Crisi greca, un commento satirico-economico

Graecia capta ferum victorem coepit”, ossia la Grecia conquistata (dai romani) conquistò il feroce dominatore.

L’Impero romano, oltre a lasciarci pregevolissime eredità quali il Colosseo e quei centurioni dalle acuminate spade di plastica che, con i loro “aò/te possino ciecà/li mortacci de quella vecchia scureggia de tu zzia”, assieme ai sempiterni gatti, costellano e impreziosiscono il già elogiato Anfiteatro Flavio, Roma, dicevo, ci ha anche lasciato il primo modello di Europa unita. E già all’epoca Orazio scopriva, con lo stupore fanciullesco del poeta, il grande acquisto che fosse aver annesso la Grecia. E rifletteva: “certo noi li abbiamo sderenati con i nostri nerboruti milites, i quali, al nostro segnale, scatenano sempre l’inferno; ma la Grecia ci ha sbalordito con la sua cultura mistico-razionale, la sua arte perfetta, la filosofia stoica e quelle olive nere del Peloponneso che sono più sublimi dei versi della passionale Saffo”.

Se ci fermiamo a pensare, l’Unione Europea è una replica in salsa economico-liberale dell’esperimento unificatore latino, con la differenza che non si parla tutti – per l’appunto – latino e che l’annessione della Grecia non è stata esattamente la mossa più astuta dell’Impero dei 27.

Come tutti sanno, la culla della civiltà occidentale ha qualche problemino finanziario e di recente la Commissione europea, assieme a tutti i paesi dell’Eurozona (quelli che contano, naturalmente), ha varato alcune misure per “salvare la Grecia”, ci dicono.

Come sovente ci siamo detti, spesso ci dicono cazzate.

http://www.youtube.com/watch?v=8_anbEJsr6s

La mega ciambella di salvataggio che hanno lanciato nel mare Egeo è un meccanismo articolato in 2 fasi: la creazione di un fondo di emergenza, gestito direttamente dalla Commissione, di 60 miliardi di euro (s’immagini un porcellino di porcellana gigantesco, che l’UE potrà rompere ogni qual volta un membro straccione bussi alle porte di Bruxelles – qual figliuol prodigo che, terminati i denari, si ripresenta al focolare paterno – dicendo che ha debiti); e uno Special Vehicle Portfolio (non è un mezzo blindato dell’esercito statunitense, bensì un fondo speciale, le cui obbligazioni sono sottoscritte dai Paesi UE) da 440 miliardi. A ciò si aggiunga il contributo eccezionale, fino a 250 mld, che eventualmente elargirà il Fondo Monetario Internazionale, fra la prima e la seconda fase.

Cosa si sono inventati, quindi, gli Stati Generali dell’economia mondiale: la Grecia, prima pesca i soldi dalla cassa comune; se non bastano (e non bastano), le prestano altri soldi i suoi amici; e nel frattempo può sfruttare l’elemosina che un opulento signore di passaggio (il FMI) ha lanciato nel piattino. Così il moroso potrà ripianare i suoi debiti.

Ma, se per pagare i suoi debiti ha dovuto chiedere un prestito, ciò significa che la Grecia si è fatta altri debiti (o, mutatis mutandis, che l’UE gli ha pagato i debiti). Quindi, la Grecia che cazzo ha risolto?!

E qui casca l’asino (non è una citazione dei ministri dell’economia europei, quando vedono Tremonti entrare ed inciampare nel tappeto). La patria del Partenone e dello yogurt magro, in realtà, ha solo cambiato creditore, presumibilmente passando da uno che ti invia a casa un commesso di 500 kg a spezzarti le gambe a un altro più ragionevole, che magari neanche ti chiede gli interessi.

L’asino si è rotto una gamba e si trascina malamente verso la stalla. I creditori di uno Stato, contrariamente a ciò che si pensa, non sono i Klingon o le banche, ma entità terrestri come voi, me e, forse, come Tremonti: una percentuale di debito appartiene agli Stati stranieri (noi, ad esempio, il 20% del debito lo dobbiamo a quei mangiaranocchie dei francesi), un’altra a quegli strateghi della finanza che acquistano titoli di stato (cioè acquistano il debito pubblico) (NB: possono annidarsi anche nelle vostre case: chiedete ai genitori se possiedono dei BOT), altra parte, in effetti, ce l’hanno i Klingon.

L’asino è finito pure in una buca e si è fatto un male cane. Ciò significa che i nuovi creditori, in parte sono quelli vecchi, che si sono praticamente ricomprati il loro credito, in parte sono l’Unione Europea e il FMI, i quali comunque non coltivano nei loro giardini gli alberi dei soldi, ma vivono dei contributi che gli Stati (di nuovo) versano loro annualmente. Con l’unico apprezzabile vantaggio che l’UE può battere nuova moneta (cazzo, allora ce l’ha davvero l’albero dei soldi!). ma così genera inflazione perché di moneta ce n’è più e quindi vale di meno.

L’asino ormai ha raccomandato l’anima a Dio. Alla fine della catena ci stanno i cittadini, che pagano le tasse. E che comprano, non contenti, pure i titoli di Stato!

La Grecia, dunque, ci ha proprio preso come già fece con Roma. Ci ha afferrato per quella pendula parte anatomica che difetta sì – come si suol dire – nelle vacche, a testimonianza (vuole il detto) che nulla si è risolto con un certo rimedio, ma che al contempo abbonda, la parte anatomica in questione, nelle regioni sub equatoriali di quegli uomini e animali, che davvero possono fregiarsi dell’appellativo di “maschio”.

La miseranda situazione ellenica ha spinto i più maliziosi a puntare il dito sugli altri PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna ossia i Paesi che hanno un debito pubblico che sembra la targa di un’automobile e che, notoriamente, non pagano), a testimonianza di quell’altro bucolico detto, secondo cui il cane morde sempre lo sciancato, sebbene in tal caso si tratti di MAIIALINI.

http://www.youtube.com/watch?v=qfVylHpfZoo&feature=related

Meno male che l’Italia è fuori pericolo: in fondo, ha solo 1.761,191 miliardi di euro di debiti e un deficit al 115% (la Grecia deve 300 mld di euro circa ed ha una forbice fra PIL e debito del 120% circa); gli stipendi in media più bassi della Grecia e, come se non bastasse, Tremonti all’economia (che, essendo un vero deficit, ha fatto costantemente impennare la spesa pubblica, fino all’ultimo ritocchino di 3 miliardi di euro)!

In sostanza, la Grecia è stata l’agnello sacrificale ma anche gli altri maiali rischiano di andare in vacca perché morsi da un cane. E tutto perché in economia le formiche si sono rotte il cazzo di provvedere per le cicale. Purtroppo, mentre lo raccontavamo, un asino è morto.

di Romano Gallo

Una Risposta to “Crisi greca, un commento satirico-economico”

  1. Dafne maggio 27, 2010 a 2:28 am #

    Non avresti potuto spiegare meglio tutto il casino che e’ successo. Bellissimo articolo.

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