovare e risolvere i nodi che ci hanno bloccato e ricucire le crepe che ci hanno lacerato. Per essere ancora forza che unisce la piazza, dobbiamo ritornare al punto di partenza e ritrovare la strada che era stata imboccata. Quella strada che sia capace di “inventare” gli strumenti rigeneratori del movimento e consenta di evitare gli errori in cui tutti, per inesperienza, in quest’ultimo anno convulso siamo caduti. Senza tradire la natura spontanea del movimento, suo valore ed elemento imprescindibile.

LA FIDUCIA PERDUTA

“Discutere le idee e i contenuti, ma mai attaccare le persone”. Sembra un principio assodato per un movimento spontaneo e a partecipazione volontaristica, eppure non si riesce a metterlo in pratica. Certo alcuni casi dipendono dalla predisposizione psicologica dei singoli e dall’improprio utilizzo dello strumento di facebook. Sembra però che le più elementari regole di correttezza siano state smarrite. E’ nostro dovere richiamarle con energia.

  • Delazioni, sospetti, maldicenze e dietrologie non devono essere ammessi. Esiste sempre l’eventualità che qualcuno si approfitti della buona fede degli altri e usi la posizione raggiunta per scopi di personale arrivismo; può capitare che qualcuno porti discredito al gruppo con esternazioni fuori tono; come pure può capitare che qualcuno scappi…con la cassa (puntualmente vuota!). Sono tutte eventualità deprecabili, ma sono problemi che il corpo del movimento riesce sempre a digerire, e non minano la sua unità. Ciò che mina la sua unità sono gli attacchi alle persone basati su sospetti, maldicenze, supposizioni. Quando il sospetto viene più o meno subdolamente diffuso, quando inizia la delazione non supportata da prove si finisce col minare lo spirito di fiducia e si passa al suo esatto opposto.
  • Allo stesso modo va combattuta la pretesa che gli altri si comportino secondo un certo schema, ad esempio misurandone il livello di impegno. Nessuno deve pretendere dagli altri schemi di comportamento precostituiti.
  • Ogni riunione può decidere le azioni da fare e la decisione vale per chi ha votato, non può vincolare gli assenti che possono decidere liberamente se aderire o meno. Vanno combattute tutte le forme di coercizione o di sanzione nei confronti degli aderenti: le votazioni contro un singolo o un gruppo di viola creano un vulnus di falsa democrazia e un primo nucleo di perversione del potere.

 

Solo dopo che avremo costruito delle regole condivise, si potrà dare corpo alla democrazia.

UN PRINCIPIO MORALE IRRINUNCIABILE

Riteniamo dunque importante fare appello all’unico principio morale che possa essere accettato e condiviso da tutti, sintetizzabile in due enunciati:

  • Ognuno deve riconoscere all’altro il diritto ad esistere come entità  “storicamente determinata e costituita”;
  • Ognuno deve rinunciare alla pretesa che l’altro si adegui alle determinazioni avvenute nel proprio contesto limitato, fossero anche le più illuminate e il contesto larghissimo.

Questo principio morale deve valere per tutti fino a quando non vi siano regole condivise, ed è fondamento per la ripartenza del movimento. E’ da qui che si può e si deve ricominciare.

 

LA GRANDE TRASVERSALITA’ VIOLA

Lo stato di fatto che ci troviamo di fronte vede la presenza di due entità che devono armonizzarsi: la capacità di mobilitazione della pagina nazionale e l’energia del movimento reale.

La grande diversità viola e la sua natura trasversale sono originate da una manifestazione che concentrava il suo unico obiettivo in Berlusconi.

Il termine Popolo Viola è stata la necessaria approssimazione per contenere tutte le anime di un movimento tanto differenziato. Ogni Gruppo Locale può quindi mantenere il livello di organizzazione sia spontanea che formale che nel tempo si è dato e gli strumenti guida ideali che nel tempo si sono condivisi, ad esempio la Carta Etica. La Democrazia Orizzontale è un dato di fatto e sta nel mantenimento della loro totale autonomia. Si manifesta nella libertà, come finora avvenuto, di aderire alle battaglie locali o generali, in sinergia o meno tra loro.

LA PAGINA FACEBOOK

Le pagine facebook sono lo strumento nuovo e potente di mobilitazione, ma assolutamente inadatte per trovare sintesi politica e definire strategie. La loro natura privatistica va salvaguardata. E questo partendo dal presupposto che il fondatore avesse quel fine attorno al quale tutti si sono aggregati e di cui fosse convinto garante. Questo vale anche per la pagina più forte, capace di mobilitare più velocemente e per tutto il territorio nazionale. Trovare l’alleanza con la pagina principale e condividere con essa quei momenti di chiamata collettiva è il vero problema organizzativo da risolvere. La forza politica che scaturisce da tale alleanza è ciò che segna la differenza da tutte le forme politiche e da tutti i movimenti precedenti: da questa capacità deriva un’autorevolezza speciale per tutti i viola.

COORDINAMENTO

Se l’esigenza primaria è ritrovare l’alleanza, bisogna creare un coordinamento di consultazione per concordare le azioni di carattere corale.

Il Coordinamento avrà un numero variabile ma non alto di componenti ( da 5 a 7 ) e dovrà comprendere un referente fiduciario della pagina nazionale e almeno un componente tra i “portavoce” . Non dovrà occuparsi in alcun modo della quotidianità né delle iniziative locali, su cui non deve avere alcun potere né impartire ordini. Il suo lavoro sarà quello di trovare di volta in volta le scadenze significative per una mobilitazione a carattere nazionale, tenendo presente il dibattito sulla pagina e nei tavoli di approfondimento politico,  i suggerimenti e le richieste dei gruppi locali e attenendosi scrupolosamente alla linea politica decisa dal movimento. Per la prima tornata il coordinamento sarà eletto dall’Assemblea, tra i candidati che dovranno presentarsi e riconoscersi in toto nel documento politico. Dalla seconda tornata dovranno essere eletti da uno strumento più adeguato, per la sua collaudata strutturazione democratica: l’Associazione.

ASSOCIAZIONE

L’Associazione, oltre alle normali funzioni di supporto tecnico, diventerà la depositaria giuridica del movimento per l’esterno e del coordinamento per l’interno, svincolando il movimento dalla pagina facebook. In tal modo, finalmente libera, potrà espletare istituzionalmente la sua essenziale vocazione comunicativa e di mobilitazione.

PORTAVOCE E LEADERISMO

La controversia sul leaderismo è solo pretestuosa, dal momento che tale funzione non implica alcun vero potere e viene garantita solo dalla reale capacità guadagnata nella pratica. È inevitabile, e anche opportuno, affidare a una rosa di nomi la responsabilità di parlare a nome di tutti, in accordo con il coordinamento. Si eviterà così quello che può diventare un male peggiore: la casuale ricerca e la scelta degli interlocutori viola da parte dei media.

 

I PARTITI

 

Il movimento non è e non vuole essere, pena il suo snaturamento, un partito.

La nostra trasversalità non ci consente di appoggiare apertamente un qualsiasi partito o candidato. La nettezza di questa posizione rende liberi tutti i viola di militare contemporaneamente in qualsiasi partito e far parte del movimento, restando ferma l’inopportunità della copresenza di cariche rappresentative all’interno del movimento e di candidature in partiti.

Ciò non significa che i viola siano chiusi al dialogo con i partiti, anzi, la presenza alle nostre manifestazioni della molteplicità di altre forze, movimenti e partiti e delle loro bandiere, lungi dal preoccuparci, rafforza la nostra autonomia ricordando il nostro scopo di unire tutti in un fronte unico contro il nemico comune.

 

UN SALTO DI QUALITA’

 

Esiste una linea di demarcazione, oltrepassata la quale, abbiamo sempre conosciuto lacerazioni e cadute di tensione. Quando si è trattato di attaccare Berlusconi, di protestare contro le malefatte governative abbiamo coinvolto il massimo numero di cittadini e costretto le altre forze politiche a prendere posizione, ma alle manifestazioni che si sono poste altri obiettivi l’adesione si è sempre ristretta a pochi militanti. Temi come il nucleare, il lavoro, i diritti civili possono certamente essere posti dai vari Popoli Viola, ma a livello nazionale hanno determinato scarse adesioni, se non scontri e divisioni interne.

I viola crescono quando mobilitano la protesta contro l’obiettivo primario e non si trovano più quando cambiano registro. E’ l’atto stesso della nostra nascita ad aver fondato la nostra identità politica, quella del dire “NO” con fierezza. Ciò non va considerato un limite, ma al contrario una grande forza del movimento, capace di caratterizzarlo in modo preciso e inequivocabile. Siamo nati contro una sola ed unica persona, un capo di Governo, e questo fatto politico assoluto ci ha dato un’impronta precisa, consentendo la grande trasversalità.

Dobbiamo capire e comunicare fino in fondo quanto questa sia una nuova e originale opportunità. Dobbiamo proporre un “salto di pensiero e di fantasia”, abbandonando la paura e lo smarrimento del vuoto di senso apparente. Solo occupando stabilmente questo nuovo spazio conserveremo l’autorevolezza del primo NBD. La politica delle proposte costruttive è per noi un terreno impraticabile, mentre la vera nuova proposta costruttiva è l’organizzazione stabile mirata e ponderata del “NO”. Oggi contro Berlusconi, domani contro i suoi epigoni.

 

 

 

Sottoscritto da:

Elena Fiorentini

Manlio Truscia

Luigi Tua

Silvia De Marino

Fausto Renzi

 

3 Risposte to “Documento Truscia e altri”

  1. Stato Laico marzo 10, 2011 a 10:24 pm #

    Interessante. Volevo solo aggiungerela mia opinione sugli obiettivi politici del Movimento.
    Con le dimissioni di berlusconi non ci facciamo una beata mazza se non cambiamo questa classe politica di incapaci e corrotti (in tutti i partiti, sia di destra che di sinistra). Quindi di cosa stiamo parlando?
    Siamo seri!!!
    Leggete quello che scrive quel sant’uomo di Ferdinando Imposimato e lottiamo per mandare a casa questi dinosauri che cercano solo di perpetrare in eterno il loro potere alla faccia dei boccaloni che scendono in piazza. Dobbiamo cacciare Berlusconi, D’Alema ma anche tutte le cricche varie (tra cui i piccoli monarchi di FB) e tutti gli altri pezzi di merda che da vent’anni approfittano della buona fede dele persone.

    • Manlio Truscia marzo 10, 2011 a 11:17 pm #

      Forse ti è sfuggita l’ultima parte. Contiene proprio il modo per rielaborare l’antiberlusconismo dopo Berlusconi. Inoltre, dal tuo commento sembra che tu pretenda un po troppo dal movimento viola

  2. Sandro marzo 11, 2011 a 9:16 pm #

    eh si, pretendo. Sennò che stamo a fa qua? a pettinà le bambole? :-)

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