Capaci 1992, ricordo di un cittadino palermitano

23 maggio.
Quel giorno me lo ricordo bene, non lo scorderò mai.
Abitavo in via Pitrè alta, avevo appena percorso quella maledetta autostrada,
tornavo da una giornata al mare, dopo una doccia, accendo la televisione e parte
una edizione straordinaria dl telegiornale.

Nel nostro paese si viveva un’atmosfera elettrica, tangentopoli, la sfiducia nei partiti …. aria di rivolta, proprio come adesso.

In Sicilia, ed in particolare a Palermo, aspettavamo qualcosa che cambiasse la situazione di stallo politico in cui eravamo precipitati, proprio come adesso.

“Buonasera”, Angela Buttiglione con il volto contrito, “siamo in grado di collegarci con la nostra redazione di Palermo per tramettere le prime immagini del barbaro attentato che ha provocato la morte del giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i
tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro” la speaker annuncia pressappoco così, breve introduzione dell’inviato e parte il servizio:

Rimasi bloccato, attonito, basito. Avevo seguito in maniera superficiale, devo ammettere, la vicenda di questi giudici che lavoravano e si facevano sentire, intervistare, commentavano ci informavano.

Il loro lavoro divulgativo importantissimo l’ho capito dopo, le lezioni di Falcone e di Borsellino,  nelle scuole, nelle biblioteche, nei talk show erano dirette toccanti, le descrizioni dei morti e delle esecuzioni ci colpivano come un pugno in faccia, ci facevano riflettere, la descrizione delle organizzazioni mafiose, delle iniziazioni, dello sfruttamento, delle usurpazioni ci sbattevano in faccia che “la mafia è una montagna di merda!”.
Ci avevano insegnato come rapportarsi con i mafiosi, come pretendere dallo stato giustizia per chi sembrava colluso con la mafia e contro chi ostentava comportamenti pseudo-mafiosi.

Insomma, hanno dato vita ad una rivoluzione culturale, proprio come dovremmo fare adesso.

Per tutto questo sono del parere che le loro morti non sono state invane, almeno per me!
Poi, quando stavano arrivando al terzo livello, ai rapporti partiti-mafia li hanno giustiziati.
Onoriamo i nostri eroi!

Filippo Bellanca
filippo.bellanca@hotmail.it

3 Risposte to “Capaci 1992, ricordo di un cittadino palermitano”

  1. Andrea Dalla Longa maggio 23, 2010 a 1:11 pm #

    Il sacrificio di questi uomini non sarà vano. L’Italia si sta finalmente svegliando da un torpore che l’ha resa insensibile ai suoi stessi mali.
    Non c’è più niente da augurarsi, niente da sperare dagli altri, niente da aspettarsi dai politici, niente da perdonare. Bisogna solo alzarsi e andare in piazza, scendere per strada e smetterla di lamentarsi.
    Costruiamo ciò che Falcone e Borsellino hanno tracciato.Senza pietà, senza sosta, con un sorriso per il futuro di questo paese.

  2. daniela maggio 23, 2010 a 1:26 pm #

    Di quel giorno ho un ricordo nitido, netto, ero a casa di un’amica e casualmente avevamo il televisore acceso, con l’audio basso, ci cade l’occhio sul video, edizione straordinaria, Angela Buttiglione che dà la notizia, e subito dopo suona il telefono e un nostro amico giornalista dell’ANSA ci dice che è tutto vero, ma come se cercasse una smentita che nessuno poteva dare. Non scorderò mai il senso di vuoto e di smarrimento che ho provato, e che ho rivissuto a distanza di neanche due mesi, sono ferite che non cicatrizzano, fanno sempre male, più il tempo passa, più vedo come siamo ridotti e più la rabbia aumenta, pensando a chi è morto per la Patria, che oggi quasi non li ricorda. Che pena

  3. paola maggio 23, 2010 a 5:27 pm #

    Andavo in quinta elementare quando successe. A casa si parlava molto di mafia, quindi il nome di Falcone non mi era nuovo. Quando cominciammo a sentire le sirene della polizia ci affacciammo: dal balcone si vedeva una colonna di fumo in lontananza e diversi elicotteri che sorvolavano la città. Al tg stavano annunciando la morte di Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta. Quando, il giorno della strage di via D’Amelio, un giornale radio diede la notizia di un nuovo attentato ero a Monreale insieme ai miei zii. Sulla strada del ritorno pregai Dio di risparmiare Borsellino. Fu la mia prima ed ultima preghiera.

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